Come spiegare il lutto ai bambini

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La morte è uno dei temi più diffici da trattare, soprattutto con i più piccoli. Ecco allora i suggerimenti dell'esperta per i genitori.

Può capitare che siano i bambini a rivolgerci la fatidica domanda "dove si va quando si muore?" o che invece sia una situazione contingente, come un lutto improvviso, a costringerci a trattare l'argomento.

Sta di fatto che spiegare il lutto ai più piccoli è una delle cose più difficili e delicate.

Tuttavia, anche se può sembrare un tema troppo complesso, è necessario aiutare i bambini a comprendere il significato della morte

Come fare? Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Chiara Cossio, Psicopedagogista esperta in interventi clinici e socaili.

  • Dottoressa, da che età è possibile spiegare la morte ai bambini? È bene aspettare che siano loro a farci delle domande?

Come esperta nelle relazioni familiari e psicopedagogista, spesso mi sono trovata ad approfondire la tematica della morte, consapevole che la scoperta della morte, quale fatto che appartiene alla vita di ogni essere vivente, è una tappa evolutiva che anche i bambini devono affrontare per un sano e pieno sviluppo di sé. Nella vita quotidiana sono molteplici le situazioni che possono far accendere nei bambini le domande sulla morte.

Di fatto quando il bambino manifesta, attraverso la sua curiosità o attraverso il suo malessere, il bisogno di parlarne spontaneamente, è importante assecondare questo processo. La motivazione che dovrebbe portare gli adulti al dialogo,  su questo importante tema,  non deve nascere solo per soddisfare la curiosità del bambino, ma soprattutto dal desiderio di aiutarlo a capire, rispettando le sue fasi di sviluppo.

Comprendere la morte e accettarla è un apprendimento importante, i bambini hanno le risorse per farlo, l’importante e non lasciarli “soli” in questo viaggio di conoscenza.

Le occasioni che possono stimolare la curiosità dei più piccoli, specialmente nella nostra società ricca di strumenti di comunicazione, sono numerosissime: tv, giornali, ma anche semplicemente lo studio degli eventi storici a scuola. Non è possibile sottrarre i figli a queste informazioni, insomma, anche con una selezione attenta. Quindi il bambino “sa” che esiste la morte, ed è sano e normale che senta la curiosità di saperne di più.

Per quanto riguarda l'età non c'è un'indicazione precisa: è quella in cui nostro figlio pone di propria iniziativa delle domande. La risposta non può non arrivare. Sarà diversa, ovviamente, a seconda di un insieme di fattori, primo fra tutti l’età, ma anche la maturità, la sensibilità del piccolo, il livello di serenità presente nella sua vita e il legame con la persona scomparsa, se le domande nascono in occasione della perdita di un congiunto. Credo che verso i  2-3 anni di età il bambino sia in grado di farsi una propria idea di ciò che può essere e rappresentare la morte, anche se prima dei 7 anni questa viene comunque vissuta come qualcosa di temporaneo, protratto nel tempo ma non definitivo.

  • Qual è il modo migliore per parlarne con i piccoli?

Non è ipotizzabile una risposta standardizzata che vada bene per tutti, ma è bene adattare la conversazione alle reali possibilità del bambino.

Credo che un ottimo strumento possa essere l'utilizzo delle fiabe. Nelle fiabe tutti i sentimenti, dai più felici ai più critici e distruttivi, sono rielaborati attraverso la storia dei personaggi e offrono al bambino la possibilità di vedere proiettate le proprie emozioni nelle vicende di altri. Leggere e ascoltare fiabe è un’esperienza che ha un intenso valore affettivo e cognitivo: attraverso un racconto il bambino può identificarsi con i protagonisti ed essere coinvolto dal punto di vista emozionale, quindi “educarsi alle emozioni” e alla fine diventare consapevole che tutto è risolvibile. Dare parole alle emozioni dà la possibilità di possedere e quindi elaborare quello che si prova. L’uso della letteratura per l’infanzia è uno degli strumenti che l’adulto ha a disposizione per dare avvio ad un dialogo anche su un tema complesso come la morte. Esistono libri di fiabe molto ben strutturate, utilizzabili per educare il bambino alla morte o per accompagnare il bambino dentro la dimensione della perdita e del lutto. È bene che siano i genitori a scegliere e a leggere prima il testo in  modo da "connetterlo" poi con la propria esperienza familiare diretta oppure ad esperienze indirette apprese anche "per caso" e sollecitate dagli eventi.

Credo infine che la mitica frase del Piccolo Principe "Non si vede bene che con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi"  ci insegni proprio questo : possiamo imparare molto dai bambini che di per sé hanno già le risposte anche a domande "cosmiche" e che attendono solo le nostre conferme... 

Credit © pololia - Fotolia.com

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