Il figlio? Me lo faccio da sola: pro e contro secondo la psicologia

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Avere un bambino da donne single è una strada per tutte coloro che hanno un forte desiderio di maternità, ma che non hanno trovato il compagno giusto. Abbiamo chiesto a Manuela Genchi, psicologa e psicoterapeuta, quali sono i fattori a cui prestare attenzione per fare la scelta giusta.

Il figlio? Me lo faccio da sola: pro e contro secondo la psicologia

Nel 2015 Carmen Consoli ha deciso di mettere al mondo un figlio da sola, senza un uomo al suo fianco. «Stavo diventando grande - raccontava a Vanity Fair - e avevo voluto una vita che non mi aveva permesso di costruire un rapporto solido con un uomo che potesse diventare il padre dei miei figli. Poi ho visto Gianna Nannini diventare madre a più di 50 anni, sola. E ho pensato: “Allora si può fare”».

Questa esperienza, raccontata solo due anni fa, squarciò il velo su uno degli argomenti più scomodi per le donne: essere madri single? «Si può fare». Le vittime del bullismo da orologio biologico avevano una piccola e silenziosa exit strategy nel cuore, grazie alla cantante catanese: «Se non trovo l'uomo giusto, faccio un figlio da sola».

Carmen ricorda che la fecondazione assistita «è stata un'esperienza molto forte» e che oggi Carlo Giuseppe - questo il nome di suo figlio - le riempie la vita. Eppure nemmeno davanti a questa felicità le voci contrarie si tacquero. Tra le motivazioni più diffuse c'era quella secondo cui Carmen aveva fatto «un gesto egoistico». E forse non sono "egoisti" tutti quei genitori che, anche in due, mettono al mondo un figlio? Insomma, la polemica era - ed è ancora - più accesa che mai.

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Allora abbiamo deciso di chiedere un "parere tecnico". Manuela Genchi è psicologa e psicoterapeuta, nonché fondatrice di HelpingMama, una piattaforma di servizi dedicati alle mamme e ai papà che affrontano la nascita di un bambino. Con lei abbiamo affrontato i pro e i contro del mettere al mondo un figlio da donne single.

«Iniziamo col dire che non si può fare una distinzione tra mamma single e mamma in coppia. Si è mamme in entrambi i casi - specifica la dottoressa Genchi -. La questione è diventare genitore in una società in cui i ruoli non sono così distinti».

Secondo la specialista è infatti ormai riduttivo parlare di mamme e papà. Ci sono donne bravissime a fare i padri e viceversa. Pertanto, in una società in cui i contorni di queste figure sono - per fortuna - più sfumati, non si può ritenere uno dei due individui mancanti di qualche specifica caratteristica.

Veniamo alla questione egoismo. Dire «Se fai un figlio da sola, lo fai solo per te stessa» non è una verità assoluta. «L'importante - dice la psicologa - è arrivare alla scelta del figlio consapevolmente. Non si può entrare nella storia privata di un'altra persona. Del resto la scelta egoistica può essere anche quella di una mamma in coppia con un uomo che di figli non ne vuole». Le motivazioni biografiche che portano una donna - ma anche un uomo - a scegliere la genitorialità senza un compagno non si possono giudicare.

Tuttavia per essere davvero certi che sia quella la strada giusta da imboccare, Genchi suggerisce di fare un lavoro personale «fermarsi a riflettere su che cosa vuol dire diventare mamma, in modo da fare una scelta ponderata. Perché un conto è l'aspettativa, un conto è la realtà». Ovviamente un buon terapeuta non dirà mai alla sua paziente «Sì, fallo» o «No, non farlo».

«Si va a lavorare sui mandati familiari, sui modelli genitoriali, da cui di solito le persone si discostano o ripetono, sulla storia personale della paziente, ripercorrendo il passato e comprendendo le ricadute degli eventi sulla storia personale».

Inoltre, la terapia può essere determinante anche per sconfiggere gli effetti del bullismo da orologio biologico, che può essere all'origine della scelta del diventare mamme da sole. Bisogna anche considerare che «se uno sente la pressione, la sente in generale, non solo nella maternità - specifica Genchi - In quel caso si deve fare un lavoro più profondo per evitare che la propria scelta non sia davvero personale».

E, riferendosi proprio a tutte quelle donne che se non ti chiedono almeno una volta al mese «E tu, un figlio, quando lo fai?», la psicologa specifica: «Quando una persona ti mette pressione sull'argomento figli, sta manifestando una sua esigenza personale. Magari per loro è stata una scelta molto bella e quindi tendono a vedere che tutti dovrebbero farlo, per sottolineare quanto sono state brave loro prima».

