Come gestire il pianto del neonato

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Il pianto dei neonati spesso ci risulta incomprensibile e ci fa sentire inadeguati perchè non sappiamo cosa fare, come farlo smettere. I consigli di un'esperta ci aiutano a capire e gestire il pianto dei neonati.

Tutti i neonati piangono, anzi il pianto è il primo grande segnale che lanciano nel mondo al momento della nascita. In qualsiasi sala parto il primo sonoro pianto di un neonato è accolto dagli adulti con gioia, entusiasmo e sollievo.

Per qualche motivo però, poco dopo le cose cambiano e i genitori non sono più così felici del pianto del loro bambino. Passano i giorni e i mesi e i genitori si trovano spesso in difficoltà perchè non riescono a interpretare il pianto del loro bambino e soprattutto non sanno come gestirlo.

Il pianto dei bambini è la loro lingua. Prima regola: mai ignorarlo

Il pianto è il primo strumento che un bambino ha a disposizione per comunicare con noi. Un neonato non ha ancora a disposizione le parole, nè una forma complessa di comunicazione. Il pianto è l'unico modo che ha per richiamare la nostra attenzione o esprimere il suo stato fisico ed emotivo. E ogni neonato ha la sua voce, il suo mondo espressivo.

  • Il pianto di un neonato può essere scatenato da molti motivi ed è importante, ogni volta, capire, per poter intervenire in modo efficace.
  • Ogni neonato dunque, nel complesso mondo di relazione che vive con i suoi genitori, la sua famiglia e l'ambiente in cui si trova, utilizzerà il suo repertorio personale di pianto, per comunicare con l'esterno.

Non è vero che i bambini si viziano. Seconda regola: Il pianto va ascoltato sempre e va data risposta

Esistono vari tipi di pianto:

  • il pianto per fame
  • il pianto per dolore fisico
  • il pianto di stanchezza
  • il pianto per fame
  • il pianto di paura
  • il pianto di richiamo
  • il pianto di tristezza

E ognuna di queste condizioni ha un suo preciso tipo di pianto. Differenze nel ritmo, nell'intensità e nelle pause, ci possono aiutare a comprendere di che tipo di pianto si tratta e rispondere nel modo migliore.

  • La Dott.ssa Daniela Lenti Boerio, docente di psico-biologia e psicologia fisiologica all’Università della Valle d’Aosta, ha condotto degli studi molto approfonditi sul tema. La Dott.ssa infatti ha studiato centinaia di pianti di neonati, cercando di fare una classificazione, come in una specie di dizionario del pianto infantile, dove ad ogni tipologia corrisponde un significato.

Secondo la Dott.ssa Lenti Boerio esistono delle caratteristiche fondamentali in ogni pianto che, i genitori, col tempo possono imparare a riconoscere.

  • Nel pianto per stanchezza, ad esempio,  il bambino inizia a piagnucolare piano, poi intensifica il timbro, fino ad arrivare ad un intenso pianto.
  • Il pianto da fame invece è fatto di piccoli singhiozzi, simili a dei versetti o dei sospiri, accompagnati da un movimento delle labbra come per voler succhiare

Il consiglio è di prestare attenzione a questi segni caratteristici e intanto stabilire subito il contatto fisico con il bambino.

  • Se il pianto è ad intermittenza spesso il neonato piange per noia o piuttosto perchè è stato lasciato da solo, o perchè è sveglio nel suo lettino e ha bisogno di rientrare in contatto con noi che siamo altrove. Qualche volta può essere un pianto dovuto a qualche colichetta.
  • Il pianto per dolore è piuttosto riconoscibile perchè è molto forte e vigoroso. Il neonato piange e urla disperato. Capita ad esempio quando gli state dando il latte troppo caldo o quando l'acqua del bagnetto è troppo calda, o quando si sta facendo male per qualche motivo.

Cosa fare?

Abbracciatelo, sempre. Prendetelo in braccio, coccolatelo, confortatelo.

  • Se è stanco, abbassate i ritmi e gli stimoli sonori e visivi e aiutatelo a rilassarsi per accompagnarlo al sonno. Se non vuole dormire, non importa. Ha bisogno di riposarsi e del contatto fisico con voi. Ha bisogno di protezione.
  • Se ha fame, la risposta è il cibo.
  • Se ha dolore cercate di capire la causa e mantenete sempre il contatto fisico di protezione perchè un neonato può anche essere spaventato dal dolore.
  • Se il pianto è di richiamo, la risposta migliore è la vostra presenza. Ha bisogno di voi, del vostro odore, del vostro calore fisico, del suono della vostra voce. Ha bisogno di sapere che ci siete.

Per approfondire: www.univda.it

photo credit: Zamboni. via photo pin cc

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