Tendenza Cat Cafè: dal Giappone a Torino, Roma e Milano

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La formula dei cat cafè, i bar dedicati agli amanti dei gatti, dilaga in tutto il mondo: da Tokyo a Milano. 

Cosa c’è di più rilassante che sorseggiare una tazza di cioccolata calda accarezzando il morbido pelo di un micio? Impazza in Italia e in Europa la formula del “cat cafè”, il bistrot a misura di gatto. Nato in Giappone, dove, per i regolamenti condominiali troppo restrittivi, avere un micio in casa è un lusso, il bar dei gatti è ormai diventato un fenomeno mondiale. Da Tokyo a Montreal, passando per Parigi, Vienna e Berlino, il cat cafè è approdato anche in Italia: a Torino, Roma e da poco anche a Milano.

Il concetto è semplice. Entri per un caffè, ti fermi per i gatti. E, seduto beatamente su un divano, ti godi il tuo break in compagnia degli amici a quattro zampe. Puoi chiacchierare, leggere, ascoltare musica o sorseggiare una bevanda calda. Lo spazio è intimo e accogliente come un salottino di casa, arredato con legno a vista e mobili in stile vintage. E i gatti sono liberi di scorrazzare tra i clienti, facendo le fusa, giocando e ricevendo carezze. Spesso si mettono in vetrina a osservare con aria felinamente indifferente il mondo esterno.

A disposizione dei felini giochi, passerelle sospese per saltellare e scalare le pareti, tiragraffi alti come piccoli alberelli e cuccette ricolme di cuscini dedicate al loro meritato riposo. L’angolo pappa e lettiera, di solito, è più isolato rispetto ai tavoli.

Il prezzo dei Cat Cafè? In media si spende dai 7 ai 10 euro (è compreso il servizio di “cat therapy”) per passare del tempo in un mare di fusa e miagolii, tra una carezza e una fetta di torta. Il tutto rispettando alcune piccole regole di buon senso. Ad esempio: gli avventori non possono dar da mangiare ai mici e devono evitare di svegliare i gatti che dormono. È possibile giocarci solo se sono “bisognosi di affetto” o si dimostrano disponibili. Meglio evitare, inoltre, grida e rumori forti per non scatenare le reazioni istintive tipiche del gatto spaventato. Ai gatti, ovviamente, è stato imposto il divieto di andare a cercarsi “coccole” in cucina.

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