Uno spettacolo di ponte

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Festival e architettura nell'umbra Spoleto

Tra le città ricche di storia e di arte dell’Umbria Spoleto occupa senz’altro uno dei primi posti, protagonista, ogni estate, del Festival dei Due Mondi. Fu Gian Carlo Menotti (1911-2007) a ideare questa manifestazione nel 1958, prima del genere nel nostro Paese. I due mondi del nome sono l’Italia e l’America, che Menotti voleva unire in una rassegna che accogliesse tutti i tipi di arte: musica, danza, lirica, mostre d’arte, scienza e cinema. E ancora oggi il festival offre ogni tipo di suggestione, ospitando spettacoli e incontri negli spazi più diversi della città. Quest’anno il festival è giunto all’edizione numero 56, e si terrà dal 28 giugno al 14 luglio.

Tra uno spettacolo e l’altro non è possibile non passeggiare e ammirare le strade, le mura, la rocca. Conviene però prolungare appena la passeggiata e spingersi fuori, verso il Ponte delle Torri. In effetti si deve uscire dalle mura e percorrere una strada che fu costruita solo nel 1817: le torri del nome sono quelle della rocca dell’Albornoz, che lo domina dall’alto, e del Monteluco, fortilizio sulla parte opposta della stretta vallata, sul colle Sant’Elia. Le dimensioni sono ragguardevoli: il ponte è lungo 230 metri, alto quasi 80, dieci arcate e pilastri che hanno una base di 10 per 12 metri. È possibile percorrerlo a piedi lungo una stradina pedonale, protetta da un lato da un basso muretto e dall’altro dal vecchio muraglione dell’acquedotto, che alimentava i lavatoi pubblici e alcuni serbatoi; la rete di distribuzione ha servito la città fino alla fine dell’Ottocento. Al centro del ponte si staglia una finestrella a mezzaluna; da lì pare che si gettassero gli innamorati delusi o respinti. C’è anche un piccolo sedile da cui si può ammirare il panorama della valle.

Con ogni probabilità un acquedotto era già stato costruito qui dai Romani. Poi fu ricostruito all’inizio del VII secolo, forse dal duca longobardo Teudilapio; le prime informazioni documentate sono però nel Dittamondo, di Fazio degli Uberti, testo scritto tra il 1346 e il 1367, nel quale erano elencate le costruzioni architettoniche maggiormente degne di nota. Si pensa che il ponte sia stato edificato tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento, visto che a metà del XIV secolo il cardinale Albornoz decise la costruzione della Rocca, sulla quale si trovano i suoi stemmi, che invece non appaiono sull’acquedotto. È probabile poi che Matteo di Giovannello detto il Gattapone, architetto della Rocca, abbia fatto interventi sul ponte.

La collina che domina l’acquedotto fu sede del primo insediamento spoletino, nel IV secolo prima di Cristo. Il cardinale Albornoz vi fece costruire la Rocca nel 1362 come segno del controllo del papa sulla zona: ha forma rettangolare, con sei torrioni ed è ripartita in due parti da un corpo di fabbrica trasversale, che vanno a formare due cortili interni, uno con funzione militare e uno a scopo residenziale. Successivamente la rocca ospitò molti papi, come Nicolò V, Pio II, Sisto IV, Giulio II, e anche Lucrezia Borgia, e a loro si devono le decorazioni di molte sale. Dopo Napoleone, con la Restaurazione, fu adibita a carcere, funzione che ha conservato fino al 1983. Dopo un massiccio intervento di restauro la Rocca è stata aperta al pubblico: nella torre maestra è possibile ammirare la Camera picta, con affreschi di scene cortesi e cavalleresche del XIV-XV secolo. Molti ambienti invece ospitano il Museo Nazionale del Ducato di Spoleto, con tele, tavole e sculture del territorio tra il IV e il XVI secolo.

Di là dal ponte, il fortilizio dei Mulini con le torri di avvistamento; proseguendo il sentiero, fra i boschi, si raggiunge il convento dei francescani, dove qualche secolo prima, già nel V, erano le grotte e le celle degli eremiti che venivano qui a pregare. Luoghi selvaggi e solitari, apprezzati e ammirati da storici come Tacito e Orazio, da artisti come Michelangelo, da scrittori come Goethe, che rimase impressionato dalla grandiosità di queste opere antiche. Ancora oggi, però, la magia del luogo rimane: il silenzio, il passaggio sull’acquedotto verso il Monteluco, il panorama dall’alto coinvolgono lo spettatore in uno spettacolo senza tempo.

www.festivaldispoleto.com

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