Giochi d'amore nel labirinto

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Il giardino settecentesco di villa Pisani

Il labirinto è uno dei simboli più diffusi e fortunati dell’antichità: consiste in un disegno di forma circolare, con una o più aperture lungo la circonferenza, attraverso cui si penetra all’interno in una spirale di sette o più anelli che conducono al centro, dal quale un percorso inverso consente di trovarne l’uscita. Quello più famoso dell’antichità classica è il labirinto del palazzo di Cnosso a Creta dove era rinchiuso il Minotauro. Nei secoli successivi, in Inghilterra e in altri Paesi del Nord, si diffusero i labirinti di erba o costruiti con muretti (sedi di riti legati alla primavera e alla fertilità), all’interno dei quali si nascondevano le fanciulle per poi essere chieste in sposa dai giovani del villaggio. A partire dal XVII secolo apparvero i primi labirinti di siepi nei giardini in Inghilterra, a scopo ornamentale e ludico. Ben presto si diffusero ovunque in Europa: uno dei più noti si trova ancora oggi in Italia, precisamente nel giardino di villa Pisani a Stra, lungo la Riviera del Brenta.

La villa settecentesca, che è anche Museo Nazionale, si mostra in tutta la sua bellezza ammirandola dall'acqua: la volontà di apparire, di dimostrare ai viaggiatori la ricchezza dei proprietari, aveva portato alla rinuncia del giardino lungo la riva costruendo la facciata lungo la sponda. Lo straordinario parco sorge alle spalle dell'edificio: occupa una superficie di 11 ettari e fu progettato dallo stesso architetto della villa, Girolamo Frigimelica de’Roberti. Al suo interno, un boschetto all’inglese, grandi viali, statue, le scuderie sullo sfondo, alcuni padiglioni come l’esedra con due gallerie di glicine ai lati e soprattutto il labirinto.

In Italia sono pochissimi i labirinti di siepi, e quello di villa Pisani è forse il più famoso (gli altri più noti sono nel giardino di palazzo Giusti a Verona, nel giardino Barbarico di Valsanzibio e nei giardini del Palazzo del Quirinale a Roma). Fu realizzato nel 1735 ed è fiancheggiato a est da carpini e a nord da tigli: ha una sola entrata che coincide con l’uscita ed è costituito da nove cerchi concentrici con diversi tratti ciechi. Gli alberi intorno impediscono a chi è dentro al labirinto di avere punti di riferimento. Al centro si trova una torretta centrale, che permette di studiare la strada per l’uscita. Si racconta che nel XVIII secolo sulla torretta stava una fanciulla velata che sarebbe stata data come premio a colui che fosse giunto per primo al centro del labirinto. Non è difficile immaginare damine in maschera incipriate e gentiluomini in parrucca giocare a nascondino o tessere schermaglie amorose in mezzo a queste siepi impenetrabili. La fama del luogo fu accresciuta da Gabriele D’Annunzio, che nel suo romanzo Il Fuoco (pubblicato nel 1900) ambienta una delle scene più importanti proprio nel labirinto della villa, nel quale entrano il protagonista Stelio e la sua amante Foscarina.

La villa è un complesso enorme e grandioso, e fu completata da Francesco Maria Preti in tempo per celebrare la nomina di Alvise Pisani a doge della Serenissima. Fu proprio Preti a dare alla villa quell'impronta neoclassica che sarà poi preponderante negli anni successivi. La costruzione è un grande blocco rettangolare a due cortili, separati da un corpo centrale, più alto rispetto al resto dell’edificio, che contiene, al piano terra, un porticato che attraversa tutta la villa mettendo in comunicazione l'ingesso con il giardino e fungendo da atrio e da disimpegno dell'insieme, e ai piani superiori un grandioso salone da ballo; le scuderie, dal lato opposto del giardino rispetto alla villa, erette secondo i disegni originali del Frigimelica. All'interno, 114 stanze, arredate in modo veramente sontuoso. Tra le decorazioni, anche affreschi del Tiepolo (il soffitto della sala da ballo illustra la Gloria della Casa Pisani).

Passeggiare all’interno della villa ma soprattutto nel giardino permette di rivivere uno dei periodi più ricchi e vivaci della repubblica di Venezia. Lungo il Canale del Brenta, infatti, che a partire dal Quattrocento era stato imbrigliato per renderlo facilmente navigabile, i nobili veneziani fecero edificare le loro ville, come se queste rive costituissero una sorta di prolungamento del Canal Grande. Ben presto il soggiorno in campagna entrò a far parte delle abitudini alla moda dei nobili veneziani, che iniziarono a trascorrere qui la loro villeggiatura, poi mirabilmente descritta anche da Carlo Goldoni nelle sue commedie.

www.villapisani.beniculturali.it

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