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Erica: naturalmente eco-logica
Restiamo sempre in tema di automobili e mobilità sostenibile. Un'alternativa "radicale" all'acquisto di un'auto - sia essa a gpl, metano o biometano - consiste nell'organizzarsi per trovare un passaggio da parte di chi già compie il percorso che dobbiamo fare.
Innanzitutto si può parlare con i colleghi e gli amici, per capire se anziché prendere due o tre macchine si riesca, mettendosi d'accordo, a fare insieme la stessa strada... con una macchina sola!
Certo: si è più vincolati l'uno all'altra, ma volete mettere la bellezza di avere un po' di compagnia, fare quattro chiacchiere, anche spettegolare... soprattutto quando si fanno i percorsi "di routine" (casa-lavoro-casa) o viaggi "noiosi"?
E basta farsi due conti per capire quanto si risparmia, in termini economici, di tempo (pensate solo al cercare parcheggio) e di stress.
I vantaggi ambientali, poi, mi paiono assolutamente evidenti, a partire dal minore inquinamento e dal risparmio di emissioni nocive.
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Sono una donna, ma pronta a sfatare il luogo comune su donne e motori... almeno spero...
Mi sto ultimamente appassionando - complice il Salone delle auto di Ginevra che si è appena svolto e a cui ho partecipato (approfittandone per una gita nell'ordinata Svizzera) - all'argomento delle auto innovative ed ecologiche.

Il problema delle emissioni inquinanti è cronaca di tutti i giorni ormai: blocchi delle auto, europass, divieto di circolazione agli euro 2... tutti argomenti che leggiamo sui giornali ogni giorno.
Dal canto mio, quando posso, vado in bicicletta e cerco di usare l'auto lo stretto indispensabile, ma sono comunque attenta a pormi domande sull'argomento.

Ad esempio mi chiedo se sia meglio il gpl, con pompe abbastanza introvabili sul territorio, o un diesel di nuova generazione.
E questo un po' perché l'ambiente è il mio pane quotidiano, un po' perché le pubblicità delle automobili hanno cambiato tendenza.
Avete notato che una volta c'era un belloccio su una spider fiammante che faceva tornanti a tutto andare fiero del bolide e ora c'è una mite famiglia che guarda gli alberi? O la natura che si crea al passaggio dell'automobile?

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Vi ricordate la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti che si è svolta a novembre?
Ecco: lunedì, a Bruxelles, c'è stata la premiazione dei migliori progetti a livello continentale e... l'Italia è riuscita a portare a casa una statuetta (tra l'altro costruita simbolicamente con materiali di scarto, ovviamente)!
I premi in palio erano cinque, uno per ciascuna tipologia di concorrenti: pubbliche amministrazioni, associazioni, imprese, scuole e altro (ospedali, case di riposo, ecc).

Sul podio, per il nostro Paese, è finita una scuola di Pozzuoli (il VII Circolo didattico, per la precisione), con il progetto "Fa la differenza" , che ha visto i piccoli alunni diffondere tra la cittadinanza le tematiche della riduzione dei rifiuti.

Tale azione ha previsto, innanzitutto, la creazione da parte dei bambini più piccoli (quelli che frequentano la scuola per l'infanzia) di borse di carta riutilizzabili. I più grandicelli (ovvero quelli della scuola primaria, ex elementari) si sono quindi occupati della distribuzione in un mercato rionale, raccogliendo interviste e pareri della gente sull'iniziativa e trasformandosi in veri e propri "promoter" delle buone pratiche di riduzione e prevenzione dei rifiuti. Il tutto si è chiuso con una conferenza, uno spettacolo degli alunni e l'esposizione di oggetti fatti con materiale di scarto, dai nastri alle borse fatte con le buste da caffè di scarto.
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Questo fine settimana mi sono data a un'altra fiera, più per piacere che per lavoro. Dopo essere stata a Ecomondo,  mi incuriosiva andare a ficcare il naso in una imponente fiera nazionale sugli stili di vita sostenibili e il consumo critico: il "Fa' la cosa giusta!", tenutosi quest'anno a Milano.

