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Topic: La Vale cresce |
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Piccolapeste ha fatto il pisolino pomeridiano e ora mi guarda con aria interrogativa. "Che si fa mamma?" bisbiglia con gli occhi. "Ti preparo un po' di latte e poi ci pensiamo" La Vale non ci sta e indica la porta: "Tzu (che nel suo gergo significa giù) mamma". "Vorrei poterti portare, sono cinque giorni che non esci, ma dobbiamo aspettare ancora un po', sei appena guarita e fuori ci sono 0 gradi". Piccolapeste insiste "Tzu".
Devo trovare un diversivo prima che parta il capriccio. Ho un'idea. "E se guardassimo i DVD che hai ricevuto per Natale?". Sono i primi cartoni di Piccolapeste e ho promesso al Matte che li avremmo guardati 'sta sera tutti insieme, ma la situazione richiede una soluzione rapida.
Prendo il DVD di Cenerentola (so che al Matte non piace e questo mi fa sentire meno traditrice) e lo sventolo davanti agli occhi della mia bimba convalescente. Piccolapeste mi segue. Abbasso le luci, accendo la tv-al-plasma che il Babbo Natale dei suoceri ha portato in dono al Matte (e che nell'immaginario de LaMammadellaVale rappresenta il simbolo della disgregazione e della incomunicabilità delle famiglie medio-borghesi) e do il via alla proiezione.
Il pubblico adulto è in brodo di giuggiole, adora Walt Disney in ogni sua forma, la bimba invece si annoia: gioca con tutto quello che le capita a tiro (persino con l'involucro di un tappo di spumante che non so come è riuscita a recuperare da sotto la poltrona), ma non guarda nemmeno una scena. "È troppo piccola per apprezzare" penso e, a malincuore, spengo l'odi-amato simbolo della incomunicabilità familiare.
Passo il resto del pomeriggio a cercare di far dimenticare a Piccolapeste l'esistenza di un mondo fuori dalla porta di casa. Finalmente arriva il Matte. Mangiamo e poi, come deciso, ci riuniamo davanti alla TV.
Il Matte è al settimo cielo, non vede l'ora di far vedere alla Vale il suo cartone preferito: il Libro della giungla. Non ho il coraggio di dirgli che nostra figlia è troppo piccola e non apprezza ancora. Inizia la proiezione. Piccolapeste è stregata, balla, gioisce, si rattrista si spaventa, canta... insomma un vero trionfo per il Matte. "Guarda te che furfante!", penso, "con mamma neanche un sorriso e con papà un successo... e va be', in fondo avevo promesso che avremmo aspettato il suo ritorno".
Tra una scena e l'altra sbircio la mia famiglia seduta sul divano: papà e bimba sono abbracciati e contenti. Mi commuovo e penso che in fondo anche la TV al plasma non è poi così male.
PS: Piccolapeste si è innamorata dell'orso Balù e non passa giorno che non mi chieda di vederlo ballare. Se mi rifiuto parte il capriccio, ma per fortuna, adesso che è guarita, posso portarla a spasso e farle vedere che fuori dalla porta di casa c'è un mondo.
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Ehi Vale, ma lo sai che tra poco sono due anni che ci conosciamo? Che te ne pare? Ti piace stare qua? Io e il papà siamo quelli che ti aspettavi? Noi abbiamo un vantaggio: ti abbiamo voluta, cercata, desiderata e... spiata per nove mesi. Un tizio di cui forse non ti ricordi, ma che un giorno ti farò conoscere, a scadenze più o meno regolari ci faceva dare una sbirciatina alla tua casa, per vedere come stavi, cosa facevi, se avevi bisogno di qualcosa.
Così abbiamo scoperto che eri femmina, che ti piaceva girarti, che ti ciucciavi già il pollice. Lo sai che all'inizio eri lunga solo qualche millimetro? Sembra impossibie, ma tutto è cominciato da lì. Chissà cosa sentivi, cosa provavi, cosa ti resta di quel periodo... Nove mesi in un monolocale largo meno di 1 x 1 m e poi, puff, una sala di ospedale, un insopportabile odore di medicinale, una tizia sudata e dolorante che la prima cosa che ti dice è che rimarrai figlia unica.
Pare che inizi per quasi tutti così: si arriva... senza decidere niente, senza sapere dove, quando e nemmeno con chi, un po' come se ora, a tua insaputa, il dottor Spock ti teletrasportasse su Marte, con la differenza che il parto è un po' meno immediato del teletrasporto. Be' a te è toccato arrivare in un posto che si chiama Italia, una striscia di terra a forma di stivale in cui si mangiano tonnellate di spaghetti, si gioca molto a calcio (in questo momento la squadra italiana è campione del mondo), si disegnano le scarpe più belle del mondo. A te è toccato arrivare negli anni 2000, gli anni dell'euro, del telefonino, di Internet , a te siamo toccati io e il Matte, due tipi disordinatissimi, con una calligrafia indecifrabile, che non sanno cucinare, non sanno cucire (nemmeno rammendare un calzino), ma che quando sarai grande, se potranno, ti porterenno in giro per il mondo.
