La carta in un museo

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A Fabriano per scoprire i segreti della filigrana

 

Il nome di Fabriano è indissolubilmente legato alla carta. Questa cittadina dall’inconfondibile aspetto rinascimentale, con i suoi palazzi in cotto rossiccio, è riuscita a mantenere nel corso dei secoli, oltre sette, la sua storica attività, ancora oggi indispensabile e insostituibile. Per celebrare questa eccellenza (Fabriano è il più importante centro di fabbricazione della carta in Europa) e raccontare a tutti la storia e le tecniche di quest’arte, è stato inaugurato nel 1984 il Museo della Carta e della Filigrana.

 

L’inizio di tutto risale alla fine del XIII secolo. La carta in realtà è un’invenzione dei cinesi ed è Marco Polo, per primo, che descrive la sua fabbricazione. Le tecniche verranno apprese dagli Arabi, e saranno loro a diffonderle nel bacino del Mediterraneo. Ancona è un porto importante dell’Adriatico, nel quale si svolge un fitto scambio commerciale con il mondo arabo. Forse è per questo motivo che la fabbricazione della carta si localizza a Fabriano, nell’entroterra della città portuale. L’abilità e l’intelligenza degli artigiani porteranno poi a tre innovazioni fondamentali che faranno fare alla produzione un notevole salto di qualità.

La prima novità introdotta fu la filigrana, cioè quel segno, a linee più chiare o più scure, impresso allo spessore dei fogli, che può essere visto in controluce. La seconda è l’invenzione di una macchina, la pila idraulica a magli multipli: si usava per battere gli stracci e fare fibre più omogenee, diversamente dagli Arabi che si servivano di un mortaio di pietra con un pestone di legno. La terza innovazione è l’introduzione della gelatina animale per la collatura della superficie dei fogli: l’amido di frumento, che veniva usato prima, infatti, causava un rapido deterioramento della carta, che di conseguenza non poteva mai essere usata per atti pubblici o dai notai.

Lo sviluppo massimo dell’attività cartaria avvenne nel Rinascimento, quando i mercanti, con la loro attività commerciale, diffusero il loro prodotto in tutta Europa. L’attività delle cartiere ebbe poi un periodo di decadenza fino alla fine del Settecento, quando venne ripresa e modernizzata; a partire dall’Ottocento l’industria ebbe un notevole impulso, grazie a importanti commesse che venivano da banche e istituti di credito per la produzione della carta filigranata delle banconote.

Il museo è ospitato nel complesso monumentale di San Domenico. Il piano terra comprende, oltre a due chiostri, anche una sala dove è stata ricostruita una gualchiera medievale. La gualchiera è la bottega dei mastri cartai fabrianesi: arredata con tutti gli apparecchi utili, illustra l’intero ciclo di fabbricazione, dagli stracci di lino e canapa o cotone, fino alla collatura dei fogli e alle rifiniture. Visite guidate e laboratori permettono ai ragazzi di produrre il proprio foglio di carta filigranato. Le iniziative promosse dal museo comprendono anche mostre e corsi estivi, legati alla creatività e all’insegnamento di varie tecniche, compresa quella della filigrana.

La città di Fabriano conserva nell’antico nucleo tratti dell’originaria struttura urbanistica. Tra le maggiori testimonianze artistiche vi sono il Palazzo del Podestà (1255), la fontana Sturinalto (1285), costruita a imitazione della Fontana Maggiore di Perugia, la chiesa di Santa Lucia, trecentesca, e quella di Sant’Agostino, del XIII secolo, ricostruita nel Settecento, con affreschi di scuola fabrianese e riminese. Il duomo, malgrado i rifacimenti compiuti in età barocca, conserva ancora un’abside trecentesca e affreschi di Allegretto Nuzi (ca. 1315-1385), che qui nacque. Ai secoli XIV e XV risalgono il Palazzo Municipale e l’ex ospedale di Santa Maria del Buon Gesù, che conserva nel portico affreschi di scuola fabrianese. Il Palazzo Vescovile, eretto nel 1545 ma rimaneggiato nel XVIII secolo, ospita attualmente la pinacoteca civica che raccoglie una ricca documentazione della scuola fabrianese (XIV-XV secolo). Tra gli altri edifici religiosi: la chiesa di San Benedetto (che ospita dal 2012, nel suo complesso, il Museo del Pianoforte Storico e del Suono), l’oratorio del Gonfalone (1636), la chiesa dei Santi Biagio e Romualdo, ricostruita in forme barocche nel 1748, la chiesa di San Nicolò, con dipinti del Guercino, di Giacinto Brandi e Giuseppe Malatesta. Rococò è la chiesa del Sacro Cuore. Il pregevole Teatro Gentile, che prende il nome dal pittore Gentile da Fabriano, che qui nacque (ca.1370-1427), fu completato nel 1884.

www.museodellacarta.com

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