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Zio Marcello sta per compiere 40 anni e per festeggiare ha intenzione di organizzare qualcosa di speciale. Cosa esattamente non so, non vuole rivelarlo. Dice che manderà l'invito. Nonna Adele è in fibrillazione per l'ingresso negli "anta" del suo primogenito.
Per l'occasione deve essere tutto perfetto: i fiori, il cibo, il vino e naturalmente l'abito. Da giorni non fa che rovistare negli armadi alla ricerca della mise ideale, ma pare che manchi sempre qualcosa: le scarpe giuste per la longuette di seta, la pochette adatta per il vestito di velluto, il coprispalle per il tubino ecc... In compenso, sostiene di aver trovato un abitino nero che "mi starebbe una meraviglia".
La parola abitino mi spaventa un po' (per nonna Adele sono ancora filiforme come quando avevo 16 anni), ma so che se non vado a provarlo si presenterà a casa mia, ispezionerà attentamente il mio guardaroba, mi costringerà a provare cose che da tempo non mi stanno più (ma che conservo nel caso dovessi tornare ad avere una 38) e poi mi intimerà di andare a comprare qualcosa di decente.
A conti fatti mi conviene accettare.
Nonna Adele mi raccomanda di portare per la prova un reggiseno nero senza spalline. Frugo nel cassetto della biancheria: mutandoni a righe di cotone, canotte di lana, perizomi in disuso (che conservo sempre nel caso dovessi tornare ad avere una 38), magliettine bianche di cotone, ma di reggiseni neri senza spalline neanche l'ombra. Da quando è nata la Vale e il mio seno ha cominciato a essere un "dispositivo automatico per la produzione del latte" preferisco portare canottiere o sottovesti. Me l'ha consigliato il ginecologo "Perché - dice - per chi come te è predisposto agli ingorghi mammari è meglio evitare qualsiasi cosa che possa stringere".
Per non arrivare da nonna Adele a mani vuote faccio tappa nel negozio di biancheria intima sotto casa sua.
"Vorrei un reggiseno nero senza spalline, per favore" "Che taglia desidera?"
Prima di rispondere rifletto: "Dunque A. P. (= ante partum) portavo la 1a scarsa, ora non ho idea, ma almeno una taglia potrei averla presa". Decido di lanciarmi e mormoro timidamente: "Una 2a, per favore". Con il mio reggiseno-nero-senza-spalline-taglia-2a stretto tra le mani mi dirigo verso il camerino in fondo al corridoio. Sono emozionata come una scolaretta, la mia prima 2a. Speriamo di non dover retrocedere alla 1a.
Mi spoglio, mi vesto, mi guardo.
I can't... I can't... I can't belive... mi sta stretto, altroché retrocedere alla 1a. La commessa mi porta una 3a. Lo provo, è perfetto.
Penso all'abitino nero che mi ha preparato nonna Adele e sorrido, sono convinta che mi starà una meraviglia.
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Sono passati quasi quattro anni da quando ho smesso di fumare. L'ultima sigaretta di cui ho memoria è stata consumata sul balcone di mia mamma, la sera della Vigilia di Natale. Era la mia prima volta da signora e non avevo nemmeno lontanamente in mente Piccolapeste. Parlavo con mia cognata del viaggio di nozze, dei regali che avremmo voluto ricevere e di quelli che avevamo fatto, dei propositi per il nuovo anno. Faceva un freddo becco, mi girava la testa e ogni boccata di fumo pareva una sferzata allo stomaco. Nella testa un solo pensiero: "Perché continuare?. Ho fumato tonnellate di carta e catrame e ora che il mio fisico si è finalmente ribellato perché non cogliere questa occasione?".
Così è stato. Ho smesso senza fatica per raggiunto limite di sopportazione, per intossicazione, per overdose di nicotina. Poi ho deciso di avere una bimba e mi sembrava idiota ricominciare, poi è arrivata Piccolapeste e non volevo che il latte sapesse di fumo e nicotina, poi ha smesso pure il Matte e non circolavano più sigarette in casa, poi un mercoledì qualsiasi i miei colleghi sono usciti a fumare: una giornata piena di sole, avevo voglia di luce, li ho raggiunti, ho fumato. Un episodio, mai più ripetuto per settimane finché una sera, alle tre, mi sono svegliata e ho avuto voglia di fumare. L'ho fatto di nuovo.
Non voglio, non posso ricominciare, è stupido. Ma quale via d'uscita? Una sola: la volontà... oppure trovare un'alternativa veramente convincente. Ok, detto fatto, ho riempito la dispensa di barrette di cioccolato.
Da giorni ho un gran mal di stomaco, la pelle spenta e appassita, la stipsi in aumento, ma sigarette nemmeno una. Continuerò fino a quando il mio corpo raggiungerà la soglia di sopportazione anche del cioccolato, poi non resta che la volontà.