Cosa ne pensi? Sei soddisfatta?
Un giorno forse mi scriverai, così come ora io scrivo a te, per dirmi quello che senti. Quel giorno sarai grande, magari non sarai più in Italia, magari al posto di Internet e del telefonino ci saranno altre cose, magari anche tu avrai un ospite nel tuo monolocale 1 x 1 m, allora saprai che io e il Matte non siamo stati genitori perfetti, saprai che non siamo supereroi, saprai che il teletrasporto non esiste (a meno che non lo inventino nel frattempo) e, forse, leggendo queste pagine di blog che conserverò per te, saprai che io e il Matte ti vogliamo bene e ce l'abbiamo messa tutta.
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Prima che Piccolapeste imparasse a camminare, LaMammadellaVale considerava il bagno un'oasi di pace, un buon rifugio, un posto dove ritirarsi a pensare oppure dove mettere il cervello completamente a riposo. L'immersione nella vasca era un rituale quotidiano dal quale attingere forza energia, creatività. I momenti dedicati alle normali funzioni biologiche diventavano occasione per dare un senso alla collezione di "Settimane Enigmistiche" ereditata da qualche lontano cugino di nonna Adele e giunta nelle mie mani per via della mia adorazione per il Bartezzaghi.
Bene, da qualche mese a questa parte tutto questo è finito! Ho detto addio per sempre alla vasca (è stata letteralmente smantellata e al suo posto c'è una doccia con panchetta), ho dislocato in cantina la collezione di "Settimane Enigmistiche" (in attesa di avere la forza di gettarla nel contenitore della carta) e ho definitivamente rinunciato ad avere un'oasi tutta per me (e naturalmente un po' di pace). Piccolapeste non sopporta di essere lasciata sola per più di un quarto d'ora e in ogni caso deve essere lei a scegliere i tempi e i modi.
Anche fare pipì da sola è diventata un'impresa. Per fortuna soffro di stipsi.
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Il primo Natale con Piccolapeste veramente "interattiva" (l'anno scorso non camminava ancora). Chissà se nevicherà? Chissà se potrò vederla sgambettare nel parco imbiancato con i suoi nuovi stivaletti di gomma? Chissà se le piacerebbe guardare il cielo mentre si sbriciola? Chissà...
Intanto ho deciso di farla partecipare attivamente alla preparazione dell'albero e ho portato su dalla cantina l'abete sintetico (in realtà a me piacerebbe averne uno vero, ma poi non avrei una terrazza dove tenerlo), le meline, le ghirlande, le coroncine di vischio, i fiocchetti di raso, le palle dorate. La Vale è impazzita di gioia e ha dato inizio a uno dei suoi giochi preferiti: il gioco del travaso.
In un battibaleno ha svuotato tutti i cartoni e ha disseminato le meline, le ghirlande, le coroncine, ecc in tutte le stanze della casa. Secondo me nel farlo ha avuto una logica precisa. Le meline, infatti, sono finite nel frigorifero (come la frutta vera), i fiocchetti di raso nel suo armadio (ha già capito che per il sesso femminile gli accessori sono fondamentali), le coroncine di vischio un po' ovunque (forse il vischio non rientra ancora nel suo bagaglio di conoscenza) e le palline dorate nei vari cestoni dei suoi giochi (la palla è uno dei suoi giochi preferiti).
Il Matte dice che mi faccio troppi film e che è solo un caso. Può darsi, e magari davvero non ha riconosciuto le meline come frutta, davvero non ha riconosciuto le palline come appartenenti al genere palla, magari il vischio appartiene già al suo bagaglio di conoscenza, ma per quanto riguarda i fiocchetti di raso sono certa: Piccolapeste ha già imparato a non sottovalutare mai l'importanza dell'accessorio nel guardaroba femminile.
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Se potessi candiderei al Nobel l'inventore dei libri gioco, i cosiddetti pop-up.
Pagine e pagine da mordere, da toccare, da scoprire, da costruire, micini che appaiono, pesciolini che scompaiono, porcellini da salvare, lupi da abbattere, la manine della Vale che alzano, tirano, girano, scoprono, distruggono; insomma uno spettacolo, una propedeutica alla creatività (in attesa che in casa nostra faccia la sua prima comparsa il temutissimo pongo), una ventata di colore e, particolare da non sottovalutare, una bella boccata d'ossigeno per mamma-papà-nonni-tata, persone in genere che intrattengono Piccolapeste: almeno per il tempo in cui si dedica ad armeggiare tra le sue carte preferite la nostra creaturina sta ferma.
Da quando ha scoperto l'ebrezza di camminare (e ultimamente anche di correre e saltare) infatti, si è trasformata in una Piccolapeste-maratoneta. Se io avessi la sua costanza e la sua energia probabilmente avrei i glutei più sodi di quelli di Hussein Bolt. Mi dicono che il prossimo passo sarà la metamorfosi in Piccolapeste-scalatrice: nell'attesa ho allestito una nuova mensola per ospitare i prossimi pop-up e, se dovessero smetterle di piacerle, va bene anche il pongo.
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