Due gioielli della romanità

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Il teatro e l'anfiteatro dell'antica Aosta

Nata per ringraziare 3000 pretoriani romani alla fine del loro servizio (e infatti il suo nome era Augusta Praetoria), Aosta fu costruita a tempo di record, in soli due anni, intorno al 25 avanti Cristo. Rappresenta la città romana per eccellenza, con la sua cinta di mura rettangolare e le strade che si intersecano perfettamente a 90 gradi. Dell’Aosta romana rimangono diverse testimonianze, come l’arco di Augusto, la porta Praetoria, le mura e il foro. Rimangono però altri due monumenti importanti, il teatro e l’anfiteatro, che meritano una visita perché hanno una loro unicità: per la prima volta nella storia dell’architettura romana, infatti, furono costruiti all’interno delle mura. In quell’epoca i luoghi dello spettacolo, sempre previsti in ogni città, venivano costruiti all’esterno delle mura, visto che spesso vi scoppiavano risse furibonde che potevano sfociare addirittura in guerre.

Dell’anfiteatro resta ben poco: in gran parte interrato, rivela la sua struttura in muratura. Si pensi che in quel periodo le arene venivano costruite semplicemente con pali di legno e terra, perché non fossero troppo costose. Fu scavato in profondità per non alzare troppo le strutture e non innalzare troppo le gradinate; le dimensioni sono 86 metri per 73, un quinto di quelle del Colosseo, innalzato un secolo dopo, un terzo di quelle dell’Arena di Verona. Dagli studi effettuati in passato si è capito che dovevano esserci due ordini di gradinate e che non c’erano i carceres, gli ambienti dove stavano le bestie feroci. Le parti visibili dell’anfiteatro sono in parte inglobate nelle mura del convento di Santa Caterina, in una facciata con otto arcate e pilastri, che è ellittica proprio perché segue la forma dell’anfiteatro; nelle cantine del monastero si notano le gradinate e tracce del corridoio che correva tutto intorno all’arena.

Il teatro era un tempo collegato all’anfiteatro da un portico, si staglia sul fondale del cielo e delle montagne: anche solo osservando i suoi resti imponenti si può capire quanto fosse maestosa la costruzione; la pianta comunque si distacca da quella dei teatri romani tradizionali, che avevano solitamente una forma semicircolare. La facciata è molto alta, 22 metri, forata da archi e archetti che si ripetono su quattro piani, scandita da pilastri e corre su uno dei lati del rettangolo. All’interno le scalinate per il pubblico (cavea) potevano ospitare oltre 3000 persone; davanti la mezzaluna (orchestra), con un raggio di 10 metri, dove trovava posto il coro, quindi il palcoscenico e la scena, che era fissa ed era costituita da portali, colonne ed esedre, nicchie semicircolari con aperture verso il fondo. Dietro, i vari ambienti per gli attori e il personale del teatro; completano il quadrilatero due giardini, luoghi di incontro durante gli intervalli delle rappresentazioni. Alcuni studi sulla struttura fanno pensare che questo fosse un teatro coperto, caso rarissimo nel mondo romano.

Nei secoli successivi i monumenti caddero nell’oblio. Il convento che ingloba una parte dell’anfiteatro è duecentesco, e anche il teatro divenne parte di abitazioni ed edifici di vario genere, tanto che nel Medioevo era conosciuto come palazzo del Pretore. Fino al Settecento nessuno si curò e si accorse della reale origine di questi resti, e il primo studio archeologico serio risale al 1838. Nel 1864 si compirono i primi scavi, quindi tra gli anni Venti e Trenta del Novecento si procedette a una prima sistemazione e alla demolizione delle casupole costruite successivamente. Alle spalle del convento, nell’angolo nordorientale della cerchia muraria, si trova la torre dei Balivi. Costruita su una preesistente torre romana dalla famiglia de Palatio, fu venduta ai Savoia nel 1263 che la destinarono come residenza del Balivo, il loro rappresentante della valle. Successivamente divenne sede del tribunale e poi fu ritrasformata in carcere, destinazione conservata fino al 1984. All’interno del Museo Archeologico Regionale è stato creato nei sotterranei un percorso archeologico che permette di muoversi lungo un tratto delle mura romane fino alla torre della Porta Principalis Sinistra, uno dei quattro ingressi dell’antica Augusta Praetoria.

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