Giocare con i tempi lunghi

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È uno dei maggiori colpevoli delle fotografie che siamo costretti a cancellare perché riuscite mosse: stiamo parlando del tempo di esposizione.

È uno dei maggiori colpevoli delle fotografie che siamo costretti a cancellare perché riuscite mosse: stiamo parlando del tempo di esposizione, ovvero l'intervallo in cui l'otturatore rimane aperto per lasciare passare la luce (e con essa l'immagine) in direzione del sensore digitale o, oggi più raramente, della pellicola. La regola di base è semplice: meno illuminato è il soggetto, più deve essere lungo il tempo di esposizione in maniera che si “accumuli” sulla superficie sensibile della fotocamera una quantità di luce sufficiente a restituire un'immagine comprensibile.

Più lasciamo aperto l'otturatore, però, e più il risultato del nostro scatto sarà sensibile al movimento: sia quello del soggetto ripreso, sia quello involontario delle mani che reggono la macchina fotografica, magari indotto dal respiro. Ovviamente una parziale soluzione a questo problema è rappresentato dai treppiedi, che tuttavia richiedono attenzione dal momento che in moltissime città italiane il loro utilizzo è considerato alla stregua di occupazione di suolo pubblico – pochi lo sanno, ma se non si dispone di un apposito permesso un vigile poco comprensivo potrebbe affibbiare una multa!

Come regolarsi allora per conciliare tempi lunghi e soggetti in movimento? Posto che non possiate ricorrere ad accorgimenti per abbreviare i tempi come ricorrere a un flash, aumentare la sensibilità ISO o aprire ulteriormente il diaframma per fare passare più luce a parità di tempo, non vi resta che fare di necessità virtù e approfittare dell'occasione per ricavare una foto d'effetto, magari allungando ancora di più i tempi di esposizione:

  • con la camera a mano, seguite il soggetto nel suo movimento. Otterrete un'immagine nella quale il soggetto resterà nitido mentre lo sfondo risulterà mosso, come nella foto qui sopra, suggerendo oltretutto un'idea di dinamismo e velocità
  •  avvalendovi di un treppiede, provate a fotografare la vostra città di notte. Più è lungo il tempo di esposizione, più lunghe saranno le scie luminose lasciate dai fari della auto – a voi sperimentare fino a trovare il giusto equilibrio per trasformare le strade in serpentoni di luce colorata
  • l'acqua in movimento – come un fiume o una cascata – permette di ottenere un interessante effetto soffuso trasformando gli spruzzi in vere e proprie “nuvole” omogenee. Si può sperimentare anche con la pioggia: più lungo il tempo di esposizione, più lunghe appariranno le gocce d'acqua fino a creare una sorta di nebbia.

 

Fotografia di ProfDEH

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