Una strada di 4444 gradini

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La lunga scalinata di Calà del Sasso

La scala più lunga d’Italia si trova in Veneto: detiene il primato la strada di pietra di Calà del Sasso, in provincia di Vicenza. Il nome indica immediatamente la sua funzione, in lingua originale ‘calà’ significava discesa o calata, e veniva infatti utilizzata come ‘scivolo’ per trasportare i tronchi a valle dalla frazione di Sasso. Si tratta di una lunga scalinata di 4444 scalini lastricati che scende dall’Altopiano dei Sette Comuni e raggiunge Valstagna, addentrandosi tra boschi e fitta vegetazione.

La calata era stata costruita per mettere in comunicazione l’altopiano di Asiago con il resto della valle. Una volta disceso il monte, il legname veniva distribuito a tutta la Repubblica di Venezia, e dal porto della città di Valstagna partiva il trasporto sul fiume. Per le piccole e isolate comunità montane il taglio e la vendita del legname era una della principali attività di reddito; la materia prima proveniente da questi boschi era molto richiesta, veniva utilizzata per opere edilizie e soprattutto per la costruzione delle navi.

La scalinata venne realizzata nel XIV secolo, grazie a Galeazzo Visconti, allora duca di Milano, per permettere agli abitanti dell’altopiano di trasportare i tronchi a valle. Su questa strada, però, non transitava solo legname, ma anche tutto ciò di cui potevano avere bisogno gli abitanti dell’altopiano; questa era, infatti, una delle poche mulattiere che arrivavano fino a quei paesi.

La strada venne fortemente utilizzata da tutti i comuni delle vicinanze: Asiago, Gallio, Foza, Roana, Lusiana e Valstagna; proprio per questo, durante la prima opera di restauro del 1491, la Repubblica di Venezia decise di suddividere le spese tra tutti i comuni che ne usufruivano.

Per ripercorrere a piedi questa antica strada, bisogna prima percorrerla al contrario, ovvero partire proprio da Valstagna, centro noto per il suo porto sul Brenta, e salire. Prima di cominciare la salita, o una volta tornati indietro, è possibile fare una passeggiata per le vie della città per scoprire questo borgo fluviale, costruito sul fianco del fiume Brenta. Il borgo è conosciuto anche per l’attività di lavorazione artigianale del feltro e dal XIX secolo per la coltivazione del tabacco. In piazza San Marco è possibile vedere il leone d’oro sulla facciata di un edificio nobile, che testimonia la presenza del passato dominio della Repubblica di Venezia.

Si sale verso contrada Torre e si prosegue lungo un tratto di strada lastricata fino ad arrivare al punto d’imbocco di Calà dal Sasso, dove il legname arrivava a valle. La scalinata, costruita in pietra calcarea, è suddivisa in 17 rampe, di una larghezza che raggiunge anche i 3 metri; è lunga circa 5 chilometri e sale con un dislivello di circa 800 metri. Il passaggio è diviso in due sentieri: il selciato dedicato ai pedoni è caratterizzato da gradini regolari; la parte adibita al trasporto invece è infossata, inframmezzata con una certa frequenza da rialzi che dovevano rallentare la discesa dei tronchi.

Lungo il tracciato incontriamo un’edicola votiva dedicata a Sant’Antonio, che ci ricorda come un tempo la strada venisse chiamata dei ‘Quattro Rosari’: la salita durava infatti il tempo di snocciolare quattro corone. La camminata è davvero suggestiva, si prosegue protetti dalla vegetazione, tra muschi, felci, ombrellifere e rampicanti. Si arriva così in val Scausse e alla frazione Sasso di Asiago.

Ogni anno nel mese di agosto una fiaccolata illumina il sentiero antico: si tratta di una tradizione locale che rievoca un episodio a metà strada tra la leggenda e la storia. Si racconta, infatti, che nel 1638 circa Nicolò, abitante di Sasso di Asiago, si recò a Padova, per cercare un rimedio per la futura moglie ammalata di peste e in fin di vita, Loretta. Giunta la notte, e non essendo ancora tornato il giovane, alcuni concittadini andarono a cercarlo, e lo incontrarono proprio sulla strada scortato da alcuni uomini di Valstagna. La storia è a lieto fine, Nicolò riesce a salvare Loretta, per questo dal racconto è nata la leggenda secondo la quale se due innamorati percorrono la Calà del Sasso mano nella mano si ameranno per sempre.

Sebbene la frazione di Sasso raggiunga a malapena i 500 abitanti, offre al turista alcuni siti interessanti; tra questi il Museo dei Tre Monti, che raccoglie testimonianze e reperti della prima guerra mondiale, in particolare delle battaglie delle quali porta in nome. Narra una storia simile anche il monumento opera dell’architetto Terragni dedicato a Roberto Sarfatti, volontario diciassettenne ucciso durante la guerra.

www.comunevalstagna.it

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