Dal Garda alla Val di Non

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In Trentino seguendo il corso del fiume Adige

Il luogo di partenza di questo itinerario è il lago di Garda, per la precisione la città più ‘mediterranea’ e mite del Trentino: Riva del Garda. Si tratta di una rinomata località di villeggiatura, in cui si respira un’aria decisamente mitteleuropea, perché fin dall’Ottocento è stata meta privilegiata dei viaggiatori romantici transalpini. La città è particolarmente adatta agli amanti della vela e del windsurf, che possono godersi uno specchio d’acqua interdetto alla navigazione a motore e ventoso quel tanto che basta. Dopo aver fatto una passeggiata nel centro cittadino e nei giardini del lungolago si può visitare il castello medievale di Arco.

Il viaggio continua in direzione di Torbole, località lacustre più moderna e meno urbana rispetto a Riva, per imboccare la salita che porta al paese di Nago. Lungo la strada che sale al passo di San Giovanni si può ammirare il panorama del lago e la curiosità geologica delle ‘marmitte dei giganti’, pozzi glaciali visitabili. Proseguendo, a Loppio si trova la curiosità del lago prosciugato di Sant’Andrea, scomparso durante la costruzione della galleria Adige-Garda e ridotto a biotopo protetto.

Nella discesa verso Rovereto e la Vallagarina si trova l’abitato di Mori, da cui si può salire al caratteristico santuario della Madonna di Monte Albano, con il suo grande orologio, illuminato di notte e ben visibile perfino dalla strada statale. Superato Mori si incontrano per la prima volta il fiume Adige e la sua valle, dall’aspetto innaturale, poiché oggetto di una drastica bonifica ottocentesca che ha rettificato lo scorrimento del corso d’acqua e ha convertito a una florida agricoltura l’originario ambiente paludoso.

Proseguendo verso nord si entra a Rovereto, centro industriale di rilievo e seconda città del Trentino, nota per i suoi musei: quello Civico, uno dei più antichi in Italia, e il Mart, il Museo d’arte moderna e contemporanea di Mario Botta. Nel Quattrocento la città rappresentò l’ultimo baluardo settentrionale della repubblica veneta. Anche se breve, il contatto con la Serenissima vi ha lasciato un’impronta evidente, ravvisabile nel centro storico. Rovereto ha dedicato molta attenzione alla tematica della guerra: il castello ospita il Museo storico italiano della guerra, con una vasta raccolta di cimeli e documenti della prima guerra mondiale. Nei dintorni si trovano anche il sacrario militare di Miravalle e la Campana dei caduti, ideata per commemorare i morti di ogni conflitto.

Lasciata Rovereto, verso nord, lungo la valle dell’Adige, a Calliano c’è la diramazione per Folgaria, località turistica invernale da cui partono un gran numero di sentieri, che portano ai forti e alle trincee del primo conflitto mondiale. Una tappa d’obbligo di questo viaggio è castel Baseno, il più grande di tutta la regione, che si trova nel comune di Basenello, arroccato su una prominenza rocciosa a chiusura della valle del rio Cavallo. La costruzione articolata dei bastioni e l’insolita piazza per i tornei sono i punti di maggior interesse del castello.

Successivamente si giunge a Mattarello, nel cui sobborgo gli appassionati di aviazione possono visitare, presso il locale aeroporto, l’interessante museo dedicato alla memoria dell’ingegner Gianni Caproni, pioniere dell’aviazione italiana e originario di Arco. Il museo raccoglie numerosi velivoli, alcuni dei quali praticamente unici.

Superato Trento ci si dirige verso Mezzocorona, soffermandosi ad ammirare la Piana Rotaliana, cioè lo spazio pianeggiante alla confluenza tra l’Adige e il Noce. L’area è votata alla coltivazione della vite e alla produzione di vino di qualità, che si può degustare nelle numerose cantine della zona. Nei pressi, a San Michele all’Adige, si trova il Museo degli usi e costumi della gente trentina, tra i più vasti e importanti musei etnografici d’Italia, situato all’interno di un ex convento agostiniano.

Oltrepassato l’abitato di Mezzolombardo si va verso ovest, attraverso le gole della Rocchetta, che immettono nella Val di Non, l’antica Anaunia, formata dal fiume Noce. L’originalità della valle, oltre alle montagne che la cingono, è di essere un altopiano inciso da profondi canyon in cui scorrono corsi d’acqua. Il paesaggio è talmente curioso che qualcuno l’ha definito ‘Dolomiti alla rovescia’. La forma particolare della valle e il microclima, influenzato anche dal bacino idroelettrico di Santa Giustina, hanno fornito le condizioni ideali per la frutticoltura, che ha segnato la fisionomia del paesaggio.

Da Riva del Garda alla Val di Non.
120 km circa

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