L'uomo venuto dal ghiaccio al Museo archeologico di Bolzano

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Un emozionante viaggio nelle Alpi di 5.000 anni fa alla scoperta dell'uomo che viveva a quei tempi: Otzi.

Qualche migliaio di anni fa le Alpi erano come le vediamo adesso: vette severe, valichi insuperabili, neve e ghiacciai, una natura generosa ma comunque da rispettare. L’uomo viveva in questo ambiente, adattandosi senza grossi problemi, nonostante gli inverni freddi e bui e l’inclemenza delle condizioni atmosferiche.

Nel 1991 una fortunata coincidenza ci ha permesso di incontrare uno di questi uomini: il suo nome è Ötzi.

Chi vuole conoscerlo può andare a fargli visita a Bolzano, al Museo Archeologico dell’Alto Adige.

Ma da dove viene esattamente? Il versante settentrionale della val Venosta, a ovest di Bolzano, è percorsa da numerose valli, fra cui la val Senales. Ai confini della val Senales si elevano vette superiori ai 3.000 metri, che marcano il confine con l’Austria: il Similaun (3.602 m), le cime Nere (3.624 m), i monti della giogaia di Tessa.

A queste montagne fa capo anche la piccola e incontaminata valle di Ziel (Zieltal), che si dirama direttamente dalla bassa val Venosta. Proprio in questa zona, nel settembre 1991 il ghiacciaio del Similaun lasciò affiorare, a circa 3.200 metri, un corpo umano mummificato risalente a oltre 5.000 anni fa. Furono due escursionisti tedeschi che, avendo perso il sentiero, si imbatterono in questo corpo immerso nell’acqua di fusione del ghiacciaio, e pensarono che si trattasse di qualche alpinista sfortunato. I resti furono recuperati dal soccorso alpino insieme ad alcuni oggetti, e portati a Innsbruck.

In seguito fu appurato che il ritrovamento era avvenuto in territorio italiano; fu comunque data all’istituto di preistoria e protostoria dell’Università di Innsbruck l’autorizzazione a condurre subito le ricerche archeologiche successive alla scoperta, quindi, nel 1998, l’uomo e tutto il materiale ritrovato nel sito furono portati in Italia.

Il museo che ospita Ötzi (nome affettuoso derivato da Ötztal, la valle austriaca che dà il nome a quella porzione di Alpi) gli ha ormai dedicato quasi tutti i suoi 1.200 metri quadrati. Il corpo stesso (si tratta di una mummia umida e naturale, unica al mondo) e gli oggetti sono una fonte pressoché inesauribile di informazioni su di lui e sull’epoca in cui ha vissuto.

La datazione con il carbonio 14, per esempio, ha stabilito che quest’uomo di circa 45 anni visse tra il 3.350 e il 3.100 a.C.

Era sicuramente legato alla pastorizia; già migliaia di anni fa i pastori venostani compivano la transumanza attraverso i ghiacciai della catena di confine, per raggiungere gli alti pascoli dell’austriaco Ötzal. Gli studi accurati ci hanno rivelato una miniera di informazioni: quali erano le sue attività, come viveva, come era strutturata la sua comunità, come si vestiva, cosa mangiava. Le scoperte, naturalmente, arricchiscono in generale la conoscenza della vita dell’uomo nel Neolitico, e in particolare nell’età del Rame, le sue abitudini, la sua cultura, il suo modo di vivere. Gli studi di paleopatologia, di microbiologia, di tecnologia conservativa e di patologia forense hanno anche rivelato il suo stato di salute e naturalmente anche la causa della morte, quasi sicuramente violenta. Gli studi genetici hanno permesso di ricostruire la catena del suo DNA.

Chissà se sarà possibile rintracciare i suoi discendenti…

Il museo è articolato in varie sezioni, nelle quali viene narrata tutta la storia di Ötzi: dal luogo del ritrovamento fino all’illustrazione dei vari metodi di indagine utilizzati; sono in mostra i pezzi del vestiario, l’equipaggiamento da caccia, i suoi monili. È possibile vedere anche il nostro protagonista: viene conservato in una cella frigorifera che con -6 °C e un’umidità del 98% riproduce perfettamente le originarie condizioni di conservazione del corpo mummificato. Una piccola finestrella permette ai visitatori, a turno, di vederlo.

In occasione del ventennale del suo ritrovamento il museo si è arricchito di un ulteriore tesoro: grazie all’ausilio di modelli 3D del cranio e di immagini tomografiche e a infrarossi due artisti olandesi hanno ricostruito un modello dell’uomo venuto dal ghiaccio, che riproduce con grande accuratezza le sue fattezze, compreso il colore degli occhi. Il museo organizza visite guidate e offre sempre attività stimolanti e interessanti anche per i bambini, compresi i laboratori. Gli appassionati di archeologia di tutte le età possono immergersi nel mondo di Ötzi visitando anche l’Archeoparc a Madonna di Senales

Museo Archeologico dell’Alto Adige/ Südtiroler Archäologiemuseum
Via Museo 43, Bolzano

Orari: da martedì a domenica 10-18; in dicembre, luglio e agosto aperto anche il lunedì
www.iceman.it

Archeoparc Val Senales
Madonna di Senales 163
Tel. 0473 676020
www.archeoparc.it

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