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Erica: naturalmente eco-logica

Nell'attesa di decidermi su che strada seguire in campo alimentare (vegana? Vegetariana? Carnivora-con-moderazione? Bio-only?), c'è sicuramente una cosa in cui voglio impegnarmi fin da ora: prestare la massima attenzione nella scelta delle uova. Ieri, infatti, mi è capitato di lasciarmi attrarre dall'offerta speciale del supermercato. Ho sì verificato che le uova provenissero da un allevamento locale e che l'involucro fosse in carta riciclata anziché in plastica... ma non ho controllato, nella fretta, il codice che riporta la tipologia di allevamento! Arrivata a casa, con amarezza, ho visto il codice "3", appurando che si trattava di uova prodotte da galline allevate in gabbia. Che rabbia!
Ecco: questo è il classico "piccolo gesto" che per noi non comporta alcuna fatica né rinuncia (al massimo qualche centesimo in più, ma si parla davvero delle monetine di rame!), però sottende tante cose che chi ama il pianeta e i suoi abitanti non deve e non può dare per scontate!
Se da fuori le uova ci sembrano tutte uguali, la differenza tra i vari codici - in genere scritti piccolissimi e in posti poco visibili, anche all'interno delle confezioni stesse! - è fondamentale. Sia dal punto di vista della salute che del gusto, per non parlare del benessere degli animali!
In base alla legge, infatti, ogni uovo deve riportare - anche sul guscio - la sigla relativa al tipo di allevamento, ovvero un numero da 0 a 3. Quando c'è lo zero significa che le galline vivono all'aperto, libere, in allevamenti misti costituiti da galline e galli e sono alimentate e allevate in modo biologico. Al contrario, le galline che producono uova marchiate 3 nascono, crescono e muoiono in gabbie delle dimensioni di un foglio A4 all'interno di maxi-capannoni che contengono migliaia di animali e che sono illuminati 24 ore su 24 con luce artificiale. Vengono nutrite con mangimi di ogni provenienza e, per bilanciare questo modo decisamente "innaturale" di allevamento, sono spesso e volentieri curate con medicinali. Senza parlare di una pratica davvero crudele ma drammaticamente diffusa: la rimozione del becco, in modo che non si feriscano da sole, dopo essere impazzite in base alla "vita" che sono costrette a condurre...

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Buon 8 marzo a tutte le mie amiche, a tutte le donne che ancora non conosco e a tutte quelle che invece fanno già parte della mia vita! Quando ero un po' più giovane non badavo molto a questa festa, sentendola più come un cliché che come una vera e propria ricorrenza. Mimose, mimose ovunque: a casa, a scuola, nei negozi, in pizzeria. E non aveva molto significato per me vederle intorno. Crescendo invece ho iniziato ad avere un'altra idea; ho iniziato a riflettere sulla ricorrenza, il ricordo di quanto accadde nel 1908, con la crudele morte delle donne operaie del cotonifico Cotton. In ogni modo - che sia stato un 8 marzo di riflessione o di semplice festa - vorrei che vi arrivassero i miei auguri, seppur virtuali, via web!
Nella vita "analogica", invece, festeggiarlo con un ramo di mimosa è un classico. Portare a casa una piccola piantina, se si ha un giardino, è un buon modo per avere fiori ogni anno e coltivare a modo proprio il significato della festa: in rete si possono infatti trovare consigli utili per la coltivazione della pianta di mimosa e magari si può usare del compost auto-prodotto per arricchire il terreno e dare alla pianta il giusto nutrimento!

Se invece avete ricevuto in dono un bel ramoscello reciso (speriamo senza troppi imballi intorno, in particolare alluminio e plastiche varie!), be' fatelo seccare tra le pagine di un libro: vi rimarrà il ricordo della giornata e del pensiero ricevuto. Se il mazzo è più grosso e voluminoso, eliminate del tutto le foglie, poi appendetelo a testa in giù in un locale asciutto, poco luminoso e con un buon ricambio d'aria finché non è seccato completamente. Per parecchi mesi abbellirà la casa e aromatizzerà l'aria con il suo tipico profumo di primavera.
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Le Olimpiadi invernali di Vancouver, viste anche l'impossibile collocazione oraria e i deludenti risultati degli Azzurri, sono passate un po' in sordina... almeno per me. Leggendo i vari articoli di riepilogo, però, ho trovato una notizia che me li ha fatti vedere sotto un'altra luce, decisamente più verde. Il Comitato Organizzatore (VANOC) ha infatti dato vita a un ampio programma di sostenibilità ambientale, valido anche per gli imminenti giochi paralimpici che si apriranno il 12 marzo e si chiuderanno il 21.

