Come gestire l'isteria da cotta

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Quando arriviamo al punto “di non ritorno” con qualcuno perché siamo cotte a puntino, essere prede dell’isteria è facile. Ecco come (non) fare (nulla).

Mantenere l’equilibrio, apparire lucide, prendere la strada migliore senza tentennamenti. Fino a quando non siamo coinvolte in una storia tutto sembra più facile.

Ma ecco che, quando iniziamo a “starci dentro”, la faccenda si complica.

E' colpa del classico colpo di fulmine: teoria e pratica non coincidono più e rispettare quello che ci siamo sempre ripetute in condizioni di equilibrio non è più così immediato. Quando ci piace qualcuno non c'è buon senso o razionalità: andiamo completamente in tilt.

 O, per dirla “alla Freud”, in isteria.

Capita quando l’altro ci tiene in sospeso, quando non capiamo le sue reali intenzioni, quando ci aspettavamo che ci scrivesse e invece non si fa vivo, quando non ci chiama anche se aveva detto che lo avrebbe fatto, quando assume un atteggiamento ambiguo che ci irrita, quando non è chiaro e cerca di confondere anche noi.

Scriveva Kafka: “da un certo punto in avanti non c’è più modo di tornare indietro. E’ quello il punto a cui si deve arrivare”.

Va così anche nelle relazioni: da un lato è positivo che qualcuno arrivi a metterci in subbuglio, dall’altro con l’isteria dobbiamo a quel punto imparare a fare i conti. Prendere un bel respiro, contare fino a 10, non fare nulla se non si è sicure di ciò che si sta per fare. Trattenersi, aspettare, smettere di sentirsi responsabili o “alla guida” della relazione.

Uno dei motori dell’isteria è il pensiero di avere tutto il carico su di sé, di dover per forza fare qualcosa.

A volte, invece, soprattutto quando siamo agitate a causa dell’altro, non c’è soluzione migliore che fermarsi e aspettare un suo segnale più chiaro. Che, se anche lui è coinvolto a sua volta, non tarderà ad arrivare.

Foto @ ave_mario | Fotolia.com

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