Culti pagani tra i monti romani

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La via Sacra per visitare i templi di Giove, Diana e Minerva

Una lunga processione si stacca dalle radici del Monte Cavo e, come un serpente, si arrampica lentamente lungo i fianchi dell’antico vulcano. I sacerdoti guidano la folla di fedeli, alcuni giovani donne sfilano portando le offerte al tempio di Iuppiter Latiaris sulla cima dell’altura: formaggi, vini e agnelli. Dopo il sacrificio del toro bianco, un grande falò illumina la serata e sancisce il termine dell’ennesima celebrazione delle Feriae latinae.

Antica via che si addentra tra gli alberi secolari del Parco dei Castelli, alle porte di Roma, la Via Sacra rappresenta il cuore di quel percorso che tocca gli antichi luoghi sacri laziali tra archeologia indigena, greca e romana, templi e santuari. Lastricata in basalto, veniva percorsa a piedi da Latini, Ernici e Volsci, popoli pre-romani, durante i pellegrinaggi al tempio del Giove Laziale, sulla cima del Monte Cavo.

Seguire questi antichi sentieri significa riscoprire l’antica sacralità che impregnava i Monti Albani e che la storia fa risalire alla tradizione greca, in particolare a quella che racconta dell’arrivo di Enea in Italia: secondo la leggenda la vicina città di Alba Longa fu fondata da Ascanio, figlio di Enea, che proprio in seguito allo stanziamento decise di dedicare il santuario di Cavo al padre degli dei. Nel medioevo il tempio venne trasformato in eremo e successivamente divenne un monastero; oggi, nonostante le proteste della gente del posto, il paesaggio è purtroppo deturpato da numerosi tralicci che infestano la cima del colle e che stridono con l’atmosfera quasi magica del luogo; nonostante ciò, ripercorrere la strada sacra come un seguace dell’antico paganesimo e ammirare da lassù la splendida vista del Parco Naturale dei Castelli Romani è comunque un’esperienza emozionante e suggestiva.

Prima di risalire il monte, il cammino si specchia nelle acque del lago di Nemi e si addentra nel bosco sacro, raggiunge il tempio dedicato a Diana Nemorensis, dea dei boschi e della caccia, il cui culto è tradizionalmente associato a rituali sanguinari e cruenti, e uscendo incontra il Museo delle Navi, dove sono esposti i resti di alcuni modellini di imbarcazioni romane ritrovate nel lago stesso.

Ripercorrendo a ritroso il cammino di Enea ci ritroviamo a Pratica di Mare, in provincia di Pomezia, luogo in cui i cronisti situano lo sbarco dei sopravvissuti da Troia. Nei pressi della città, esterno al perimetro cittadino, si trova il santuario di Minerva, dea protettrice dei giovani fanciulli prossimi ad affrontare quell’importante passaggio dall’infanzia all’età adulta, ma anche divinità legata ai riti per la fertilità.

Dagli scavi del sito sono state ritrovate alcune statue, ricchissime di particolari, e alcuni oggetti appartenenti alla sfera della fanciullezza, come trottole e balocchi, sotterrati all’interno della fossa votiva per simboleggiare l’abbandono dell’infanzia. Oggi i reperti sono raccolti e conservati pressoil Museo Archeologico Lavinium a Pomezia, dove è inoltre possibile ammirare la statua di Minerva, un tempo collocata all’interno del Santuario.

Una sala è interamente dedicata alla figura del mitico fondatore di Lavinium e alla rievocazione del suo viaggio: un video riproduce immagini, suoni e scene della fuga da Troia, fino alla fondazione della nuova città.

Viene dato particolare risalto anche all’atmosfera ieratica che caratterizza tutta la zona, in un’area apposita la voce di un sacerdote virtuale racconta e descrive i riti che probabilmente venivano praticati presso l’Heron di Enea,un sepolcro a tumolo risalente al VII a. C., che la leggenda descrive come la tomba dell’eroe stesso, e il santuario delle tredici are, entrambi importanti siti dell’area archeologica dell’antica Lavinium.

Per completare il tour è possibile visitare le vicine sorgenti sulfuree di Solforata di Pomezia, con il laghetto dalle caratteristiche acque color sangue, sulle cui sponde si apre la grotta di Fauno, abitata dal progenitore dei Latini, il nonno di Lavinia, la moglie di Enea.

Tutta questa zona del Lazio è intrisa di mitologia, sacralità, misticismo e magia: lungo l’antica strada di pietra e in questi luoghi immersi nel silenzio dei boschi laziali l’impressione è sicuramente quella di essere tornati indietro nel tempo, quando la civiltà romana stava nascendo.

Museo Archeologico di Pomezia
Pratica di Mare, via di Pratica, 00040 (RM)
Tel: 0691984744
www.museopomezia.it              

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