Gli Oscar sono sempre un momento magico. Le star non sono più quelle di una volta, è vero. Non hanno lo stesso fascino irraggiungibile e lo stesso portamento. E il fatto che sul Web ce le beviamo in tutte le salse sicuramente aiuta a renderle più cheap. Però i vestiti da red carpet sono sempre incredibili! Ho amato moltissimo quello di Givenchy indossato da Zoe Saldana e quello di Chanel di Sarah Jessica Parker. Se volete sapere chi ha vestito chi, su Style.it c'è una galleria fotografica. E poi... vediamo... Come sapete ci sono ormai fior di siti in grado di darvi l'indicazione esatta di abiti e accessori indossati dalle celeb, e non vi parlo di certo solo di red carpet o set cinematografici. Penso infatti ai look esibiti nella loro vita di tutti i giorni.
Se però volete il vestito grigio di Katryn Bigelow, pluripremiata vincitrice ex moglie di James Cameron che era di Yves Saint Laurent, come anche quello indossato da Kate Winslet, potete fare l'operazione che una volta facevano gli atelier... copiare il modello e farvelo fare da una sarta. Oggi le sarte si sono evolute e sono anche online! Infatti sul sito Goddiva.uk chi vuole può ordinare la copia del proprio abito da Oscar preferito. Tempo di fattura e consegna: 45 giorni. Se uno dei criteri in base ai quali vi piace decidere il vostro look è come si vestono le star allora potete andare anche su whatcelebswear.com o, ancora meglio, su starstyleinc.com. Qui non solo potete sapere esattamente gli accessori che indossava alla notte degli Oscar Nicole Ritchie. Ma potete addirittura comprarli! Fantastico, no? Basta cliccare su Buy it e...
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Manca la fashion week più lunga, quella di Parigi. Quella oserei anche dire più invidiata, dove si alternano grandi couturier e giovani talenti. Sartorialità, creatività ed eleganza. Ecco cosa ci aspettiamo da Parigi, insieme a una buona dose di emozioni. Ma cosa ci hanno regalato invece fin qui Milano, Londra e New York? Quali sono i trend? Direi un ritorno non tanto al minimal quanto al basico, nel senso di pezzi ultravendibili per i negozi e ultraacquistabili per noi. Capi multifunzione e multioccasione. Colori non colori, toni neutri e discreti. Cose portabili, insomma.
Lo si è visto a Milano da Gucci, collezione apprezzata anche da Suzy Menkes, penna dell'International Herald Tribune, che la scorsa stagione aveva polemizzato sul prêt à porter italiano (c'è il post in cui ne avevamo parlato). E lo si è visto da Burberry a Londra e da Marc Jacobs a New York. Il pezzo di stagione è sicuramente il capospalla, che non rinuncia all'utilizzo abbondante di pelli e pellicce, le prime mixate con altri materiali per un risultato che accosta lucido e opaco, le seconde spesso intarsiate effetto patchwork. Tra le cose da segnalare, sicuramente il ritorno della maxi cappa (bellissime quelle di maglia di Missoni), il tailleur maschile, gli shorts e i bermuda d'inverno (quelli di Marni difficilissimi, non stan bene praticamente a nessuna) e del look da montagna (parlo di pedule super chic e della lana grossa a 360 gradi). C'era qualcuno poi che un po' di tempo fa mi chiedeva come si porteranno le t-shirt. Ormai con il susseguirsi di collezioni capsule e cruise (ossia le collezioni interstagionali - o prestagionali - aggiuntive a quelle tradizionali del brand) non c'è più vero distinguo tra le stagioni, lo avrete notato sicuramente. E in questo clima la t-shirt torna ad essere sicuramente protagonista.