Un altro fattore determinante per fare una scelta con consapevolezza è il tempo. «La pressione biologica per le donne è forte - sottolinea la psicologa - a 35 anni anche i ginecologi iniziano a consigliare di accelerare i tempi se si vuole un figlio. Ma bisogna darsi tempo per essere sicuri di fare la scelta migliore per se stesse, almeno un anno».

Se dopo una profonda analisi personale e l'eventuale conforto della terapia, si arriva a dire «Sì, voglio essere una mamma», sarà bene fare un inventario speciale: quello delle risorse emotive. «Bisogna avere la capacità di chiedere aiuto: nel caso si sia mamme single, si può chiedere sostegno alla famiglia, agli amici e ai parenti, anche ad altre mamme». La solitudine è la più grande minaccia a questo evento straordinario: bisogna non scordare mai che «per crescere un bambino ci vuole un villaggio». Inoltre, «ci si deve rendere conto dei propri limiti e soprattutto bisogna essere indulgenti con se stessi».

C'è chi dice anche «E se poi ti penti?», come se rimpiangere di aver fatto un figlio sia una specie di malattia che tocca solo le donne sole o non sposate. Negli ultimi anni le donne hanno trovato il coraggio di denunciare la scoperta di una maternità che gli si è ritorta contro, riscontrando solidarietà in molte altre mamme. Che si sia in coppia o solitarie, in quel caso si deve chiedere aiuto perché si ha la responsabilità di un bambino ora, su cui non può ricadere una scelta che non si condivide più «La maternità single non ha ricadute. Ma dipende dalla persona», specifica Genchi.

Potrà capitare di avere dei dubbi come «E ora come glielo spiego il motivo per cui non ha un papà?». In questo caso, «bisogna agire preventivamente: il bambino deve conoscere la sua storia. Con le parole giuste. Non si deve aver paura anche di raccontare il perché di questa scelta».

E a proposito di papà, non se ne parla mai, ma anche gli uomini possono coltivare il desiderio di genitorialità e soffrire per non aver trovato la compagna giusta con cui farlo. «Siamo nello stesso territorio psicologico delle donne. E anche qui bisogna sapere a che cosa si fa incontro». Ma se ci si ferma per un attimo a pensare a questa situazione, a generi inversi, si può percepire la difficoltà degli uomini e la quasi impossibilità di realizzare questo profondo desiderio umano da soli.

Basti pensare solo alla questione "pratica". Una donna può ricorrere alla fecondazione assistita all'estero o qualche "donatore" spontaneoattenzione ai pericoli e alle conseguenze legali circa la scelta del donatore», dice Genchi). Ma un uomo deve cercare un corpo intero che lo aiuti a realizzare il suo ruolo di genitore. Ben altra faccenda. Inoltre, ci sono le conseguenze sociali. «Una donna che fa un figlio da sola è più accettata del contrario perché si crede che essere mamma è più importante che essere papà: è un pregiudizio molto diffuso».

Allora c'è chi sceglie la co-genitorialità. Si tratta di una divisione dei diritti e delle responsabilità dei genitori (omosessuali ed eterosessuali) nei riguardi dei bambini. In questo caso, che si sia una coppia o meno, single, sposati o divorziati, o due individui dello stesso sesso, si sceglie di partecipare al processo di crescita di un bambino. Se si decide di intraprendere questa strada, Genchi consiglia di riflettere bene sulle implicazioni e, in caso di dubbi, fare un percorso psicologico individuale per affrontare al meglio la scelta.

Infine, dato che l'adozione per persone single in Italia non è permessa, è bene ricordare la pratica dell'affido. «Quando si ha un grosso desiderio di essere genitori, si può scegliere anche di accompagnare un minore per un pezzo della sua vita. Ci sono tanti bambini che necessitano di aiuto tramite l'affido, più che in adozione».

Se le idee sono ancora confuse e il cuore vi batte all'impazzata, i consigli da seguire sono semplici. Prendetevi tempo, ragionate. Valutate i pro e i contro di questa scelta nella vostra vita, che è solo vostra e che solo voi potete giudicare. Non fate confronti con altri e non paragonate il vostro percorso, unico e personale, a quello degli altri. Soprattutto, non fatevi prendere dalla fretta. La scelta giusta è lì a portata di mano: dovete solo essere pronte a vederla. 

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