Acqua: che sete di consapevolezza

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L'acqua da bere, da risparmiare, da scegliere con consapevolezza, da riconoscere anche quando è nascosta negli alimenti, da non sprecare.

Due diversi studi presentati a luglio illustrano due diversi aspetti di uno stesso grande tema: l'acqua da bere, da risparmiare, da scegliere con consapevolezza, da riconoscere anche quando è nascosta negli alimenti, da non sprecare.

È facile pensare all'acqua, nel periodo estivo. Ci è indispensabile per idratarci, per vivere, per rinfrescarci. In Italia ne usiamo circa 250 litri a testa, al giorno. Una piccola parte per bere, il resto per tutti gli altri usi.

Una sempre maggiore attenzione a questa preziosa risorsa si registra negli ultimi mesi, sia perché il 12 e 13 giugno si sono svolti due referendum proprio inerenti ai servizi di distribuzione idrica e alle tariffe, sia per la quasi concomitante presentazione a luglio di due studi che danno l'occasione di approfondire il tema.

In occasione della presentazione del Libro Blu contro lo spreco idrico, il Parlamento europeo ha chiesto di proclamare il 2013 "anno europeo contro lo spreco alimentare". Il rapporto evidenzia anche gli sprechi nascosti di acqua: in Italia nel 2010 se ne sono dispersi 12,6 miliardi di litri, l'equivalente di una fila di 1 milione e 300 mila camion cisterna della Protezione civile, all'incirca da Roma a Pechino. Colpa di 14 milioni di prodotti agricoli non raccolti, cibo gettato da mense e ristoranti, e di alimenti che per essere prodotti necessitano di quantità d'acqua sproporzionate. L'anno scorso in Italia sono stati impiegati 124 milioni di metri cubi di acqua per far crescere e maturare 177 mila tonnellate di mele, poi buttate per eccedenze commerciali. Sprecare 3,5 tonnellate di pomodori costa una perdita di acqua calcolata in 644 milioni di metri cubi, mentre per 3,4 milioni di tonnellate di olive coltivate ma non utilizzate si arriva a 6,5 miliardi di metri cubi di acqua. Sprechi che non si fermano nemmeno a tavola, dato che per portare in tavola una bistecca da 3 etti sono necessari quasi 5 mila litri d'acqua.

Mentre non ci accorgiamo dell'impronta idrica (così si chiama) degli sprechi e degli alimenti, l'idea di impronta ecologica sembra invece essere alla base di nuovi orientamenti degli italiani: il 74% dichiara di bere l'acqua del rubinetto. Le ragioni sono molteplici: il gusto, i controlli, la comodità, il risparmio, l'ecologia e il gusto su misura. Aqua Italia, associazione federata a Confindustria che raggruppa le aziende del settore del trattamento dell'acqua, rende noti i risultati di una ricerca commissionata all'istituto indipendente C.R.A. sulla propensione degli italiani al consumo di acqua del rubinetto a casa, con o senza gasatori domestici o impianti a osmosi inversa. Tre individui su quattro, infatti, bevono l'acqua del rubinetto, il 4% in più rispetto a 4 anni fa. Al primo posto emerge il gusto: il 29,8% degli intervistati dichiarano di berla perché è buona, dato sorprendente se comparato allo stesso del 2008 che si attestava solo al 2,1%. La seconda più importante ragione per la quale gli italiani sono propensi a bere l'acqua del rubinetto sono i numerosi controlli effettuati sull'acqua, dato che il 20,4% ritiene che il maggior controllo rispetto all'acqua imbottigliata sia una leva di grande importanza. A seguire, il 20,2% ritiene che un notevole vantaggio sia la comodità. Il 13% (unico dato in lieve calo rispetto al 2008 quando registrava il 20,5% delle preferenze) sceglie l'acqua di rubinetto per l'attenzione all'ambiente. Infine, nasce la nuova motivazione del gusto su misura, ovvero della possibilità di addizionare anidride carbonica per renderla frizzante, nel 6,9% dei casi. Attenzione all'ambiente che ora anche i produttori di acque in bottiglia mostrano di tenere in considerazione: dai nuovi formati di bottiglie da un litro con il 24% di plastica riciclata alle biobottiglie compostabili in Pla, anche il futuro dell'acqua sembra sempre più verde.

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