Chiese e Misteri a Campobasso

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Arte, storia e fede nel capoluogo molisano

Una tranquilla città di provincia, Campobasso, ricca però di storia e di tradizioni. Ubicata a circa 700 metri di quota, sulle propaggini settentrionali dei monti del Sannio, si raccoglie a mezzaluna sul versante sudorientale di un alto colle, chiamato Montebello o Monti; conserva una parte antica caratterizzata da un pittoresco intreccio di vicoli. Il centro abitato è dominato dal castello Monforte, a pianta quadrata, con torrioni rotondi agli angoli e mura merlate a scarpa; fu ricostruito nel Quattrocento, sul precedente castello risalente all’XI secolo, da Cola di Monforte. Una chiave interessante per scoprire la città è quella di percorrere le strade del centro storico alla scoperta delle chiese, anche quelle sconsacrate; l’itinerario proposto ne tocca 12.

La prima è la ex chiesa di Santa Maria Maddalena; si distingue a fatica, visto che ora è stata trasformata in negozio. Di impianto rinascimentale, fino a metà dell’Ottocento era oratorio per gli studenti. La chiesa di Santa Maria della Croce si affaccia su una stretta strada in salita; fu rimaneggiata più volte a causa dei numerosi terremoti che tormentarono la città in passato: l’interno, di base quattrocentesca, conserva in una cappella la statua lignea dell’Addolorata del Settecento napoletano. La piccola chiesa di San Nicola, sconsacrata, si trova lungo via Sant’Antonio Abate; l’origine rinascimentale è svelata dal rosone sulla facciata. La chiesa di Sant’Antonio Abate (1572), conserva all’interno dei preziosi altari lignei secenteschi e tele risalenti ai secoli XVI e XVII. La piccola chiesa di San Mercurio fu sconsacrata nel XVII secolo: probabilmente venne costruita nell’XI secolo e la porta è murata. Sopra, un rosone di cui resta solo l’apertura circolare e un bassorilieivo con l’Agnello crucifero.

Duecentesca è invece la chiesa di San Bartolomeo, in pietra grigia, che si distingue per la facciata, orizzontale sulla sommità. La lunetta centrale sopra il portone è finemente scolpita e rappresenta Cristo benedicente circondato dai simboli degli evangelisti. Isolata a metà costa è la chiesa di San Giorgio, forse la più antica della città; venne edificata tra il X e il XII secolo, forse sulle basi di un tempio pagano. Si distinguono ancora sulla facciata gli antichi capitelli scolpiti; all’interno, tracce di affreschi. Dell’altra chiesetta di San Giorgio, poco sotto il castello, oggi, non restano tracce o quasi; adiacente era la piccola chiesa di San Michele, che negli anni Trenta del Novecento fu trasformata in taverna. Il santuario di Maria Santissima Incoronata del Monte è originaria del XIII secolo; all’interno è conservata la statua lignea della Madonna, trecentesca, restaurata nel 1824, che indossa abiti ottocenteschi. Altro edificio sacro sconsacrato è quello di San Paolo, che si trova fuori della mura della città. Una chiesa che non esiste più è la chiesa di Santa Cristina, che si trovava nella piazzetta che ha preso il suo nome; fu distrutta dal terremoto nel 1805. Infine, la chiesa di San Leonardo, il cui ingresso è raggiungibile con una scalinata; di impianto trecentesco, conserva sulla facciata una monofora in stile romanico.

La visita a Campobasso potrebbe essere particolarmente interessante se si effettua il giorno del Corpus Domini. In questa occasione, infatti, sfilano per le strade della città i Misteri, macchine processionali davvero particolari e spettacolari. Fino al XVIII secolo in occasione delle feste religiose si allestivano davanti alle chiese quadri viventi che raffiguravano scene bibliche. Nel 1740 l’artista locale Paolo Saverio Di Zinno costruì ardite strutture, dette ingegni, in ferro e acciaio, montate su strutture di legno. Utilizzate ancora oggi, tengono sospesi personaggi viventi, di solito bambini, creando la sensazione che siano in volo. Gli ingegni sono 13 e vengono portati a spalla da portantini: raffigurano santi o scene bibliche, come san Crispino, san Gennaro, Abramo, l’Immacolata Concezione, l’Assunta. Negli altri periodi dell’anno gli ingegni sono custoditi in un museo allestito appositamente, aperto anche al pubblico.

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