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Per tagliare le unghie a Piccolapeste bisogna avere tempo e bisogna essere almeno in due. Per questo motivo l'ingrata operazione viene rimandata al weekend quando, normalmente, LaFamigliadellaVale è al completo.
Fino a poco tempo fa il momento migliore per procedere era al mattino presto, quando i tempi di reazione della co-creatura sono più ritardati.
Fino a poco tempo fa la sequenza dei movimenti prevedeva:
- trasporto di Piccolapeste nel lettone,
- ricerca delle forbicine-con-le-punte-smussate,
- allattamento a destra e simultaneo sfoltimento delle unghie degli arti destri,
- allattamento a sinistra e simultaneo sfoltimento delle unghie degli arti sinistri.
Da qualche settimana, però, la co-creatura ha sovvertito tutte le abitudini:
- non vuole più venire nel lettone (preferisce di gran lunga correre alla finestra per vedere le foglie che cascano e i primi bau che escono);
- non sopporta che altri armeggino con le forbicine-con-le-punte-smussate (le piace da matti togliere e mettere la guaina protettiva);
- non si precipita più verso il seno materno gridando voracemente "tetta" (preferisce armeggiare col biberon o il cucchiaio).
Il Matte ed io abbiamo cercato di elaborare strategie alternative, ma finora nessuna ha dato i risultati sperati. Nell'attesa di trovare una soluzione, facciamo quello che possiamo e procediamo al ritmo di due unghie a weekend.
Per fortuna tra poco ci sono quattro giorni consecutivi di vacanza, forse ce la facciamo!
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Sono sul treno. Di fianco a me siede una coppia.
Lei indossa un delizioso cappello da pioggia bianco e un foulard di seta nera, con stampati volti di cavalli - scommetterei che è di Hermès. Nelle mani, curatissime, tiene un piccolo libro intitolato La mia guerra. Mi chiedo se ha visto davvero la guerra, se l'ha mai raccontata, se le ha lasciato qualcosa o se è soltanto un lontano ricordo. Mi piacerebbe chiederglielo, mi piacerebbe conoscerla. Forse per quelle mani curate, forse per il modo in cui indossa il cappellino da pioggia, forse perché nel portamento ha qualcosa che mi ricorda mia nonna. Lui, al contrario, ha un'aria noiosa. Sfoglia meticolosamente il giornale senza tralasciare nessun dettaglio, scorre attentamente ogni riga, persino la pubblicità. Lo immagino mentre tiene piccoli comizi politici al bar o dal barbiere.
Passa il carrellino del minibar. Non ho fatto colazione, ordino un pacchetto di biscotti e un caffé. Senza pensarci su troppo, porgo la scatoletta di biscotti ai miei compagni di viaggio: lui ci pensa un po' poi sorride e con aria di chi vorrebbe fare un complimento dice: "Ci ha preso per dei bambini"; lei lo fulmina con gli occhi e lo corregge "... o forse è solo molto gentile". Lui ci riprova e aggiunge: "... e anche molto carina". Lei lo guarda di sfuggita e con gli occhi mormora parole che non sento ma immagino: "Ma come, alla tua età, fai ancora il galante".
Mi sento vicina a quella piccola anziana signora, anch'io avrei fatto così, anche io avrei pensato così. Mi piacerebbe invecchiare in quel modo con un delizioso cappello da pioggia, con un foulard stampato avvolto intorno al collo (anche se non credo sarà mai di Hermès) e soprattutto con l'uomo che ho scelto ancora al mio fianco, compagno di viaggio, nonostante tutto.
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Prima che Piccolapeste imparasse a camminare, LaMammadellaVale considerava il bagno un'oasi di pace, un buon rifugio, un posto dove ritirarsi a pensare oppure dove mettere il cervello completamente a riposo. L'immersione nella vasca era un rituale quotidiano dal quale attingere forza energia, creatività. I momenti dedicati alle normali funzioni biologiche diventavano occasione per dare un senso alla collezione di "Settimane Enigmistiche" ereditata da qualche lontano cugino di nonna Adele e giunta nelle mie mani per via della mia adorazione per il Bartezzaghi.
Bene, da qualche mese a questa parte tutto questo è finito! Ho detto addio per sempre alla vasca (è stata letteralmente smantellata e al suo posto c'è una doccia con panchetta), ho dislocato in cantina la collezione di "Settimane Enigmistiche" (in attesa di avere la forza di gettarla nel contenitore della carta) e ho definitivamente rinunciato ad avere un'oasi tutta per me (e naturalmente un po' di pace). Piccolapeste non sopporta di essere lasciata sola per più di un quarto d'ora e in ogni caso deve essere lei a scegliere i tempi e i modi.
Anche fare pipì da sola è diventata un'impresa. Per fortuna soffro di stipsi.
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