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Topic: Vita di coppia |
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Sono sul treno. Di fianco a me siede una coppia.
Lei indossa un delizioso cappello da pioggia bianco e un foulard di seta nera, con stampati volti di cavalli - scommetterei che è di Hermès. Nelle mani, curatissime, tiene un piccolo libro intitolato La mia guerra. Mi chiedo se ha visto davvero la guerra, se l'ha mai raccontata, se le ha lasciato qualcosa o se è soltanto un lontano ricordo. Mi piacerebbe chiederglielo, mi piacerebbe conoscerla. Forse per quelle mani curate, forse per il modo in cui indossa il cappellino da pioggia, forse perché nel portamento ha qualcosa che mi ricorda mia nonna. Lui, al contrario, ha un'aria noiosa. Sfoglia meticolosamente il giornale senza tralasciare nessun dettaglio, scorre attentamente ogni riga, persino la pubblicità. Lo immagino mentre tiene piccoli comizi politici al bar o dal barbiere.
Passa il carrellino del minibar. Non ho fatto colazione, ordino un pacchetto di biscotti e un caffé. Senza pensarci su troppo, porgo la scatoletta di biscotti ai miei compagni di viaggio: lui ci pensa un po' poi sorride e con aria di chi vorrebbe fare un complimento dice: "Ci ha preso per dei bambini"; lei lo fulmina con gli occhi e lo corregge "... o forse è solo molto gentile". Lui ci riprova e aggiunge: "... e anche molto carina". Lei lo guarda di sfuggita e con gli occhi mormora parole che non sento ma immagino: "Ma come, alla tua età, fai ancora il galante".
Mi sento vicina a quella piccola anziana signora, anch'io avrei fatto così, anche io avrei pensato così. Mi piacerebbe invecchiare in quel modo con un delizioso cappello da pioggia, con un foulard stampato avvolto intorno al collo (anche se non credo sarà mai di Hermès) e soprattutto con l'uomo che ho scelto ancora al mio fianco, compagno di viaggio, nonostante tutto.
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Appuntamento in banca: servono entrambi i coniugi! Sveglia prestissimo, la Vale dorme ancora. Per colazione un caffè, un paio di jeans e via.
Il Matte mi osserva con aria desolata: "Prima portavi delle mutande micro, ora hai sempre quei mutandoni di cotone". Sorrido e penso che prima facevo la ceretta molto più spesso, era più facile gestire il tempo libero.
Infilo le scarpe più basse che ho, prendo la borsa del computer (pesa tantissimo, oggi ho anche il disco esterno), la shopping bag con tutta la mercanzia necessaria per le trasferte (chiavi, portafoglio, ombrello, assorbenti, fazzoletti, liquido lenti etc...) e finalmente esco. Il mio maritino mi guarda e poi inaspettatamente mi dice: "Sei ancora bella... se non fosse per quei mutandoni". Non so bene come devo interpretare quell'"ancora" davanti a "bella", ma a giudicare dall'esperssione del Matte sembra un complimento.
Mentre andiamo in banca penso a Lucia, la mia nuova collega. Le ho chiesto di interpretare la parte di una mamma, ha accettato entusiasta e poi mi ha chiesto: "Come si veste una mamma?".
"Come vuoi, normalmente".
Già, normalmente... ma cosa vuol dire normalmente? Per me prima era normale portare le mutande micro, i reggiseni imbottiti, le scarpe basse alternate con quelle alte, i maglioni aderenti, le giacchine corte. Ora non sopporto più niente che mi stringa (soprattutto sul seno), non riesco a indossare scarpe più alte di tre centimetri, non posso permettermi calze velate (per via delle cerette sempre più rare), preferisco le giacche un po' più lunghe (ma questo forse è per via della moda di quest'anno).
Forse arriverà un dopo in cui riesumerò i miei fantastici sandali di raso nero tacco 12, ma per ora il mio corpo non se la sente, da dopo il parto non è più lo stesso... Sto invecchiando? Quell'"ancora" davanti a "bella" alludeva a questo? Ma che cosa m'importa, sono più contenta ora di quando avevo 18 anni e poi sono "ancora bella".
P.S. Matte, per il nuovo anno ti prometto che cercherò di incrementare il numero delle cerette.
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Rosy è sconvolta. Aspettava due gemelli. Il primo non ce l'ha fatta. Oggi è morto anche il secondo. Rosy piange e si rannicchia, poi mi guarda e mi dice: "Perché? Tante donne non vogliono figli e li buttano via e io che li volevo...". Le hanno dovuto fare un raschiamento d'urgenza, forse non potrà più avere bambini. Rosy è sconvolta.
