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Ha detto mamma!
Pubblicato il 25 gennaio 2010 da lamammadellavale in Pensieri di una mamma

Ehi tu, nanetta di 84 cm, vieni qua, siediti vicino a me, parliamo un po'.

Lo sai come si riconoscono gli esseri umani di tipo adulto? Sono un po' più grandi di te (la mamma per esempio è una volta e mezzo te, il papà più di due volte), sono spesso di corsa, arrivano a casa sempre carichi di borse, pacchi, ombrelli etc e poi fanno bilanci e progetti, soprattutto quando inizia un nuovo anno.
Cosa si aspetta la tua mamma da quest'anno? Be'... vorrei poter continuare a lavorare e a stare con te, vorrei trovare il tempo di uscire un po' di più con il tuo papà, vorrei che nonna Adele trovasse qualcuno che le regali un paio di ali e poi vorrei cucinare qualcosa di speciale per te, qualcosa che ti aiuti a crescere, a diventare la Piccolapeste che sogni, qualcosa che ti piaccia tantissimo e che ti faccia sorridere di gusto.

Ho provato a cercare un po' di ricette in giro, ce ne sono tantissime e non è facile scegliere. Provo a scriverti quella che mi è piaciuta di più. Leggila (scusa, dimenticavo, per il momento te la leggo io) e poi dimmi cosa ne pensi.

  • Prendete il tempo che avete a disposizione (bastano anche poche manciate), lavatelo accuratamente, in modo che tutte le preoccupazioni e gli affanni si disperdano e tagliatelo a fettine spesse quanto un istante.
  • Mettete 4 cucchiai d'olio d'oliva extravergine in una casseruola e aggiungete le fettine di tempo.
  • Cuocete lentamente fino a quando il tempo non avrà raggiunto un bel colore dorato, poi aggiungete 7 pugni di risate, 2 cucchiai rasi di fantasia e una manciata di sogni.
  • Cuocete a fuoco vivace mescolando spesso, in modo che il composto non bruci.
  • Quando il tutto avrà raggiunto la consistenza che preferite (c'è chi lo preferisce più liquido e chi più consistente), versate mezzo bicchiere (pieno) di consigli e un pizzico di disciplina (non esagerate però).
  • Mescolate ancora un po', bagnate con qualche lacrima (va bene qualsiasi tipo, ma se le trovate sarebbero meglio quelle di gioia) e con un po' di fatica e servite ben caldo.

Come? Ti è venuta fame? Accidenti, Piccolapeste resisti, per vedere il risultato di questa ricetta ci vogliono anni.
Nel frattempo ti faccio una bella pasta al sugo cosa ne dici?

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Pubblicato il 18 gennaio 2010 da lamammadellavale in Pensieri di una mamma

Dopo la consueta corsa ai regali (usanza che tutti, a parole, vorremmo abolire, ma che poi continuiamo a conservare  perché, in fondo, fare e RICEVERE i regali ci piace), le abbuffate di panettoni e salmone, le riunioni con parenti e relativa prole (tradotto: bande di bambini scalmanati), le cene con amici vicini e lontani, finalmente sono arrivate le attesissime vacanze!!!!

Il Matte non sta più nella pelle, è dalle 6 che ogni mezz'ora viene a controllare se io e Piccolapeste ci decidiamo a scendere dal letto; noi, però, abbiamo avuto una nottataccia (la Vale verso le 2 ha sentito un improvviso e irrefrenabile desiderio di coccole) e finché possiamo cerchiamo di dormire. Quando la bimba si sveglia (e di conseguenza anche la mamma) sono le 9 e 30. Il Matte ci accoglie con un biberon colmo di latte e una bella tazza di tè fumante.

Piccolapeste beve, LaMammadellaVale beve, IlPapàdellaVale beve; Piccolapeste corre nella stanza dei giochi, iGenitoridellaVale si siedono e immaginano le giornate in montagna, poi un rumore sordo e cavernoso... Piccolapeste sta vomitando a ripetizione sui bagagli, sui giochi, sul letto. Povera bimba: è fradicia e spaventata. Quando finalmente finisce di vomitare iniziano le scariche di diarrea.

Telefono immediatamente al Lore (il pediatra) che, naturalmente minimizza (lo fanno quasi tutti i pediatri), mi dice che si tratta di gastroenterite e che l'unica cosa da fare è assicurasi che la Vale beva. Ogni quarto d'ora io e il Matte inseguiamo la creatura con 4 biberon (lui ha il tè deteinato e il succo di mela, io la spremuta di mandarino e l'acqua zuccherata).
Dopo cinque giorni di clausura serrata, la Vale, con grande sollievo di tutti, ricomincia a mangiare, trottare e sorridere come sempre.

