Come spiegare ai bambini cosa è successo a Parigi

Guida Guida

È giusto raccontare ai nostri bambini quello che è successo a Parigi? E come farlo nel modo migliore? Il parere dell'esperta.

Fatti come quelli accaduti a Parigi rappresentano soltanto un anello di una lunga catena di atrocità di cui sentiamo parlare ogni giorno in tv e sui giornali.

Spesso sono proprio i bambini a chiedere spiegazioni riguardo a vicende tragiche di cui sentono parlare alla televisione. Come fare allora?

Abbiamo fatto qualche domanda in proposito alla Dottoressa Chiara Cossio, Psicopedagogista esperta in interventi clinici e sociali.

  • Dottoressa, è giusto spiegare ai bambini fatti tragici come quelli di Parigi? E se sì, da che età si può affrontare l'argomento?

"Dunque, non è necessario entrare nel dettaglio, a meno che non abbiano preso visione di immagini cruente e dirette e quindi ci facciano una domanda esplicita. Questi fatti sono inspiegabili per noi adulti e non possono entrare nella mente di un bambino. Di fatto, i bambini che hanno meno di 6 anni rischierebbero di confondere quanto è accaduto con le paure.  Se i bambini invece hanno dai 6 anni in su possiamo parlare di quello che è successo, ma senza entrare nei dettagli e nei giudizi, evitando quindi, nel caso specifico, di nominare Islam, Isis, religione o il numero delle vittime. Al contrario può essere utile condividere con i bambini dei rituali che possano farli sentire vicini a chi soffre in questo momento: una preghiera, un pensiero legato ad un palloncino, una candela accesa... gesti insomma che normalmente faremmo quando vogliamo ricordare qualcuno. La ritualità infatti aiuta a dare una cornice di senso. Questo chiedono i bambini: di sentirsi rassicurati e di sapere che saranno protetti e che gli adulti tutti, di tutto il mondo, stanno lavorando per fermare le persone che fanno azioni cattive. Dobbiamo sottolineare l'eccezionalità dell'evento".

  • Qual è il modo migliore per spiegare ai bambini gli avvenimenti di Parigi? 

"Con i più piccoli si puo' parlare del bene del male e delle cose giuste e sbagliate, del fatto che vi sono persone che fanno cose cattive: non esistono persone cattive ma persone che compiono azioni cattive o buone. E' importante mettere sempre in salvo l'aspetto umano, l'errore e lo sbaglio... umanizzare il limite. Credo anche che sia fondamentale lasciare liberi i bambini di raccontarci quello che provano, senza aggiungere i nostri commenti adulti: la spiegazione verrà da sè perché lo sguardo di un bambino è spontaneo e immediato. Nel mio studio ho ascoltato bambini sconvolti dagli eventi della guerra che hanno trovato normale disegnare carri armati buoni e cattivi, parole di pace e speranza ma anche strategie di superamento, come Emma che dice alla madre: "Mamma non preoccuparti se arrivano a fare la guerra anche da noi: noi andiamo in campagna nel bosco e invitiamo tutti perché ci sono tanti nascondigli dove ripararci... poi li convinciamo che siamo tutti amici e facciamo un patto..."
 
  • Cosa possiamo fare per evitare che i bambini crescano con la paura o, peggio, con pregiudizi di razza o religione?

"Educarli alla pace, alla giustizia ed al pensiero libero con costanza e credibilità. Bisogna mostrare loro che la vita è fatta di pace, di guerra, di gioia e di tristezza, imparando a riconoscere e a nominare anche le cose che ci fanno male. La prima regola, valida in ogni caso, è non avere fretta, non dare risposte approssimative e non sentite. L'importante è quindi trovare il tempo per rispondere, evitando un atteggiamento poco spontaneo e pericoloso. Concludo con un bellissimo pensiero di Sant'Agostino :

"La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno ed il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle". (Sant'Agostino)

© ulkas - Fotolia.com

Per essere sempre aggiornato sugli ultimi contenuti di DeAbyDay, clicca sulla nostra Homepage!
Genitori e bambini
SEGUICI