L'obiettivo di tale iniziativa è far sì che i Giochi diventino sempre di più "carbon neutral", riducendo il loro (grande) impatto ambientale, dovuto innanzitutto agli spostamenti dei partecipanti, atleti e tifosi, da tutto il mondo, ma anche all'organizzazione stessa degli eventi. Per questa edizione, il VANOC ambisce complessivamente a risparmiare l'emissione di quasi 120.000 tonnellate di gas serra! Chissà se ce la faranno...

In ogni modo le loro idee mi sono piaciute; alcune erano davvero originali! Su tutte un gesto, per quanto simbolico: le medaglie, per chi è salito e per chi salirà sul podio, sono state infatti realizzate anche utilizzando metalli riciclati e la cosiddetta "spazzatura elettronica" (e-waste): tubi catodici, circuiti, schede madri, ecc... Non solo oro, argento e bronzo, quindi, ma una medaglia che vale molto di più, almeno dal punto di vista ambientale!
Ho poi letto con piacere che tutti gli edifici costruiti ad hoc per questo evento sono stati realizzati seguendo i principi della bioedilizia, mentre gli impianti sportivi vengono alimentati con fonti energetiche rinnovabili e riusano l'acqua piovana per gli scarichi dei gabinetti.

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Dopo aver passato indenni San Valentino può succedere che l'amore finisca o che per qualche altra ragione ci si lasci. Noi comuni mortali purtroppo dobbiamo fare i conti con i fallimenti, sapendo e sperando di rimettere insieme i cocci del nostro cuore. A soffrire non è però solo il nostro sentimento interrotto, ma anche l'ambiente! Pare infatti che la vita da single sia... poco ecosostenibile.

L'altra sera mi aggiravo al supermercato e notavo come nel banco frigo ci fosse un proliferare di confezioni mono porzione, per "cuori solitari", super imballate e anti ecologiche al massimo. Il commercio ha capito che la strategia per far breccia nel portafoglio dei single è proprio quella di non farli tornare a casa con grandi scatole formato famiglia, ma con micro scatole studiate per non sentirsi soli. Ma quanti imballaggi inutili! Per non parlare di sprechi e consumi: automobili non più condivise, televisione sempre accesa per fare compagnia in casa...
Semba quindi che l'ambiente consigli vivamente di "condividere" anziché separare (anche tra amici, se al momento non si ha un partner)! In fondo, riparare anziché gettare è uno dei capisaldi dell'ecosostenibilità...

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Ieri pomeriggio stavo cercando in rete informazioni su uno scrittore che apprezzo molto, lo statunitense Jonathan Safran Foer (autore di Ogni cosa è illuminata). Mentre navigavo, ho scoperto che ora è impegnato anche in campo ambientale e sta affrontando un dilemma su cui anch'io mi trovo a riflettere da un po' di tempo: il consumo di carne. Ho trovato questa sua frase: "se ci si preoccupa dell'ambiente, ci si deve preoccupare del fatto di mangiare gli animali... Chiunque mangi regolarmente prodotti allevati industrialmente non può definirsi ambientalista senza creare una cesura tra la parola stessa e il suo significato letterale".

Leggendola ho capito che non sono la sola a preoccuparmi dell'incidenza ambientale della mia scelta di consumare carne di animali. Safran Foer e sua moglie hanno fatto la loro scelta: diventare vegetariani, non solo per le sofferenze patite dagli animali, ma anche proprio per il grande impatto ambientale degli allevamenti intensivi. Il settore primario (agricoltura e allevamento), in effetti, produce da solo tanti gas serra quanti tutti i treni, aerei, automobili e tir messi insieme: un recente rapporto del WWF attribuisce al settore "cibo" la causa di un terzo del totale delle emissioni di CO2! La produzione di carne, perché alla fine di prodotti si tratta, richiede un'elevatissima quantità di combustibili fossili: si pensi anche solo al processo di fertilizzazione (per il foraggio), alla lavorazione e al trasporto. Senza parlare delle enormi quantità di acqua consumata!

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data 16/03/2009 - numero 378.
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