L'antico giardino di Apollo

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Una passeggiata nel parco degli dei

I coloni giunti dal Peloponneso consideravano sacro il monte centrale del massiccio del Pollino poiché ritenevano che vi dimorasse Apollo, padre e dio della medicina: qui, su queste praterie spazzate dai venti, la divinità avrebbe coltivato molte piante del suo giardino preferito. Qualche secolo dopo l’arrivo dei Greci questa zona divenne rinomata tra i romani per i pascoli rigogliosi e la selvaggina abbondante. Ancora oggi la bellezza del territorio, la straordinaria vegetazione e la presenza di antiche culture rendono il Parco Nazionale del Pollino un’area montuosa di eccezionale interesse.

Il parco, una delle più vaste aree protette d’Europa, è stato istituito nel 1993 e si estende per 192.565 ettari tra Basilicata e Calabria,nelle province di Cosenza, Matera e Potenza. Spazia dal Tirreno allo Ionio, con tre sistemi principali di rilievi: il Massiccio del Pollino, il più alto dell’Appennino meridionale; i Monti dell’Orsomarso e il Monte Alpi, isolato nella zona settentrionale del parco.

Il simbolo della zona protetta è il pino loricato, un ‘relitto’ dell’ultima glaciazione, che, a causa dello sviluppo delle faggete, si trova ormai solo nelle zone rocciose più impervie. Sui rilievi del Pollino si trova un’altra conifera molto importante, anticamente diffusa su tutto l’Appennino, l’abete bianco. Le zone in cui sopravvivono questi due alberi, uno accanto all’altro, rappresentano un’inestimabile ricchezza dal punto di vista naturalistico. Specie endemiche sono anche l’erba perla calabrese, il pigamo di Calabria, una varietà locale del cardo abruzzese e la linaiola purpurea.

La caccia incontrollata e la riduzione delle aree forestali hanno annientato la ricchissima fauna che rese famoso il Pollino ai tempi della conquista romana. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento si sono completamente estinti cervi, orsi e linci. In via di estinzione sono invece il lupo appenninico, il capriolo di Orsomarso, il picchio nero, il falco pellegrino, il gufo reale e il corvo imperiale.

Nella zona protetta sono presenti anche anfibi endemici come il tritone italiano e la salamandrina dagli occhiali. Un rettile in via di estinzione che si può incontrare nel parco è il colubro leopardiano, un serpente tipico dei terreni alluvionali.

Nel parco è stata creata l’Area Faunistica per Uccelli Rapaci, ad Acquaformosa: si potranno effettuare visite guidate lungo il sentiero didattico che conduce alle voliere, un percorso verso la scoperta della biologia degli animali selvatici e un incontro con specie misconosciute.

Nel territorio del Pollino nel corso dei secoli si sono incontrate culture e civiltà di diversa origine, che affiorano dai riti, dagli usi e dai costumi che ancora si tramandano nei paesi della zona. Un esempio di evento molto sentito è il pellegrinaggio al Santuario della Madonna del Pollino, che avviene ogni anno nei primi giorni di luglio.

In queste zone la comunità albanese è fra le più radicate d’Italia: a Civita e a S. Paolo Albanese, due paesi che hanno mantenuto intatte le caratteristiche agro-pastorali, si trovano i musei della Civiltà Arbëreshe, dove sono conservati numerosi oggetti, attrezzi e costumi tipici. Di grande interesse religioso sono le funzioni di rito greco-bizantino, così come la celebrazione del matrimonio. Presso alcuni centri è ancora praticata la manifattura di tessuti creati dalla lavorazione delle fibre di ginestra secondo metodi antichi, per realizzare splendidi costumi.

Il territorio del Pollino vanta un’antica tradizione agroalimentare, un’ulteriore esperienza per il visitatore del parco. Quando si scende verso i centri storici e ci si immerge nelle viuzze, tra le osterie e le botteghe, si riscoprono i sapori di una volta. Si possono gustare prodotti tipici come le confetture del Pollino, il Piccidat, un pane dolce pasquale, la Ndussa, una conserva di olive, per non parlare dei numerosi formaggi e salumi.

Parco Nazionale del Pollino
Complesso monumentale Santa Maria della Consolazione - 85048 Rotonda (PZ)

www.parcopollino.it

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