L'estremo oriente della penisola

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Dal Pordenonese alla Riviera Adriatica

Questo percorso ci porta a scoprire una parte della regione che marca il confine orientale dell’Italia settentrionale: il Friuli Venezia Giulia. Si parte da Spilimbergo, cittadina nota per la presenza della prestigiosa Scuola mosaicisti del Friuli. Da qui ci si dirige verso Maniago e il suo distretto dei coltelli, erede di una tradizione produttiva che risale al Medioevo; del paese si possono apprezzare, facendo una breve sosta, l’antica piazza e il duomo.

Proseguendo ancora verso ovest si incontra Montereale Valcellina e si prende la statale che risale la valle del torrente Cellina. Questa zona racchiude uno degli scenari più suggestivi delle alpi friulane, con picchi dolomitici e pareti a strapiombo. Gli insediamenti sono scarsi e di piccole dimensioni: ricordiamo Barcis, con il lago omonimo, e più a nord Claut e Cimolais, punti di partenza ideali per fare escursioni.

Procedendo si trova il lago del Vaiont, tristemente noto per lo straripamento della diga che nel 1963 causò la distruzione di Longarone. Tornati sulla strada principale, da Montereale Valcellina si scende in direzione Sacile, sfiorando Aviano, per poi penetrare nel cuore produttivo del Pordenonese. Sacile sorge su due isole formate dal corso del Livenza ed era conosciuta un tempo come ‘giardino della Serenissima’. Ancora oggi conserva l’aspetto di tranquilla cittadina con vecchie case bagnate dai meandri del Livenza ed eleganti palazzi.

Pordenone merita sicuramente una visita per passeggiare lungo corso Vittorio Emanuele II, ammirare il duomo di San Marco e la loggia del Comune. Da qui ci si dirige a Latisana, una vivace cittadina al centro di un’area agricola, e poi verso la seconda parte dell’itinerario, che ci porta verso la costa.

Si raggiunge il mare a Lignano, sul confine con il Veneto orientale. La città si sviluppa sulla penisola deltizia che chiude a sud la laguna di Marano. Fondata nel 1903, si compone oggi di tre nuclei: Sabbiadoro, Pineta e Riviera. La costa, da qui a Monfalcone, si fa bassa e sabbiosa, con lagune e zone paludose, soprattutto in corrispondenza di Marano e Grado.

Le lagune rappresentano ecosistemi straordinariamente interessanti, anche per la felice coesistenza delle attività agricole e della pesca con la protezione delle risorse naturali. Esplorandole si percorre una complessa ramificazione di canali che si insinuano tra isolotti e barene, dando vita a un sistema di valli, nelle quali la lunga tradizione della pesca è testimoniata dalla presenza di casoni, grandi capanne di paglia che venivano abitate dai pescatori durante la stagione estiva. Un’escursione in battello alla Riserva naturale della foce dello Stella e del Canal Novo permette di entrare in contatto con questo mondo e di avvistare le numerose specie di uccelli palustri che frequentano la zona.

Prima di proseguire per Grado si può fare una sosta ad Aquileia: fondata dai Romani nel 181 a.C., aveva una straordinaria importanza come centro strategico, economico e culturale di una grande regione dell’impero, la Venetia et Histria. Si possono ancora oggi ammirare i resti del suo porto fluviale e di altre parti della città romana. Aquileia fu un centro importante anche in epoche successive, soprattutto dopo il 1077, quando i patriarchi ottennero il controllo politico della contea del Friuli, che mantennero per oltre tre secoli, fino alla conquista veneziana. Una testimonianza della sua lunga storia è costituita dai mosaici paleocristiani ospitati nella basilica di Santa Maria Assunta.

Dopo Lignano bisogna tornare verso l’interno, passare ancora Latisana, Cervignano del Friuli e poi dirigersi nuovamente verso la costa per raggiungere Grado. Città sorta sul lido sabbioso che separa il mare dalla laguna, un tempo fungeva da porto di Aquileia. La successiva affermazione del patriarcato ha lasciato qui alcune splendide testimonianze, come le basiliche di Sant’Eufemia e Santa Maria delle Grazie. La città è oggi divisa in due parti molto diverse tra loro: il centro storico è caratterizzato da calli e campielli, che denotano la chiara influenza veneziana; la Grado moderna, integrata alla più recente Grado Pineta, presenta caratteristiche comuni a molte località turistiche adriatiche sviluppatesi nel dopoguerra.

Da Spilimbergo a Grado
200 km circa

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