Come rispondere alle 3 domande più temute ai colloqui

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Federica Gabardi

Con la giusta preparazione, possiamo trasformare le risposte ad alcune classiche domande in un momento di opportunità per raccontare di noi e dei nostri superpoteri.

Ecco, nel concreto, come affrontare le risposte alle domande che più comunemente vengono poste a un colloquio di lavoro. Per arrivare preparati e sicuri di noi stessi il giusto per fare al meglio delle nostre possibilità.

QUAL È IL TUO PUNTO DI FORZA?

Il fatto che si tratti di una richiesta su un vostro punto di forza (e non su una debolezza) non deve farvi abbassare la guardia. La preparazione per questo tipo di domanda si suddivide in due fasi.

Fase 1: passa in rassegna le tue abilità, capacità, conoscenze e attitudini. Traducile in momenti di vita lavorativa in cui questi punti di forza ti hanno aiutato a fare la differenza. Potrebbe esserti di aiuto recuperare il lavoro svolto sulla personal swot e sui talenti.

Fase 2: analizza la job decription del lavoro per cui stai facendo un colloquio e annota quali sono le competenze e le abilità chiave per quel ruolo. Confronta le due liste e scoprirai naturalmente ciò su cui concentrare l’attenzione.

Un esempio per te: “Ho una buona penna e ho lavorato in un ufficio stampa e in una piccola redazione mettendo a punto uno stile che si adattasse a ogni singolo contesto. Nella posizione di junior brand manager potrò efficacemente redigere testi con finalità diverse: dai comunicati stampa classici ai testi per il web.”

QUAL È IL TUO PUNTO DI DEBOLEZZA?

Sul parlare dei propri punti deboli si potrebbe aprire un trattato: sono sicura che ognuna di noi si sia già ritrovata nella situazione di sottolineare in anticipo e in modo totalmente gratuito un difetto, fisico o caratteriale che sia. Questa volta ce lo chiedono, quindi non possiamo tirarci indietro, ma prepararsi è d’obbligo.
Ecco alcune regole:

Punto 1: tutti hanno dei punti debolezza. Vietato quindi minimizzare proponendo difetti tipo “lavoro troppo”, non la daremmo a bere a nessuno.
Punto 2: raccontate di un difetto sui cui avete/state lavorando. In questo modo potrete sottolineare il miglioramento in corso. Questa attività contribuirà al racconto che farete di voi tra una risposta e l’altra. Darsi da fare è sicuramente un buon punto a nostro favore. Potete anche citare dei corsi che avete fatto per colmare questa lacuna.
In generale potete anche analizzare le competenze e i punti di forza necessari per la posizione per focalizzarvi su una vostra lacuna non essenziale per quel lavoro. Ricordatevi di essere comunque voi stesse, se vi sceglieranno sarà il tempo a raccontare di voi.

Un esempio per te: “Mi è capitato diverse volte di uscire da una riunione senza aver condiviso i next step tra tutti i partecipanti, lasciando che ognuno interpretasse a modo suo e avesse quindi aspettative diverse sulle cose da fare. Mi sono data la regola di aprire e chiudere i meeting e le mail con un recap di dove eravamo e di quali saranno le prossime mosse.

COME TI VEDI TRA 5 ANNI?

Non abbiamo la sfera di cristallo e non possiamo sapere dove saremo tra 5 anni ma è auspicabile avere un indirizzamento. Proviamo a riformulare dentro di noi la domanda per capire come impostare la risposta. “Svolgendo questo lavoro contribuirò a realizzare il progetto che ho per me? Quali competenze e capacità mi farà acquisire?”. L’obiettivo è capire se c’è corrispondenza tra ciò che desideriamo per il nostro futuro e il lavoro per cui stiamo sostenendo il colloquio. Serve tanto a noi, tanto a chi ci sta intervistando per capire se siamo motivate anche nel medio lungo periodo. Prima di rispondere segui queste istruzioni:

 

Punto 1: sii ambiziosa ma realistica. Va bene mostrarsi desiderosi di crescere ma nel giusto tempo e modo. Documentati sull’azienda e sulle sue persone, scoprirai molte informazioni che ti daranno la possibilità di sintonizzare la tua risposta.

Punto 2: parla di sviluppo professionale e di competenze conquistate sul campo. Sarai chiara e non vaga.

Punto 3: racconta del contributo che puoi dare. Anche il lavoro è un luogo di scambio, ed è bello far vedere che come dipendente sei pronta a contribuire con le tue risorse.

Un esempio per te: “In 5 anni di lavoro in redazione diventerò un punto di riferimento per il contenuto di self empowerment e affinerò le mie doti di comunicazione.

Foto © zakokor - Fotolia.com
 

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