La vita di una città che muore

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Un borgo di tufo all'incrocio di Lazio, Umbria e Toscana

Fra i calanchi erosi dal tempo, dal vento e dalle piogge, Civita di Bagnoregio si erge su una rupe alta poco più di 400 metri. Il tufo con il quale è costruita la confonde con il paesaggio circostante. Gli occhi neri delle finestre e delle porte, visti da lontano, la fanno sembrare disabitata e abbandonata. Ma non è così: è stata definita 'la città che muore', ma è ancora lì, e resiste al tempo nonostante la minaccia costante delle frane. Lo scrittore Bonaventura Tecchi (1896-1968), originario di qui, e proprio lui autore della suggestiva definizione, ne descrive l'atmosfera rarefatta e magica al suo ritorno al paese natio, come se ancora le strade e le piazze risuonassero delle voci e dei suoni di coloro che la abitavano qualche secolo fa.

Questo borgo, poco distante dalle rive orientali del lago di Bolsena, sorge su un'altura di tufo che si appoggia su argilla e sabbia e dunque è facilmente attaccabile dagli agenti atmosferici. L'erosione progressiva provoca frane, colate di fango, scoscendimenti, insieme all'approfondimento del fondovalle; di conseguenza la superficie urbanizzata si è ridotta di circa un terzo negli ultimi due secoli. In origine infatti il paesaggio non era lo stesso di oggi. Già gli Etruschi avevano abitato la rupe; le prime testimonianze scritte si hanno nel VI secolo, quando il borgo si chiamava Bagnorea. Nei secoli successivi e nel Medioevo Civita, così era chiamato, era collegato all'odierna Bagnoregio da una sella di terra. Lì san Francesco di Assisi aveva fatto costruire un monastero, là dove erano tracce di antichi sepolcri etruschi; e anche la grotta di san Bonaventura di Bagnoregio (1221 ca.- 1274) pare che fosse stata ricavata da una tomba a camera etrusca. Il paese fu proprietà di molti padroni: i Goti, i Bizantini, i Longobardi, della famiglia Monaldeschi di Viterbo, quindi della Chiesa.

Nel XVI secolo il pericolo di frane era già evidente, tanto che furono emanati diversi divieti che proibivano di creare canali o gallerie. Nel 1450, infatti, il monastero delle Clarisse, presso la chiesa di Santa Chiara, cominciò a sprofondare. La prima grave rovina, però, fu il terremoto del 1695, che fece scomparire una contrada intera, la contrada Carcere, provocando la morte di 32 persone. La cattedrale e la sede vescovile furono spostate a Rotha, l'attuale Bagnoregio. Un secondo terremoto, nel 1794, fece crollare lo stretto passaggio che univa Civita al resto del territorio. A questo punto la Sacra Congregazione del Buon Governo di Roma si cercò di persuadere gli abitanti a spostarsi nel borgo vicino, ma rifiutarono. Il ponte in muratura che venne costruito fu bombardato dai tedeschi nel 1944, e fino al 1965, anno in cui fu inaugurata la nuova strada, un lungo ponte di cemento armato, i bagnoresi utilizzarono una passerella di legno gettata fra le arcate.

La visita al paese inizia dal Belvedere, da dove si gode una bellissima vista del paese. Quindi il ponte, lungo 300 metri, poi l'ingresso passando per Porta Santa Maria, caratterizzata da due leoni scolpiti che tengono teste umane. La piazza principale ospita la chiesa romanica di San Donato, patrono del paese, rimaneggiata nel XVI secolo. Allo stesso periodo appartengono i palazzi Bocca, Alemanni e Colesanti, fiancheggiati nelle tre stradine dalle tipiche case medievali viterbesi, con balconcini e 'profferli' (scalette esterne).

Altri luoghi architettonici interessanti sono la cattedrale di San Nicola, modificata nel Seicento, la Porta Albana, rinascimentale e il tempietto di San Bonaventura. Dalla parte opposta all’ingresso al paese si possono ancora osservare resti delle mura e degli edifici precedenti e un notevole panorama dei calanchi; una ripida scalinata di pietra scende verso i guadi del Tevere.

Nel borgo, che appartiene all’associazione dei Borghi più belli d'Italia, abitano ancora una decina di persone. Ci sono botteghe, luoghi di ristoro e bed and breakfast. Non solo, il palazzo Alemanni  ospita d'estate una summer school a cui partecipano gli studenti di architettura di Seattle. Nell'aprile del 2012 è stato inaugurato il Museo Geologico e delle Frane, dedicato al borgo e alla geomorfologia della zona cadendo a Civita. D'estate poi, non mancano neppure le manifestazioni, come Civit’arte, con mostre e spettacoli, e la Tonna, divertente e appassionante corsa degli asini con fantino nella piazza principale del paese.

www.infoviterbo.it/civita-di-bagnoregio.html

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