Matilde, il diavolo e una rupe

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Sui grigi calanchi dell'Appennino reggiano

Andare a Canossa’, si dice ancora per indicare un grande atto di penitenza. E qui l’imperatore tedesco Enrico IV ne dovette subire una particolarmente umiliante, rimanendo per tre giorni a piedi nudi sulla neve, per ottenere il perdono del papa Gregorio VII. Del castello sulla rupe oggi rimangono solo poche rovine, ma il luogo è ancora noto, dopo mille anni dall'evento che lo fece diventare un nome proverbiale, tanto che ancora oggi sono moltissimi i turisti tedeschi che vengono in visita.

A Canossa viveva la contessa Matilde, donna di potere, intraprendente e spregiudicata, e si dice persino amante di papa Gregorio VII. Le sue vicende biografiche spiegano perché lei sia così legata a questo luogo; nacque a Mantova nel 1046, dal marchese di Toscana Bonifacio e da Beatrice di Lorena. I suoi matrimoni seguirono la ragion di stato: nel 1069 sposò Goffredo III il Gobbo, lasciandolo dopo due anni, e che verrà assassinato, forse su mandato della stessa Matilde, nel 1076. Con la morte dei genitori Matilde entrò in possesso di un territorio molto ampio, che andava dal Lazio al lago di Garda, strategico sia per il Papato sia per gli imperatori. Nel gennaio del 1077 ecco il fatto che legherà indissolubilmente Canossa alla penitenza: fu la contessa, in veste di pacificatrice, a convincere l'imperatore tedesco Enrico IV, che era stato scomunicato, a chiedere perdono a Gregorio VII, facendo penitenza a Canossa. L'imperatore poi riuscì a vendicarsi, e con l’invasione delle sue truppe ridusse drasticamente i suoi possedimenti. La vita avventurosa di Matilde non finisce qui, perché, sempre per motivi politici, sposerà un quindicenne, Guelfo il Pingue duca di Baviera, nel 1069; lei in Baviera non andò mai, e fu il marito, questa volta, ad abbandonarla nel 1099. Finirà la sua vita nel 1115, tormentata dall'artrite, nella sua casa a Bondanazzo di Reggiolo. È sepolta presso il monastero di Benedetto di Polirone.

La rupe dove era ubicata la rocca di Canossa si staglia ancora chiaramente nel paesaggio dell'Appennino reggiano: sorge a 578 metri di altezza, e il lato sud si presenta a picco, in mezzo ai calanchi grigio ardesia aspri e dirupati. La storia testimonia che questo fosse un sito abitato fin dall'età del Bronzo; la leggenda, invece, di certo più suggestiva, racconta che fu il diavolo, in una sola notte, a tirar su il castello ma anche la rupe stessa, raccogliendo pietre dalle rive del fiume Enza e facendosi aiutare, prima che sorgesse l'alba, dalle altre forze maligne che abitano la notte. Il castello che vi sorgeva ebbe la sua fine definitiva intorno alla metà del Cinquecento, quando fu stretto d'assedio e bombardato da Ottavio Farnese e dagli spagnoli, per conto del governatore di Milano. Il tempo e i terremoti completeranno l'opera di distruzione.

Gli scavi archeologici sulla rupe iniziarono nel 1877, e permisero di avere una ricostruzione topografica del complesso e delle varie fasi del suo sviluppo. Nel periodo in cui visse Matilde la fortezza era costituita da tre corpi principali: il mastio, il palazzo della contessa e il complesso monastico di Sant’Apollonio. Il mastio era quasi certamente collocato sul punto più alto, mentre il palazzo occupava la porzione centroccidentale della rupe. Sant’Apollonio era abitato dai monaci e comprendeva la chiesa, le celle e gli spazi collettivi. Nella cripta della chiesa riposavano gli antenati di Matilde, in sarcofagi romani. Qui rimangono solo la cripta e parte delle mura; sulla chiesa fu costruito successivamente un palazzo, di cui restano tracce di finestre e camini.

E oggi? Con l’inizio degli scavi fu costruito sulla rupe, alla fine dell’Ottocento, un piccolo edificio per opera del CAI di Reggio Emilia, dove ora ha sede il Museo Naborre Campanini, dal nome dell’archeologo che vi fece importanti lavori all’inizio del Novecento. Qui, in tre ambienti risistemati nel 2002, sono conservati i materiali frutto degli scavi: di epoca romana tegole, tessere di mosaico e i frammenti dei sarcofagi, resti di stucchi e il prezioso fonte battesimale scolpito in arenaria proveniente da Sant’Apollonio. Si possono ammirare anche una ricostruzione ipotetica del castello di Matilde e manichini con abiti ispirati a quell’epoca. In ogni caso, però, quello che offre di veramente suggestivo questo luogo, raggiungibile solo con una passeggiata, è il panorama, praticamente immutato, che spazia dai calanchi erosi dal vento  alle vette appenniniche, fino alle Alpi innevate.

www.castellodicanossa.it

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