La vera vita fra i Sassi

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Il museo laboratorio di una casa a Matera

La bellezza di una città come Matera è universalmente nota, tanto che è stata riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità. La struttura urbanistica e architettonica dell’intero complesso ha origini antiche, ed è stupefacente vedere come le parti costruite si sovrappongano a quelle scavate e alle grotte naturali, dove una strada fa da tetto alle case sottostanti. Dalla struttura stessa si comprende come in passato fosse stretta la vicinanza e la conoscenza fra gli abitanti del luogo, come si esprimesse la solidarietà e come fosse strettamente inscindibile il rapporto fra l’uomo e l’ambiente circostante.

La civiltà contadina che si è sviluppata qui iniziò ad avere le prime difficoltà di sopravvivenza già nell’Ottocento; da quel momento e per buona parte del XX secolo tutto scivolò verso un progressivo degrado, fino a che negli anni Cinquanta i Sassi non furono completamente abbandonati. Accanto al recupero ancora in atto del tessuto della città, con i suoi vicoli, grotte, abitazioni, passaggi e chiese, c’è stato anche chi, guidato dalla passione e dall’amore per la propria città, ha iniziato a raccogliere tutto ciò che si riferiva alla vita che si svolgeva qui in passato. Così, grazie a Donato Cascione e alla sua associazione culturale, è stato aperto nel 1998 il Museo Laboratorio della Civiltà Contadina.

Il museo è stato allestito sfruttando gli ambienti di alcune abitazioni collegate fra loro; copre uno spazio di 500 metri quadrati ma si prevede un suo raddoppio. Lo scopo del museo è quello di mostrare come vivevano gli abitanti di Matera quando la città si reggeva su un’economia di tipo rurale e contadino: gli scarsi collegamenti con il mondo esterno avevano sviluppato una sorta di regime autarchico, nel quale l’agglomerato urbano era bastante a se stesso, per prodotti e attività.

Entrando nel cortile dove si trova l’ingresso al museo pare di essere in un’abitazione privata, con vasi da fiori e gli attrezzi utili per il giardinaggio. E infatti il primo ambiente che si incontra è un’abitazione tipica, costituita da una grotta scavata in precedenza e da una parte edificata, dove si trova anche una parte soppalcata. Gli arredi e gli oggetti in mostra sono tutti autentici, disposti secondo una logica abitativa: i letti con le coperte, le tende, le foto alle pareti, il pozzo per l’acqua, il focolare. Alcuni angoli sono poi riservati a tutte quelle attività che si facevano in casa: la tessitura, la separazione e conservazione del grano, i contenitori e i pesi per i prodotti agricoli.

Il percorso offre angoli dedicati a tematiche più ampie ma sempre legate alla questione meridionale, come il brigantaggio o il mondo dell’infanzia. C’è poi la casa del prete, dove sono raccolti oggetti e suppellettili che appartenevano al parroco (compresa una vecchia radio). Nel resto degli ambienti si scopre il mondo della società e del lavoro: si trovano infatti ricostruite con attrezzi e materiali vari le varie botteghe artigiane. I mestieri rappresentati sono 18: il vasaio, il sellaio, il lustrascarpe, il contadino, il calzolaio, lo scalpellino, il fabbro, il falegname, ma anche il conciapelli o il conciapiatti, ormai scomparsi. In particolare il conciapiatti era un artigiano ambulante che andava in giro a riparare ombrelli, piatti e vasi di ceramica, con l’aiuto di fil di ferro e cemento. Una raccolta molto interessante è quella dei timbri per il pane. Le varie famiglie cuocevano le loro forme di pane in forni comuni, e per distinguerle da quelle delle altre le contrassegnavano con un timbro di legno, lavorato artigianalmente: il marchio riportava solitamente le iniziali del capofamiglia, mentre le impugnature avevano forme diverse, umane (l’uomo, il Santo, il carabiniere) o di animali (gallo), che dovevano esprimere forza o virilità.

La caratteristica peculiare di questo museo è quella di non essere un luogo arido e ‘polveroso’: l’allestimento è stato attentamente curato affinché il luogo fosse vivo e accogliente e infatti è stata fondamentale la collaborazione concreta di tanti anziani che da giovani hanno vissuto in queste strade e in queste case. Il museo propone itinerari didattici e visite guidate per le scuole, ma ha anche un progetto ambizioso: l’obiettivo del suo fondatore e della sua associazione è quello, negli spazi che verranno allestiti in futuro, di creare dei laboratori dove i giovani possano imparare gli antichi mestieri come il vasaio, il cartapestaio o il panieraio, ora abbandonati.

www.museolaboratorio.it

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