Aborto e obiettori di coscienza: la situazione in Italia

Guida Guida

Un recente caso di cronaca riapre il dibattito su aborto e obiettori di coscienza: in Italia i numeri tra i più alti al mondo.

E' di pochi giorni fa il drammatico caso di una mamma di Catania morta al quinto mese di gravidanza, insieme ai suoi gemellini. Alla base molto probabilmente il mancato intervento di un medico di turno che si sarebbe rifiutato di praticare l'aborto per questioni etiche.

Il caso ha infatti riaperto il dibattito su aborto e obiettori di coscienza, portando alla luce dei dati piuttosto sconfortanti, specie per quello che riguarda la situazione del nostro paese.

In Italia infatti, stando a una relazione del Ministero della Salute, 7 ginecologi su 10 si rifiutano di effettuare interventi di aborto per questioni etiche.

Non è raro infatti che una donna che decida di interrompere la gravidanza debba rivolgersi a un'altra città per vedere riconosciuto il proprio diritto all'aborto, sancito da una legge dello stato che risale a ben 38 anni fa.

In alcune regioni, in modo particolare, i dati sarebbero davvero allarmanti: in Molise infatti sembrerebbe registrarsi il dato più elevato con una percentuale del 93,3% di ginecologi obiettori. Seguono il Trentino con il 92,9%, e la Basilicata con il 90,2%. Insomma, si tratterebbe di regioni in cui la quasi totalità dei ginecologi si dichiarano obiettori di coscienza.

I numeri invece cambiano sensibilmente in Sardegna, dove il 49% dei medici si dichiara obiettore di coscienza e in Valle d'Aosta dove accade nel 13% dei casi.

In Italia oltre ai ginecologi, si dichiarerebbero poi obiettori di coscienza gli anestetisti (49%).

Il dibattito porta inevitabilmente a volgere lo sguardo agli altri paesi, dove in molti casi la situazione è ben diversa: in Francia, ad esempio, gli ospedali sono obbligati a garantire il servizio di interruzione di gravidanza, mentre in Svezia non è nemmeno contemplata l'obiezione di coscienza.

 

© Kzenon - Fotolia.com

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