Strage di conigli d’angora: il NO delle case di moda

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Dopo la pubblicazione di un video di Peta su di un allevamento cinese di conigli, molte case di moda hanno interrotto la produzione di capi in lana d’angora.

L’associazione animalista Peta ha divulgato un video sconvolgente che mostra cosa si nasconde dietro a un morbido capo di lana in angora: conigli spellati ancora coscienti.

In questo video vengono denunciate le crudeltà compiute sui conigli d’angora in alcuni allevamenti della Cina da dove proviene la preziosa fibra.

La Cina con le oltre 4 mila tonnellate di pelliccia all’anno è infatti il principale produttore di lana d’angora del mondo a cui si rivolgono tutte le più importanti aziende d’abbigliamento europee

La procedura per ricavare la preziosa lana è davvero brutale: durante la tosatura i conigli, ancora coscienti, vengono legati con una corda al soffitto o immobilizzati su un cavalletto per strappare loro la preziosa pelliccia.

Il video, registrato furtivamente, da Peta Asia mostra anche le condizioni penose in cui vengono allevati i poveri animali, rinchiusi in gabbie anguste e luride, in mezzo alla spazzatura.

Dopo la pubblicazione del video, che in pochi giorni ha fatto il giro di Internet, si sono sollevate le proteste sdegnate dell’opinione pubblica mondiale e gli animalisti hanno denunciato l’allevamento cinese in questione.

Come conseguenza, anche le più grosse case di moda sono corse ai ripari prendendo una posizione precisa, ad esempio, i colossi H&M e C&A hanno comunicato di aver interrotto la produzione di capi in lana d’angora in attesa di effettuare opportuni controlli sui propri fornitori.

Anche le case di moda svedesi Lindex, Gina Tricot e MQ, e la danese IC Companys, si sono dette pronte a rinunciare alla lana di coniglio d’angora ma occorre precisare che tale posizione appare temporanea, almeno fino a quando non verrà fatta piena luce su tutta quanta la vicenda.

Foto © Alexandra Giese - Fotolia.com

Restituzione di merce

H&M ha fatto sapere che i clienti potranno restituire i campi in lana d’angora acquistati cambiandoli con un altro capo. 
 

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