La Galtelli di Grazia Deledda: oggi come ieri

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Una Sardegna senza tempo ripercorsa oggi attraverso le pagine della scrittrice Grazia Deledda, premio nobel per la letteratura nel 1926.

Grazia Deledda nacque a Nuoro nel 1871, scrittrice autodidatta, si formò leggendo i romanzi d'appendice e la tarda narrativa romantica.

Sposatasi nel 1900, si stabilì a Roma, dove visse appartata e schiva da ogni mondanità.

Nel 1926 ricevette il premio Nobel per la letteratura.

Il romanzo che contribuì maggiormente alla premiazione fu Canne al vento, che nel 1913 uscì a puntate sull’Illustrazione italiana, rivista settimanale milanese. Dopo qualche mese venne pubblicato in volume.

Motivo centrale dell'opera è la debolezza degli uomini, che si abbandonano alle passioni come canne al vento, sullo sfondo di un paesaggio biblico. Come in molte sue opere si parte da un ambiente fondato su norme oppressive e arcaiche, con un personaggio che decide di trasgredirle e poi si trova in preda ai sensi di colpa. La vicenda termina con la chiusura del cerchio mediante una sorta di espiazione, che deve riportare l’ordine. Il protagonista è Efix, servo delle ‘Dame Pintor’, le tre sorelle Ruth, Ester e Noemi, appartenenti a una famiglia che dalla ricchezza è caduta in declino.

La vicenda è ambientata a Galtelli, centro delle Baronie, situato sulla riva destra del fiume Cedrino, in provincia di Nuoro. Per la Deledda Galtelli è un luogo della memoria, ma allo stesso tempo le sue descrizioni sono così reali da rendere un’immagine vivida del piccolo centro come ancora oggi lo si può visitare.

La descrizione particolareggiata della casa delle Dame Pintor è ispirata a un’abitazione che esiste davvero a Galtelli, quella della famiglia Nieddu, che ospitò in diverse occasioni la scrittrice e i suoi genitori per le vacanze. La casa oggi appare di aspetto modesto, è risalente al 1700 e a quel tempo si discostava dalle povere abitazioni circostanti di pastori e contadini.

La Deledda la descrive così: ‘La casa ad un sol piano oltre il terreno, sorgeva in fondo al cortile, subito dominata dal monte che pareva incombere sopra come un enorme cappuccio verde e bianco’. ‘[…] il vasto cortile quadrato, lastricato al centro, come le strade, da una specie di solco’ ospita, come molte aie contadine, un pozzo, ‘che pareva un nuraghe scavato in un angolo del cortile e protetto da un recinto di macigni’, costruito con dei monoliti provenienti da un villaggio nuragico.

Un angolo assai caratteristico di Galtelli è vico Cagliari, dove sorge la casa di Don Pedru, il ricco cugino delle Dame che alla fine sposa Noemi per salvare la famiglia dal tracollo finanziario. In passato la dimora settecentesca doveva appartenere a qualche nobile. La Deledda la descrive nel romanzo:

‘subito dentro lo spiazzo biancheggiava tra i melograni e i palmizi, simile a un’abitazione moresca, con porte ad arco, logge in muratura, finestre a mezzaluna, la casa di Don Pedru’.

Altro luogo menzionato nel romanzo è la chiesa di San Pietro, a tre navate, in stile romanico pisano, con i resti della necropoli medievale: ‘la basilica cadeva in rovina; tutto vi era grigio, umido e polveroso: dai buchi del tetto di legno piovevan raggi di pulviscolo argenteo che finivano sulla testa delle donne inginocchiate per terra e le figure giallognole che balzavano dagli sfondi neri screpolati dei dipinti che ancora decorano le pareti somigliavano a queste donne vestite di nero e viola…’. Il ciclo di affreschi a cui allude la scrittrice è di epoca romanica e tra i più antichi della Sardegna. La chiesetta conserva al suo interno anche diverse statue lignee, alcune di scuola sarda e altre di bottega napoletana, datate tra il XVI e il XVII secolo.

L’itinerario alla scoperta della Galtelli deleddiana continua con la visita alla chiesa del SS. Crocifisso, importante per la sua singolare architettura formata dalla sovrapposizione di vari stili. La chiesa conserva al suo interno tesori d’arte. Nata nel periodo medievale con il nome di Santa Maria delle Torri, venne ampliata e intitolata al SS. Crocifisso nei primi anni del Quattrocento, a causa dell’arrivo di una preziosa statua lignea raffigurante un Cristo dolce e rassegnato. La scrittrice lo percepisce così: ‘Il Cristo che sta dietro la tenda giallastra dell’altare, e che solo due volte all’anno viene mostrato al popolo, scende dal suo nascondiglio e cammina…’.

Per finire la visita di Galtelli bisogna recarsi al Museo Etnografico ospitato presso l’antica dimora di proprietari terrieri  Sa Domo ‘e Marras, che ricostruisce la vita contadina e pastorale che fa da sfondo ai racconti della Deledda.

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