Lasciamo passare il Capodanno, poi rifacciamo i bagagli per la montagna. La mattina della partenza il Matte si alza di nuovo prestissimo, mentre io continuo a dormire: forse ho mangiato troppo, ma non mi sento tanto bene.
Quando mi alzo il Matte mi aspetta con i pasticcini e una tazza di tè fumante.
Mi trascino in cucina, afferrò un bignè e poi.... comincio a vomitare.
Ok, ci siamo la gastroenterite ha beccato anche me.

Il Matte non smette di sperare; è in ferie fino all'11, forse ce la facciamo a fare almeno un weekend in montagna. In effetti il "simpatico" virus che ha "okkupato" il mio stomaco decide di sloggiare dopo solo due giorni (forse non gli piace il mio stomaco).
Riprogrammiamo la partenza e nell'attesa invitiamo Tommaso da noi, almeno la Vale può trascorrere un pomeriggio in compagnia di un amichetto. Siamo al 4 di gennaio, i bagagli sono già pronti (questa volta non li abbiamo disfati), prepariamo una borsa con le calze della Befana e andiamo a letto decisi a partire il giorno dopo...

Il giorno dopo però, Piccolapeste ha un forte attacco di tosse: è laringite, gliel'ha attaccata Tommaso (e lui si è preso la gastroenterite).

Addio vacanze!

Comincio a pensare che avesse ragione il mio bisnonno quando diceva: "Se sopravvivi al periodo delle festività natalizie, il resto dell'anno ti sembrerà una passeggiata".

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Piccolapeste ha fatto il pisolino pomeridiano e ora mi guarda con aria interrogativa.
"Che si fa mamma?" bisbiglia con gli occhi.
"Ti preparo un po' di latte e poi ci pensiamo"
La Vale non ci sta e indica la porta: "Tzu (che nel suo gergo significa giù) mamma".
"Vorrei poterti portare, sono cinque giorni che non esci, ma dobbiamo aspettare ancora un po', sei appena guarita e fuori ci sono 0 gradi".
Piccolapeste insiste "Tzu".

Devo trovare un diversivo prima che parta il capriccio. Ho un'idea.
"E se guardassimo i DVD che hai ricevuto per Natale?". Sono i primi cartoni di Piccolapeste e ho promesso al Matte che li avremmo guardati 'sta sera tutti insieme, ma la situazione richiede una soluzione rapida.

Prendo il DVD di Cenerentola (so che al Matte non piace e questo mi fa sentire meno traditrice) e lo sventolo davanti agli occhi della mia bimba convalescente. Piccolapeste mi segue. Abbasso le luci, accendo la tv-al-plasma che il Babbo Natale dei suoceri ha portato in dono al Matte (e che nell'immaginario de LaMammadellaVale rappresenta il simbolo della disgregazione e della incomunicabilità delle famiglie medio-borghesi) e do il via alla proiezione.

Il pubblico adulto è in brodo di giuggiole, adora Walt Disney in ogni sua forma, la bimba invece si annoia: gioca con tutto quello che le capita a tiro (persino con l'involucro di un tappo di spumante che non so come è riuscita a recuperare da sotto la poltrona), ma non guarda nemmeno una scena.
"È troppo piccola per apprezzare" penso e, a malincuore, spengo l'odi-amato simbolo della incomunicabilità familiare.

Passo il resto del pomeriggio a cercare di far dimenticare a Piccolapeste l'esistenza di un mondo fuori dalla porta di casa.
Finalmente arriva il Matte. Mangiamo e poi, come deciso, ci riuniamo davanti alla TV.

Il Matte è al settimo cielo, non vede l'ora di far vedere alla Vale il suo cartone preferito: il Libro della giungla. Non ho il coraggio di dirgli che nostra figlia è troppo piccola e non apprezza ancora.
Inizia la proiezione. Piccolapeste è stregata, balla, gioisce, si rattrista si spaventa, canta... insomma un vero trionfo per il Matte.
"Guarda te che furfante!", penso, "con mamma neanche un sorriso e con papà un successo... e va be', in fondo avevo promesso che avremmo aspettato il suo ritorno".

Tra una scena e l'altra sbircio la mia famiglia seduta sul divano: papà e bimba sono abbracciati e contenti. Mi commuovo e penso che in fondo anche la TV al plasma non è poi così male.

PS: Piccolapeste si è innamorata dell'orso Balù e non passa giorno che non mi chieda di vederlo ballare. Se mi rifiuto parte il capriccio, ma per fortuna, adesso che è guarita, posso portarla a spasso e farle vedere che fuori dalla porta di casa c'è un mondo.

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Nevica. La Vale osserva curiosa il mondo con questo nuovo vestito. "È la neve - dice il Matte - vuoi scendere a vederla da vicino?"

LaMammadellaVale preferirebbe stare a casa al calduccio, ma Piccolapeste e il Matte pare abbiano altre intenzioni. Mi vesto, preparo la borsa con tutto il necessario per le uscite-al -parco-con-bimba e poi passo alla vestizione della creatura: canotta di "caldo-cotone", mutande, maglietta a maniche lunghe, calzamaglia di lana, pantaloni imbottiti, maglione, stivaletti di gomma, giaccone, cappellino, sciarpa. Povera piccola, sembra un palombaro in procinto di affrontare un'immersione in acque gelide.

