Innate, la patata transgenica approvata dagli Usa

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Il dipartimento dell’Agricoltura americano approva la coltivazione della patata transgenica Innate che diminuisce il livello di acrilamide nelle patatine fritte. 

Il dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (Usda ) ha approvato la coltivazione della patata transgenica Innate.

In contemporanea la commissione Ambiente del Parlamento europeo ha dato il via libera alla nuova normativa sugli Ogm: d’ora in poi ogni Stato membro potrà limitare o vietare le coltivazioni Ogm, sul proprio territorio, anche se autorizzate a livello europeo.

La patata Innate, un Ogm di seconda generazione realizzata dalla J. R. Simplot Company con sede in Idaho, ha in McDonald’s un grande sponsor: Simplot, infatti, è il principale fornitore di patate surgelate per la grande catena di fast food.

Non si tratta della prima patata Ogm autorizzata negli Usa, ma Innate è la prima patata non creata dalla Monsanto e la prima in quasi dieci anni dopo che le altre sono state un sostanziale fallimento.

Con la tecnica di interferenza dell’Rna è stato silenziato un gene della patata Innate in modo da ridurre la quantità di acrilamide, una sostanza che si crea durante la frittura e che è ritenuta potenzialmente cancerogena.

Secondo la Simplot l’acrilamide diminuisce del 50-75% rispetto alle normali patatine fritte inoltre, non diventa scura dopo che è stata pelata.

La decisione presa dall’Usda è importante perché potrebbe comportare l’autorizzazione della prima mela Ogm in Nord America: la Arctic Apple dalla polpa che non scurisce pochi minuti dopo averla sbucciata.

Quasi in contemporanea alla decisione americana la Commissione ambiente del Parlamento europeo ha approvato con 53 sì, 11 no e due astensioni la nuova normativa che prevede la possibilità per gli Stati membri di vietare le coltivazioni di Ogm sul proprio territorio anche se autorizzate a livello comunitario.

Questa decisone permetterà al nostro Paese di tutelare efficacemente le produzioni di qualità della filiera agroalimentare, evitando così il rischio di contaminazione legate alla diffusione di colture intensive di Ogm.

Foto © mjaud - Fotolia.com

Coltivazioni Ogm

Negli Stati Uniti ben il 90% delle coltivazioni di soia sono Ogm e quasi l’89% lo sono quelle di mais.
 

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