Il re dei vini, il vino dei re

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Sulle colline delle Langhe, tra barolo, barbera e dolcetto

Le Langhe colpiscono il visitatore che vi arriva per il paesaggio in apparenza monotono ma in realtà estremamente vario: i paesi e i villaggi ubicati sulle colline, i castelli e i casolari, le strade serpeggianti che solcano le vallate, e ovunque vigneti, con i filari regolari che si perdono a vista d’occhio. Un paesaggio che sembra immutato da secoli; in realtà, ancora durante la seconda guerra mondiale, i partigiani che qui facevano la Resistenza trovavano in abbondanza boschi e forre dove nascondersi; oggi l’intera area si è completamente votata alla produzione vinicola. La Strada del Barolo e grandi vini di Langa offre non solo la conoscenza di vini già ampiamente noti a livello internazionale, ma la possibilità di scoprire un vasto patrimonio artistico, culturale e gastronomico. Oltre al barolo, gli altri vini di langa qui valorizzati sono il Dolcetto di Dogliani superiore DOCG, il Dolcetto di Diano d’Alba DOCG, il Nebbiolo d’Alba DOC, il Barbera d’Alba DOC, il Dolcetto d’Alba DOC, il Dolcetto di Dogliani DOC, il Verduno DOC, il Langhe DOC e l’Alba DOC.

Definito 're dei vini', il barolo, tutelato dalle rigide regole della DOCG, può essere prodotto esclusivamente in provincia di Cuneo nei territori dei comuni di Barolo, Castiglione Falletto, Cherasco, Diano d'Alba, Grinzane Cavour, La Morra, Monforte d'Alba, Novello, Roddi d'Alba, Serralunga d'Alba e Verduno. La sola uva ammessa per la sua produzione è il Nebbiolo. L'invecchiamento obbligatorio in cantina è di tre anni (di cui almeno due in botti di rovere o di castagno) per il tipo normale e di cinque anni per il Riserva. Il terreno sul quale vengono coltivati i vigneti è in prevalenza calcareo-argilloso, collinare, a quote variabili fra i 300 e i 500 metri, con esposizione prevalente a sud. La fermentazione del mosto avviene in grossi tini di legno o in vasche d'acciaio inossidabile. I sistemi di invecchiamento differiscono secondo i produttori: nella maggior parte dei casi il vino matura in fusti di rovere da 200 a 10.000 litri e di età compresa fra i 10 e i 60 anni. È tuttavia sempre più frequente il ricorso a piccole botti, di acciaio o di legno, che può essere rovere di Slavonia, rovere francese o quercia proveniente anche dagli Stati Uniti. Le sue caratteristiche sono il colore rosso granata pieno, con delicati riflessi arancione con l'invecchiamento; il profumo è intenso e molto complesso, fruttato e speziato, con sentori che ricordano la confettura di frutta; sapore secco, pieno, caldo e persistente, la gradazione 13° minimo. L’invecchiamento può essere molto lungo, anche oltre i 20-30 anni.

Il barolo è stato il primo dei vini piemontesi a subire la sostanziale modifica di lavorazione che è alla base della sua versione moderna. Accadde in pieno Risorgimento, quando i Savoia guardavano alla Francia come unico punto di riferimento vinicolo. Fino ad allora i vini piemontesi erano in prevalenza dolci e sulle tavole dell'aristocrazia arrivavano i prodotti di Bordeaux e della Borgogna. La marchesa Falletti di Barolo chiese a Louis Oudart, enologo francese di grande fama, di trasformare il suo vino e renderlo pari ai grandi prodotti d'Oltralpe. Oudart individuò facilmente il difetto nelle grossolane tecniche produttive: la fermentazione non arrivava mai a termine e ne risultava un vino dolce e instabile, che andava bevuto in fretta. I risultati ottenuti spinsero Cavour a chiamare Oudart al suo castello di Grinzane e anche Vittorio Emanuele II convertì la tenuta attorno alla sua casa di caccia di Fontanafredda, a Serralunga d'Alba, alla produzione del nuovo vino. Il barolo odierno ha quindi preso forma, si può dire, insieme con l'Italia. È un vino forte, capace di mantenersi perfetto per un numero incredibile di anni, di grande lignaggio. Sull'esempio di Barolo, altre zone vinicole optarono per il Nebbiolo come uva base: accadde a Barbaresco, lungo tutta la fascia pedemontana piemontese e in Valtellina.

Regione di castelli (Barolo, Castiglione Falletto, Grinzane Cavour e altri), la strada offre anche musei legati alla tradizione vinicola, come il Wi.Mu (il Museo del Vino) e il curioso Museo del Cavatappi, entrambi a Barolo, o itinerari storico-letterari seguendo le orme dei partigiani e di Beppe Fenoglio, oppure importanti eventi come la Fiera del tartufo bianco o la manifestazione Vinum ad Alba.

www.stradadelbarolo.it

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