La prima della Scala: Traviata impossibile senza i cani di Verdi

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Lo sapevi che Giuseppe Verdi amava i cani? Senza di loro non avrebbe creato opere come La Traviata che apre domani la Stagione scaligera.

L’anno che sta per chiudersi verrà ricordato come l’anno dello “scontro a distanza” tra Richard Wagner e il nostro Giuseppe Verdi, due grandi Maestri della musica internazionale dei quali si è celebrato il bicentenario della nascita in questo 2013.

I due Autori in realtà non si incontrarono mai in vita e la loro rivalità era più sulla bocca dei pettegoli del tempo che nei fatti. Ma è vero che ci abbiamo giocato parecchio anche in tempi moderni, riuscendo quasi a rovinare le celebrazioni per l’importante ricorrenza.

Sant’Ambrogio con "La Traviata"

Al Teatro alla Scala di Milano si è scelto ad esempio, di far coincidere l’apertura e la chiusura dell’anno celebrativo con l’inaugurazione della stagione lirica che per tradizione avviene ogni anno il 7 dicembre, giorno di Sant’Ambrogio, Patrono della città. Così se l’apertura dei festeggiamenti è stata affidata al di Wagner per la prima della Scala 2012, la chiusura è tutta di Verdi con una delle sue opere più coraggiose: La Traviata.

Il 7 dicembre è quindi un Sant’Ambrogio particolarmente sentito per tutti i milanesi e per i melomani italiani. Quello che forse nemmeno i più esperti sapranno è che "La traviata" così come tante delle opere più celebri del "cigno di Busseto" non sarebbero probabilmente mai state create senza la presenza di tanti dolcissimi cani nella sua vita. Giuseppe Verdi infatti amava moltissimo la natura e gli animali di tutte le specie. Ma i cani e i suoi in particolare hanno assunto un ruolo molto importante anche per la carriera artistica.

E' lo stesso compositore  scriverlo in una lettera inviata ad un amico nel 1868. “Il mio povero Black è malato assai: non si muove quasi più e non vivrà ancora a lungo”, scrive il Maestro all’editore Arrivabene, aggiungendo di aver “comandato un altro Black che si sta fabbricando a Bologna perché nel caso che mi venisse in testa di fare un altro Don Carlos non lo potrei senza un collaboratore di quella specie”. Questo per dire quanto grande fosse il bisogno di Verdi dei suoi amati animali anche per il lavoro di musicista.

La confidenza che l’illustre compositore aveva con i suoi cani si evince però soprattutto in una deliziosissima lettera che Verdi scrive nell’agosto del ‘65 a Ron Ron, il cane di Arrivabene, mettenosi letteralmente nella pelliccia del suo Black. Dopo aver rimproverato “il fratello dilettissimo” per non esserlo andato a trovare, Black gli descrive la sua vita con il padrone (?) in termini di: “Il mio maggiordomo, segretario factotum, quello dei rampini [come Verdi chiama le note], non mi fa mancare nulla, gli amaretti continuano a piovermi in bocca, i grossi ossi sono per me, la zuppa pronta al mio risvegliarmi, tutta la casa a mia disposizione, ed ora che il caldo è soffocante, io cambio appartamento e letto ad ogni momento e guai a chi mi tocca”.

Un maltese tra Giuseppe e Giuseppina

Black non era l'unico cane nel cuore di Giuseppe Verdi. Oltre al mastino dal cuore d'oro c'erano anche altri cani di taglia medio grande che accompagnavano il compositore nelle sue passeggiate nelle campagne del piacentino (alcuni dei quali immortalati da un famoso ritratto di Verdi fatto dal pittore russo Metlicovich) e un piccolo maltese che gli aveva letteralmente fanno perdere la testa a detta di sua moglie, la cantante lirica Giuseppina Strepponi. “Il mio bianco Loulou che avete visto cucciolo è il più bel cane del mondo e oso dire anche il più fortunato. La fa da padrone con tutti e tutti gli obbediscono. Verdi ha la pazienza di camminare col suo cane sotto il mantello sistemato in modo che non gli rimanga fuori che il naso per respirare. La nostra casa di campagna avrà un nome e sarà quello di Loulou”.

Fa tenerezza immaginare il grande Maestro che incuteva un timore reverenziale innato in chiunque gli si trovasse di fronte, con un cagnolino sotto al braccio. E verrebbe da pensare a un’esagerazione della sua magnanima consorte se non fosse che scene simili se non più esilaranti sono state immortalate dalla pungente matita del celebre vignettista del tempo Melchiorre Delfico (Foto).

L'amico fedele

Basta inoltrarsi di qualche passo nel giardino di Villa Sant'Agata, vicino a Busseto, per avere una prova tangibile e toccante dell’amore che il maestro nutriva per i suoi quattro zampe nel piccolo monumento con l’iscrizione “alla memoria di uno dei miei più fidi amici”. Qui, sotto ai salici, giace Loulou, il piccolo maltese che in casa Verdi e nelle lettere dei coniugi trovava il posto più ampio e amorevole.

Per l'immagine si ringrazia Stefano Bianchi AIDA del "Club dei 27"

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