Scendiamo, provo a mettere la Vale nel triciclo, ma con tutta quella roba addosso non riesco a farle entrare le gambe negli appositi buchi. Il Matte interviene e prende in mano la situazione: "Io porto Piccolapeste, tu, donna, spingi il triciclo". Io-donna eseguo.

La Vale cammina come John Wayne, le mancano solo il cinturone e gli speroni. Dopo una ventina di minuti arriviamo finalmente ai giochini. Un nugolo di nanetti (anch'essi in versione palombaro) prende in ostaggio lo scivolo e cattura i cavallini a molla. Il mio piccolo John ha trovato pane per i suoi denti.
Ci dirigiamo verso l'unica altalena libera, ma quando finalmente stiamo per salirci, una bambina più grande ci soffia il posto.

Piccolapeste si siede e comincia a giocare con la neve e la terra.

Nel frattempo uno dei nanetti-palombaro si stanca di fare su e giù dallo scivolo e decide di partire alla conquista del triciclo della Vale. Piccolapeste fiuta il pericolo e si precipita a difendere il territorio. Lui la guarda come a dirle "Ehi pupa, fatti da parte, quello è mio!"; lei lo anticipa, afferra il triciclo e lo spinge verso la panchina dove siamo seduti io e il Matte. Il piccolo la insegue, la Vale scappa. Ci ha quasi raggiunti quando all'improvviso decide di invertire la marcia e di andare incontro al suo inseguitore. Lui non capisce, si blocca, lei lo tira per il braccio verso il triciclo e mette la mano di lui vicino alla sua. Per un po' giocano insieme: la Vale guida e lui spinge. Poi Piccolapeste si stanca, abbandona il triciclo e si dirige verso un nuovo gioco: una bambola (ovviamente non sua). La legittima proprietaria sembra non accorgersi di nulla, fino a quando la Vale le arriva a meno di un metro e la fissa come a dire "Ehi bella, spostati che devo prendere la bambola!".

Ci siamo, ricomincia il gioco della conquista!

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Ehi Vale, ma lo sai che tra poco sono due anni che ci conosciamo?
Che te ne pare? Ti piace stare qua? Io e il papà siamo quelli che ti aspettavi?
Noi abbiamo un vantaggio: ti abbiamo voluta, cercata, desiderata e... spiata per nove mesi. Un tizio di cui forse non ti ricordi, ma che un giorno ti farò conoscere, a scadenze più o meno regolari ci faceva dare una sbirciatina alla tua casa, per vedere come stavi, cosa facevi, se avevi bisogno di qualcosa.

Così abbiamo scoperto che eri femmina, che ti piaceva girarti, che ti ciucciavi già il pollice. Lo sai che all'inizio eri lunga solo qualche millimetro? Sembra impossibie, ma tutto è cominciato da lì.
Chissà cosa sentivi, cosa provavi, cosa ti resta di quel periodo... Nove mesi in un monolocale largo meno di 1 x 1 m e poi, puff, una sala di ospedale, un insopportabile odore di medicinale, una tizia sudata e dolorante che la prima cosa che ti dice è che rimarrai figlia unica.

Pare che inizi per quasi tutti così: si arriva... senza decidere niente, senza sapere dove, quando e nemmeno con chi, un po' come se ora, a tua insaputa, il dottor Spock ti teletrasportasse su Marte, con la differenza che il parto è un po' meno immediato del teletrasporto.
Be' a te è toccato arrivare in un posto che si chiama Italia, una striscia di terra a forma di stivale in cui si mangiano tonnellate di spaghetti, si gioca molto a calcio (in questo momento la squadra italiana è campione del mondo), si disegnano le scarpe più belle del mondo.
A te è toccato arrivare negli anni 2000, gli anni dell'euro, del telefonino, di Internet , a te siamo toccati io e il Matte, due tipi disordinatissimi, con una calligrafia indecifrabile, che non sanno cucinare, non sanno cucire (nemmeno rammendare un calzino), ma che quando sarai grande, se potranno, ti porterenno in giro per il mondo.

Cosa ne pensi? Sei soddisfatta?

Un giorno forse mi scriverai, così come ora io scrivo a te, per dirmi quello che senti. Quel giorno sarai grande, magari non sarai più in Italia, magari al posto di Internet e del telefonino ci saranno altre cose, magari anche tu avrai un ospite nel tuo monolocale 1 x 1 m, allora saprai che io e il Matte non siamo stati genitori perfetti, saprai che non siamo supereroi, saprai che il teletrasporto non esiste (a meno che non lo inventino nel frattempo) e, forse, leggendo queste pagine di blog che conserverò per te, saprai che io e il Matte ti vogliamo bene e ce l'abbiamo messa tutta.

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