Il falò più grande del mondo

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Fuoco e mistiche suggestioni ad Agnone, in Molise

Il territorio del Molise è ancora legato alle più antiche tradizioni, quello della transumanza, dei tratturi, dei rigidi inverni con la neve, e conserva gelosamente le sue radici più antiche. Solo qui, dunque, e precisamente nel paese di Agnone, è possibile assistere a un grande rito che si celebra ogni anno la vigilia di Natale, il 24 dicembre: una suggestiva processione che illumina il paese e i dintorni per tutta la notte, e che prende il nome di ’Ndocciata. ’Ndocce, infatti, è il nome in dialetto delle grandi torce protagoniste della festa.

L’usanza dell’accensione di queste fiaccole è molto antica. Per muoversi di notte, i pastori e gli abitanti dei villaggi e della case isolate si servivano delle torce per illuminare il cammino, come quando tornavano dalla messa di mezzanotte la vigilia di Natale. Quando sia nata la ’ndocciata non è certo; sicuramente a metà dell’Ottocento si organizzava già. Partecipano sei contrade, Capammonde e Capabballe appartenenti al paese, Colle Sente, Guasto, Sant’Onofrio e San Quirico sono le località negli immediati dintorni. Decine e decine di portatori (possono arrivare a mille!) costruiscono queste enormi torce: sono legni di abete lunghi fino a 4 metri legati a ginestre secche, riuniti in fasci oppure disposti a raggiera come se fossero giganteschi ventagli. L’abete è quello bianco, dal legno molto leggero, proveniente quasi esclusivamente dal bosco di Montecastelbarone: è la forestale che sceglie le piante da abbattere, scegliendo fra quelle ormai secche, malate o abbattute dai fulmini. I portatori, così si chiamano gli uomini che portano le ’ndocce, si radunano alle porte del paese; indossano un costume tipico, con cappello a tronco di cono mozzo, una cappa (mantello) nera, una camicia e dei calzoni lunghi, delle calze ricavate dalla lana di pecora, bianche o nere, e delle scarpe di cuoio nero.

All’imbrunire ecco il segnale di partenza, che viene dato dalla grande campana della chiesa di Sant’Antonio. Il corteo si apre con le donne e i loro figli, che portano dolci tipici e presentano le contrade; seguono i portatori di tutte le età con le torce, che sfilano lungo la strada principale del paese creando un lungo fiume di fuoco. Accompagna la spettacolare fiaccolata lo scampanio delle campane dei 14 campanili del paese. La processione si conclude nella piazza principale, dove tutte le ’ndocce vengono riunite creando un gigantesco rogo. Il fuocoserve a scacciare tutte le cose negative dell’anno vecchio per far posto alle cose belle e nuove dell’anno che verrà; un tempo si diceva che scacciasse le streghe e il buio dell’inverno, per favorire la rinascita della luce. In un antico palazzo del centro storico è possibile visitare una Mostra della Ndocciata, con le torce più lunghe e spettacolari e i costumi tradizionali, oltre alla descrizione delle edizioni speciali della manifestazione.

Agnone, comunque, si distingue anche per le sue bellezze artistiche. Sorge a 850 metri di quota, su uno strapiombo che domina la valle del torrente Verrino. Fu fondata dopo la distruzione, da parte dei Romani, dell’antica città sannita di Aquilonia nel 239 a.C. L’abitato, caratterizzato dal susseguirsi di vicoli e piazze, comprende begli edifici romanico-gotici, rinascimentali e barocchi. Restano abbondanti tracce delle mura antiche lungo le case ai margini del paese. Tra le chiese, ben quattordici, spiccano quelle di Sant’Antonio Abate (XII secolo, con ricchi altari barocchi lignei), di Sant’Emidio (di antica fondazione, rimaneggiata nel Quattrocento), con bella facciata, di San Marco, con portale rinascimentale e interno barocco, e di San Francesco (trecentesca, rimaneggiata nel Seicento). Interessanti sono alcune residenze nobiliari, tra cui le case Nuonno (secoli XIV-XV), Apollonio (XV secolo), Bonanni (XV secolo) e Santangelo (XVI secolo). Il paese è famoso per la produzione di campane; da secoli, infatti, la fonderia Marinelli crea le campane per le chiese più importanti del mondo, ed è tra le pochissime fonderie ad avere il permesso di usare lo stemma pontificio. La lavorazione avviene ancora in modo artigianale, dalla creazione del modello, alla colatura nelle forme interrate nelle fosse di colata. L’arte e la tradizione di questa attività possono essere ammirate al Museo Storico della Campana annesso alla fonderia.

www.ndocciata.it

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