E' stata un'esperienza bellissima: c'erano due piani espositivi divisi per tematiche, dalla casa intelligente e sostenibile, al vestire equo al consumo critico e tanto altro.
Soprattutto ampio spazio era dedicato alla raccolta differenziata con addetti che spiegavano vicino ai contenitori cosa buttare e dove. Diciamo che informare i cittadini inizia proprio da qui!
Tutte le aree bar e ristorazione avevano piatti, bicchieri e posate in mater bi (a Ecomondo no!!!) e c'era un servizio interessante e utile per chi ha bambini piccoli: si lascia il passeggino all'ingresso e in cambio si riceve gratuitamente una fascia porta bebè per girare la fiera senza ingombri e a stretto contatto col proprio bimbo!

Inutile dire che ero estasiata, c'erano stand sul co-housing di cui vi parlerò presto ...e sui pannolini lavabili ed ecologici.
Non mancavano anche le aree dibattito con argomenti dall'orto urbano alle nuove energie, ma anche il cucinare con gli avanzi e con le erbe. Insomma c'era spazio proprio per tutti, dagli esperti ai singoli cittadini che volessero imparare e scoprire qualcosa di nuovo.
Ho visitato infine anche numerosi stand sulle "palle del bucato" che suscitano così tanto interesse e polemica. Io, che sono curiosa, la palla "magica" l'ho comprata...prossimamente su questi schermi la mia avventura del lavaggio!

Ogni anno la fiera "Fà la cosa giusta!" cambia città, è già stata a Torino, Genova, Milano, Trento.. ed è alla settima edizione. Per il prossimo anno, dovunque sia, non perdetevela!!
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Nell'attesa di decidermi su che strada seguire in campo alimentare (vegana? Vegetariana? Carnivora-con-moderazione? Bio-only?), c'è sicuramente una cosa in cui voglio impegnarmi fin da ora: prestare la massima attenzione nella scelta delle uova. Ieri, infatti, mi è capitato di lasciarmi attrarre dall'offerta speciale del supermercato. Ho sì verificato che le uova provenissero da un allevamento locale e che l'involucro fosse in carta riciclata anziché in plastica... ma non ho controllato, nella fretta, il codice che riporta la tipologia di allevamento! Arrivata a casa, con amarezza, ho visto il codice "3", appurando che si trattava di uova prodotte da galline allevate in gabbia. Che rabbia!
Ecco: questo è il classico "piccolo gesto" che per noi non comporta alcuna fatica né rinuncia (al massimo qualche centesimo in più, ma si parla davvero delle monetine di rame!), però sottende tante cose che chi ama il pianeta e i suoi abitanti non deve e non può dare per scontate!
Se da fuori le uova ci sembrano tutte uguali, la differenza tra i vari codici - in genere scritti piccolissimi e in posti poco visibili, anche all'interno delle confezioni stesse! - è fondamentale. Sia dal punto di vista della salute che del gusto, per non parlare del benessere degli animali!
In base alla legge, infatti, ogni uovo deve riportare - anche sul guscio - la sigla relativa al tipo di allevamento, ovvero un numero da 0 a 3. Quando c'è lo zero significa che le galline vivono all'aperto, libere, in allevamenti misti costituiti da galline e galli e sono alimentate e allevate in modo biologico. Al contrario, le galline che producono uova marchiate 3 nascono, crescono e muoiono in gabbie delle dimensioni di un foglio A4 all'interno di maxi-capannoni che contengono migliaia di animali e che sono illuminati 24 ore su 24 con luce artificiale. Vengono nutrite con mangimi di ogni provenienza e, per bilanciare questo modo decisamente "innaturale" di allevamento, sono spesso e volentieri curate con medicinali. Senza parlare di una pratica davvero crudele ma drammaticamente diffusa: la rimozione del becco, in modo che non si feriscano da sole, dopo essere impazzite in base alla "vita" che sono costrette a condurre...

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