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La settimana delle moda milanese sta per finire e finalmente arriva Parigi: non vedo l'oraaa!!! Saranno state le polemiche e il restringimento del calendario, sarà stato il clima che secondo me è ancora completamente di non fiducia verso il futuro... però vi devo dire che queste grandi cose non si sono viste. A parte i soliti nomi che non deludono mai. Per esempio Prada. Ogni volta che arriva la fashion week la domanda è: "Cosa porterà Miuccia in passerella?". È ogni volta così avanti con i tessuti, le fantasie e le lavorazioni che davvero riesce sempre a stupire. Può piacere più o meno, ma resta coerente con la sua filosofia borghese pur facendo al tempo stesso pura sperimentazione. I suoi abiti hanno una chiara identità. Sono fatti per stupire le donne e chi ama la moda, non per sedurre a tutti i costi. Poi c'è Fendi. Secondo il New York Times la sfilata di Fendi era ultracontemporanea. Niente di più vero: Lagerfeld guarda al futuro senza citazioni troppo ingombranti al passato, che quest'anno sembra che abbiano un po' tarpato le ali anche a stilisti del calibro di Marc Jacobs. Ripartire dalla hit dei pezzi più venduti di sempre può anche essere un'ispirazione, ma commerciale non di certo creativa. Mi viene da essere polemica. La moda è fatta per stupire, per far sognare, per costruire ogni volta un pezzo nuovo di identità culturale. Se così non è, ma è solo logica di numeri, vendite e fatturati, che i marchi che decidono di seguire questa filosofia facciano delle sane presentazioni di prodotto senza sfilare e far perdere tempo a stampa e buyer e tutti quanti. Insomma, in un mondo dove la stilista "emergente" che mi ha colpito di più è stata Victoria Beckham (ma qui a Milano c'è stato anche Marco De Vincenzo, bravissimo)... non c'è più alcuna sicurezza.
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 Finalmente è arrivato Vogue.it Ci voleva proprio, nel senso che Style.it non rispecchiava proprio l'immagine del mensile più patinato che da 45 anni ci regala le foto di moda più belle al mondo.
Il senso di questo sito, come racconta la stessa Sozzani nel suo primo editoriale online, sta nell'apertura di Vogue al grande pubblico. Il che ci sta ed è il proseguimento virtuale di un processo che è già partito con la Vogue Fashion Night (di cui se volete potete diventare anche fan su Facebook!). Del resto, il modo migliore per vivere la rete, anche per il re dei magazine di moda, è di adattarsi al suo linguaggio democratico e multimediale.
I contenuti del sito partono spesso da approfondimenti di servizi presenti in edicola sul cartaceo. Il cartaceo resta alto, inarrivabile. L'online si propone di essere meno algido, di scendere dal piedistallo e di contagiare il grande pubblico con contenuti extra e foto di backstage. I video di sfilata e le foto dei dettagli sono un contenuto di cui Vogue non poteva fare di certo a meno. Non si tratta di una novità, nel senso che ormai tanti sono i siti a proporle. Promosso in toto il formato dei video, che è abbastanza grande da lasciar intuire i dettagli degli abiti, i tessuti e gli accessori. È un po' come stare in prima fila e non è per niente male.
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Oggi vi scrivo da Londra. C'è la settimana della moda con le proposte per l'autunno-inverno. E domani arriva la fashion week di Milano!
Ma prima di parlare di nuovo di freddo, lasciate che vi dia qualche spunto per questa primavera. Londra è la patria dello street, si sa. È qui che vengono i cool hunter e i buyer a scovare i nuovi trend, è qui che le nuove mode che contaminano dal basso verso l'alto le menti creative degli stilisti. Che bello vedere come le londinesi mixano e sovrappongono i capi di abbigliamento, come sanno dare personalità a un look, come non si uniformano al gregge. Qui ci sono le pettinature scompigliate blu e le nuances più sexy di rosso, qui si va in giro con la pelliccia di astrakan della nonna con una cintura a contrasto in vita e una calza a pois, qui il montgomery e il loden sono degli evergreen.
Ognuno ha il suo stile e anche lo stile più trasandato ha un suo perché...
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