Matisse Arabesque, la mostra alle Scuderie del Quirinale

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Alle Scuderie del Quirinale, fino al 21 giugno, sarà di scena un Matisse inedito: in mostra tanti capolavori ma anche oggetti, manufatti e maschere.

Arriva a Roma, presso le Scuderie del Quirinale una grande mostra che mette in scena gli aspetti più insoliti di Henri Matisse uno dei più noti artisti del ventesimo secolo.

Esponente di spicco del fauvismo e principale rivale di Picasso, Matisse svolse per decenni la sua attività pittorica nel quieto ambiente familiare, lontano dai clamori della vita mondana.

La mostra dal titolo "Matisse Arabesque", a cura di Ester Coen, è visitabile fino al 21 giugno e, oltre ad alcuni dei capolavori di Matisse, espone oggetti, suppellettili, utensili, abiti e maschere svelando aspetti meno conosciuti dell’artista francese come l’interesse per l'orientalismo e la decorazione.

La mostra ci fa conoscere un Matisse rimasto nell'ombra rispetto la fama dei celebri dipinti che hanno reso il pittore, il principale esponente della corrente artistica dei Fauves

Matisse, influenzato dai lavori dei post-impressionisti come Paul Cézanne,  Gauguin, Van Gogh e Paul Signac, ma anche dall'arte giapponese, fece del colore l'elemento cruciale dei suoi dipinti.

Alle Scuderie del Quirinale, grazie a Matisse, entrano i colori dell'Africa del Nord e dell'estremo Oriente: l’artista francese amava confrontarsi con l’arte degli altri continenti oltre che con il primitivismo.

Nel 1906 Matisse si recò in Algeria e nel 1910 visitò l'Esposizione d'arte maomettiana a Monaco di Baviera: viaggi che si insieme a quelli fatti in Marocco furono fondamentali per tutta la sua arte.

Nelle sale delle Scuderie dedicate all’esposizione non c’è spazio solo per i dipinti ma anche per le acqueforti, per i disegni di profili femminili e per i disegni di alberi, piante e fiori. E poi è possibile ammirare gli abiti e costumi che vennero realizzati per i balletti dello spettacolo "Chant du Rossignol" del 1920.

Foto Credit www.ghigliottina.it

Fauvismo

La corrente artistica del fauvismo (da fauves ovvero belve, selvaggi) era così chiamata per la selvaggia violenza espressiva del colore, steso in tonalità pure.
 

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