Il rosso e il nero

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L'impressionante spettacolo dei Vattienti in Calabria

La Settimana Santa è uno dei momenti più sentiti, suggestivi e partecipati in Calabria, che culmina con riti e rappresentazioni spesso impressionanti, dove la componente mistica e molto sofferta si unisce a quella realistica; stiamo parlando in particolare dei Vattienti (battenti o flagellanti, potremmo anche dire). A Nocera Terinese, un piccolo paese  in provincia di Catanzaro, questi riti iniziano la Domenica delle Palme, con la benedizione dei sacri rami. Nei giorni successivi e fino al Venerdì Santo si succedono una serie di rappresentazioni particolari, come la salita al Calvario, la visita al Santo Sepolcro, la funzione del Cireneo, la Cena e la processione con la Madonna Addolorata. Il Sabato Santo culmina con un corteo: si apre con la statua di Maria che tiene sulle ginocchia Cristo morto, quindi una grande croce per ricordare che Gesù ha versato il suo sangue per tutti i peccatori, e poi i Vattienti.

Si tratta di un buon numero di penitenti (sono solo uomini), che per espiare o per adempiere un voto si flagellano in pubblico. Portano una maglietta nera e dei pantaloni scuri molto corti, rimboccati, in modo che le cosce e tutta la gamba rimangano scoperte. Sulla testa portano un panno nero arrotolato sul quale è posata una corona di spine, fatta con un arbusto spinoso che si trova in campagna. Ogni Vattiente è legato con una corda a un 'Ecce Homo' (acciomu in dialetto), un ragazzo che porta una corona fatta anch'essa di 'spine sante': porta una croce rossa, è a torso nudo e porta solo un panno rosso legato in vita che arriva fin sotto le ginocchia.

Il penitente, prima di cominciare, si strofina le cosce con un infuso di rosmarino che aiuterà poi la pelle a riassorbire il sangue. Lungo le strade del paese cammina battendosi le cosce e i polpacci con degli strumenti penitenziali, la rosa e il cardo, che sono fatti di sughero: il cardo ha 13 pezzi di vetro infilati (rappresentano i dodici apostoli e Cristo), mentre la rosa è liscia e levigata, viene passata vigorosamente sulle gambe e serve soprattutto a preparare la pelle a ricevere le ferite del cardo. Dopo essersi ferito, il flagellante passa la rosa sul sangue, e con questo macchia il petto dell'Ecce Homo. I Vattienti si spostano per il paese a gruppi o a coppie, seguendo la statua della Madonna o precedendola; quando vi si trovano di fronte, intensificano il loro atto di penitenza, versando copiosamente il loro sangue ai piedi della Vergine Maria.

Questo spettacolo davvero forte e impressionante richiama molte persone anche dai paesi dei dintorni. La forza e il coraggio degli abitanti di Nocera, che si esplica in questa manifestazione, ha radici antiche: furono loro a contrastare l'avanzata di Annibale dopo la battaglia di Canne, anche se il loro sacrificio purtroppo non ebbe un esito positivo e la città fu distrutta (209 a.C.). Nocera Terinese è un antico paese di circa 4800 abitanti; la sua bellezza è quella di molti centri calabresi, riservata e severa. Si trova a poca distanza dalla costa tirrenica, nella bassa valle del fiume Savuto, disposto sulle pendici di un colle alla sinistra del Fiume Grande. Probabilmente si tratta dell’antica città bruzia di Nuceria o Noukría, alla quale si ipotizza appartengano i resti delle mura che si trovano nella zona. Si ritiene che nello stesso territorio sorgesse anche la città italica di Temesa (o Tempsa), conquistata dai Crotoniati nel 510 a.C. e poi, dal 194 a.C., divenuta una colonia romana, che scomparve durante l'alto Medioevo. Nocera, detta Terinese dal vicino piano della Tirena (dal latino laterina, 'mattonaia'), in età feudale fu concessa da Ruggero d'Altavilla all'abbazia di Sant'Eufemia, quindi passò sotto la giurisdizione dei Cavalieri di Malta. Nella parte alta dell'abitato sorge la chiesa di San Francesco d'Assisi, cinquecentesca, a navata unica. Dello stesso periodo sono il singolare portale di palazzo Procida e una Porta della Motta, nel rione più antico. La parrocchiale dell'Annunziata, del XVII secolo, custodisce un gruppo ligneo (Pietà) di scuola napoletana del Seicento. La chiesa di San Giovanni Battista, attorno alla quale si sviluppa il paese, ha un interno barocco e volta a botte decorata da affreschi secenteschi di scuola calabrese.

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