Casi gastronomici: tutto su chef Ruffi, il peggior cuoco italiano del mondo

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Le sue video-ricette sgangherate e respingenti fanno il pieno di like: chi è chef Ruffi, il cuoco che stravolge i canoni della cucina con ingredienti scadenti e piatti volutamente brutti.

Casi gastronomici: tutto su chef Ruffi, il peggior cuoco italiano del mondo

È il nuovo fenomeno della cucina, un dissacrante troll della tradizione culinaria italiana che su Facebook conquista più follower dei grandi chef stellati a colpi di ricette improponibili, sgradevoli o perfino immangiabili.

Stiamo parlando di chef Ruffi, un anti-cuoco che sui social riesce a ingaggiare più di Massimo Bottura o René Redzepi, ma la cui identità è per ora avvolta dal mistero.

Sono in tanti a credere che la sua (o quella del team che lo segue) sia un’operazione orchestrata a tavolino per ricavarsi un po’ di spazio nell’affollatissimo settore delle video-ricette.

Come fare a distinguersi da tutti gli altri? Facendo il contrario, dev’essere stata la risposta, ovvero realizzando piatti inguardabili, sgraziati e sbagliati: il successo verrà da sé. E in effetti così è stato, viste le orde di follower che lo seguono, spesso anche insultandolo, sui social.

Ma chi è davvero Ruffi? Di lui si sa davvero poco. L'unica cosa su cui non sembra ci siano dubbi è l'origine campana, considerato l'accento con cui racconta i suoi esperimenti.

Probabilmente lavora nella cucina di un ristorante inglese o americano, che è quello che fa da sfondo ai suoi tutorial, tra piani di lavoro raffazzonati, attrezzature improbabili e padelle visibilmente incrostate già prima di essere utilizzate.

Ruffi cucina indossando sempre guanti azzurri da lavapiatti, per stravolgere il DNA dei capisaldi della tradizione italiana: la carbonara con il basilico; la pasta precotta e “tenuta in caldo” prima di essere saltata in padella con l’immancabile panna; il tiramisù con la panna spray al posto del mascarpone; il ragù fatto con ketchup e glutammato a palate in non più di 5 minuti, perché bisogna smettere di "fare preparazioni come 200 anni fa".

In viso non lo si vede mai, ma con il suo linguaggio sgangherato è riuscito a creare dei veri tormentoni: la panna, aggiunta a tutte le preparazioni, è sempre "versatile"; gli ingredienti (ovviamente scadenti) devono essere "malgamati" e i clienti "non si sono mai lamentati".

Recentemente intervistato da Il Gambero Rosso, si è definito un “autodidatta” con un grande punto di riferimento: “La mia filosofia di cucina è come quella del grande Cannavacciuolo, rispecchia quella di un uomo, un ragazzo, dal temperamento forte e determinato”.

Rispetto ai cuochi stellati, però, riconosce una distinzione: “Loro fanno una cucina diversa; io al momento sto cercando di insegnare come cucinare i veri piatti tradizionali velocemente ed economicamente, ma con un sapore unico. Poi più in là farò anche dei piatti che io penso possano meritare qualche stelletta...”, assicura.

Ai potenziali clienti, chiede solo di fidarsi e di assaggiare i suoi piatti senza pregiudizi.  Si faccia avanti chi è disposto…

 

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