Equivoci tra noi e gli altri animali

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“Piccoli equivoci tra noi e gli altri animali” è un libro che ci spiega i tanti fraintendimenti nell’interpretare il comportamento degli animali. 

Sono davvero tanti i fraintendimenti e gli equivoci che caratterizzano le interazioni tra uomini e animali. Ad esempio: il fatto che gli elefanti tornino a visitare ossa e zanne di parenti morti o che si agitino in presenza dei resti di un altro elefante è da ricollegarsi ad una sorta di rudimentale culto dei morti. Oppure no?

Nonostante i passi in avanti fatti dall’etologia in molti casi tuttora si tende a intravedere intenzioni e significati nascosti in alcuni comportamenti animali, come spiega il neuroscienziato Giorgio Vallortigara, autore, insieme alla biologa Lisa Vozza, di “Piccoli equivoci tra noi e gli altri animali”, edito da Zanichelli.

Questa predisposizione a pensare in termini di intenzioni è tipica degli animali sociali, in particolare degli umani: quando interagiamo con le altre specie finiamo con l’antropomorfizzare i loro comportamenti

Ecco perché ci capita di considerare come un sorriso il ghigno di uno scimpanzé che, invece mostra i denti perché è spaventato. Oppure di considerare assonnato un babbuino che sbadiglia quando invece cerca di minacciare i compagni.

I malintesi nell’interpretare il comportamento di altre specie sono tantissimi e riguardano anche i 60 milioni di animali domestici che vivono nelle nostre abitazioni.

Dalla lettura del libro di Vallortigara emerge così che le pecore, benché siano considerate animali poco svegli, riescono invece a ricordare per più di due anni ben 50 musi di compagni che non incontrano da tempo.

E poi ancora il koala abbraccia i rami di bamboo non per pigrizia, ma perché cerca refrigerio essendo incapace di sudare. Non è vero, inoltre, che il delfino sorride perché è sprovvisto di quei muscoli facciali che negli umani servono a trasmettere le emozioni.

Questi e molti altri errori di interpretazione nascono dall’egocentrismo dell’uomo e da una diffusa ignoranza: con molti animali l’uomo ha perso familiarità e dimestichezza e questo è all’origine di interpretazioni ambigue del comportamento animale.

Foto © Eric Isselée - Fotolia.com

L’orso non è asociale

L’orso, nonostante la fama di animale poco sociale, sa farsi degli amici quando è spinto da esigenze alimentari, aiutandosi con posture, odori, versi e movimenti delle orecchie.
 

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