Come comportarsi in caso di mobbing

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Il mobbing, il maltrattamento psicologico dei lavoratori, è riconosciuto come malattia professionale: non è però ancora considerato reato penale.

Il mobbing, dall’ inglese “to mob” che vuol dire aggredire, è il termine usato per indicare una situazione di aggressione nei confronti di uno o più individui sul posto di lavoro.

Il lavoratore è preso di mira da colleghi o dai superiori con atti e parole di maltrattamento fisico o anche solo psicologico che la portano addirittura a voler lasciare il lavoro

Le minacce ricevute, nonché la modifica delle mansioni, spesso degradanti, spingono la vittima ad un progressivo isolamento e addirittura ad uno stato depressivo.

L’atteggiamento ostile perpetrato in maniera sistematica e continuativa per almeno sei mesi e con una frequenza settimanale sul posto di lavoro contro un individuo dà luogo a seri disagi psicologici, psicosomatici e sociali nella vittima che ha diritto a denunciare la situazione ed ottenere un risarcimento.

Il mobbing infatti è riconosciuto come malattia professionale dall’Inail ma di per sè non è considerato reato penale ragion per cui conviene procedere solo per via penale civile.

Non esiste nel nostro ordinamento penale il reato di mobbing perché viene considerato un illecito civile: la vittima però se ha subito lesioni personali, maltrattamenti, ingiurie, diffamazioni o violenza sessuale può invece denunciare il fatto in sede penale.

Se si è vittime di mobbing è opportuno rivolgersi agli uffici vertenze del sindacato o ad avvocati specializzati fornendo un’adeguata certificazione medica e testimonianze a favore.

Si ha diritto ad ottenere un risarcimento chiedendo i danni patrimoniali e anche quelli non patrimoniali ovvero il danno esistenziale, quello biologico e quello morale.

E’ inoltre possibile richiedere anche il reintegro in sede lavorativa se si è perso il lavoro, come stabilito dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Foto © Gina Sanders - Fotolia.com

Responsabilità aziendale

L’azienda viene riconosciuta responsabile insieme ai lavoratori direttamente responsabili di mobbing: al datore di lavoro non basta dimostrare di aver messo in campo misure repressive nei confronti dei fatti illeciti, è necessario che attui anche misure preventive.
 

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