I gatti di Pallas avranno una riserva

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I gatti di Pallas, i mici più pelosi del mondo a rischio estinzione, potrebbero avere una riserva interamente dedicata a loro. 

I gatti di Pallas avranno una riserva

I gatti di Pallas, anche noti come gatti delle steppe, sono dei felini tipici dell’Asia centrale estremamente rari e a rischio estinzione perché minacciati da caccia e da bracconaggio.

Per questo motivo, in occasione della recente Conferenza sulla protezione delle specie a rischio d’estinzione, organizzata a Novosibirsk, in Russia, si è discusso della reale possibilità di creare una riserva ad hoc per salvaguardare il gatto di Pallas.

La sede è già stata individuata e si tratterebbe di una zona di 36 chilometri quadrati vicino al Sailyugemsky Nature Park, un’area incontaminata al confine tra Russia, Cina e Kazakistan, a ridosso dei monti Altai.

Il gatto di Pallas è simile a un gatto domestico ma il corpo è ricoperto di un pelo molto folto: non a caso questo felino è considerato il gatto più peloso del mondo

Amante dei climi rigidi tanto da sopportare una temperatura che scende di molto sotto gli zero gradi, il gatto di Pallas ha un pelo il cui colore cambia con il mutare delle stagioni: d'inverno tende di più al grigio ed è uniforme, mentre d’estate è color ocra con delle strisce verticali.

Abituato a vivere ad alta quota, il gatto delle steppe resiste anche fino a 4.000 metri di altitudine ed è un predatore notturno che si ciba di roditori, pika e uccelli.

Il gatto di Pallas, il cui nome scientifico è “Otocolobus manul”, è lungo circa 60 centimetri senza contare la coda che può raggiungere i 25 centimetri

Le zampe corte, il muso piuttosto piatto e le orecchie, tonde e basse fanno si che il manul sia un po’ simile nell’aspetto a un gufo.

Siccome si tratta di una specie estremamente rara, è molto difficile da fotografare e si sa ben poco delle sue abitudine e di quanti esemplari siano presenti al mondo.

Per riuscire a scoprire qualcosa in più di lui e carpire i misteriosi segreti della sua quotidianità, l’anno scorso, un team di ricercatori scozzesi e iraniani lo ha monitorato a lungo ricorrendo all’uso di alcune trappole con telecamere.

Foto Incredibilia

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