Non so che fare, non so che dire, provo solo ad abbracciarla e a stringerle la mano. Le preparo una tazza di latte caldo, poi arriva il marito. Rosy mi dice di andare, ha bisogno di stare sola con lui.
Fuori fa freddo. Il mio catorcio di auto non parte. Sono triste. Rosy tesoro...
Penso che nessuno ha il diritto di giudicare le storie degli altri, i drammi degli altri. Penso che io, per esempio, non sarei stata capace di fare un figlio da sola e men che meno con un compagno sbagliato. Se fosse accaduto, non so cosa avrei fatto. Rosy avrebbe tenuto i bambini anche senza Lino, anche senza soldi, anche senza niente. Rosy è nata per fare la mamma.
La batteria della macchina è completamente scarica.
Forse Rosy ha ragione, forse si può scegliere di andare in qualsiasi direzione, ma in quell'inizio, in quel frammento di cellule nella pancia c'è vita. Se le lasci andare, quelle cellule diventano uomini e donne.
Sono triste, piango, faccio il numero del Matte.
Penso che alla Vale non dirò mai cosa deve fare e, qualunque cosa faccia, se avrà bisogno di me sarò lì, però le dirò che l'aborto non è un metodo contraccettivo, che l'aborto non è una leggerezza, che se non vuole un figlio ha il dovere di pensarci prima. Spero che un giorno, quando Piccolapeste sarà adolescente, nelle scuole parlino di queste cose, spero che insegnino alle ragazzine a proteggersi e a essere adulte nelle proprie scelte, a non pensare che c'è sempre una via d'uscita.
"Matte per favore vienimi a prendere!" "Cosa succede?" "Vieni, per favore!" "Arrivo"
Non so più cosa dirò alla Vale, ma so che le racconterò di Rosy, della sua tata, e spero quel giorno di poterle presentare i suoi bambini.
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Da quando ho cominciato lo svezzamento, ho preso l'abitudine di fare la spesa al mercato. Se riesco, vado il giovedì pomeriggio e compro la carne, il pesce, il pane, la frutta e la verdura per tutta la settimana. Ci metto circa un'ora e alla fine sono carica come un mulo. Per fortuna, Dario, il fruttivendolo, mi dà sempre una mano ad arrivare fino alla macchina.
Oggi è giovedì, sono uscita dal lavoro abbastanza presto e sono andata al mercato. Ho comprato le verdure, la frutta per la Vale, il pesce, la focaccia e l'arrosto. Un giovedì qualunque, una spesa ordinaria; la differenza è che ieri sera ho litigato pesantemente con il Matte. Non saprei dire perché, né come è iniziata, ma so che ce ne siamo dette di ogni e l'epilogo è stato il peggiore (se n'è andato a dormire da un amico). Entrando in casa speravo almeno in un mazzo di rose riparatore e invece niente, il Matte ha ancora il broncio. Peccato non essere in una soap e poter scrivere la sceneggiatura. E va be', passerà... dicono che i litigi siano inclusi nel pacchetto matrimonio... c'è persino un proverbio che affronta la questione "l'amore non è bello se non è litigarello" (mah? Sarà? Personalmente preferirei l'armonia... e le rose).
Sistemo la spesa e penso che prima che arrivino i nonni con la Vale ho ancora dieci minuti. Ho deciso, vado da sola a comprarmi le rose e, se sono fortunata, incontro Dario, il fruttivendolo, e mi sento dire che sono bellissima. Ci siamo: la litigata, il fruttivendolo, la fuga al mercato... LaMammadellaVale si sta trasformando in una desperate (house)wife?!? Sorrido e penso che almeno questa volta la sceneggiatura non prevede il solito idraulico.
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A cena - dialogo surreale tra LaMammadellaVale e il Matte.
"Una mia collega sta per avere una bambina: cosa posso regalarle?". "Ma, non so, qualcosa che sia utile". "Be' sì, lo pensavo anche io,… tu cosa mi suggerisci?". "Dipende da che tipa è la tua collega e da quanto volevi spendere". "L'hai conosciuta anche tu: ti ricordi quella signora che abbiamo incontrato ai giardinetti poco dopo la nascita della Vale?". "Forse... ha i capelli neri?". "Che domande, che ne so di che colore ha i capelli, potrebbero essere neri o forse marroni". "Ma non è una tua collega?". "Sì, ma non la vedo spessissimo". "Ho capito, non è gnocca". "Non particolarmente".
Silenzio…
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