Bevande infernali nel giardino del Paradiso

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In Valle d'Aosta lungo la strada dei vini del Gran Paradiso

Sole rovente, caldo torrido, pareti rocciose infuocate: sembrerebbe più la descrizione di un paesaggio desertico; si tratta, invece, di un’area del parco del Gran Paradiso, in valle d’Aosta, proprio sul fondovalle della Dora Baltea.

La zona è conosciuta con il nome di Inferno per il suo clima e ambiente naturale. Cosa rende unica questa regione tanto da meritarsi tale soprannome? Tutta l’area è protetta dal freddo ed esposta al sole in direzione sud, contribuisce al clima torrido anche il calore che s’irraggia dal terreno pietroso e dalle rocce.

Questa zona è percorsa dalla strada dei Vini del Gran Paradiso che attraversa i comuni di Arvier, Introd, Villeneuve, Aymavilles, Saint Pierre, Sarre, domina la valle e prosegue per stradine costellate di castelli e vigneti. L’itinerario è lungo circa 20 chilometri, si snoda in un anfiteatro naturale di straordinaria bellezza con le vigne di Petit Rouge che crescono aggrappandosi alle roventi pareti rocciose.

Arvier è la zona di produzione di uno dei vini più famosi della regione, l’Enfer d’Arvier, dalnome così suggestivo ed evocativo, è stato tra i primi vini valdostani a ottenere il riconoscimento DOC. I rilievi sono ricoperti da minuscoli terrazzamenti, una dozzina di filari per ognuno, che salgono in ripide scalinate dalla sponda della Dora Baltea fino alla base delle pareti verticali.

Il Petit Rouge è il vitigno a bacca rossa per eccellenza, che trova il suo habitat naturale proprio nella zona intorno ad Arvier. Si tratta di una pianta forte, resistente al freddo e alle malattie. Dal Petit Rouge si ricava l’Enfer d’Arvier, rosso color granata che unisce un sapore vellutato e gradevolmente amarognolo a un profumo delicato, elegante, accompagnato da aromi di rosa canina e frutta.

È un vino che accompagna bene i piatti locali. La cucina valdostana, per la sua posizione isolata, è molto legata al territorio montuoso. È proprio dalle zone boscose che provengono i prodotti tipici, frutta e ortaggi dai quali si ricavano ottime confetture e conserve, dagli alpeggi il latte per produrre squisiti formaggi, quali il Fromadzo e la Fontina, e le carni per i salumi tradizionali, per esempio il famoso lardo di Arnad.

 

Con un uvaggio simile all’Enfer si ottiene il Torrette, un vino rosso vivace dai riflessi violacei accompagnato da un profumo di rosa.

L’atmosfera fiabesca dell’Inferno di Arvier è resa ancora più suggestiva dal paesaggio, con i suoi piccoli borghi, i parchi naturali e i bellissimi castelli, vero vanto della regione assolutamente da non perdere. Andar per castelli lungo la Dora Baltea è quindi l’itinerario perfetto per conoscere questa terra.

Si comincia ad Arvier dal maniero La Mothe, con la sua massiccia torre a pianta quadrangolare punteggiata da numerose feritoie e racchiusa da un giro di mura. Nei pressi della frazione Grand Haury si possono vedere i resti di antichi mulini e segherie ad acqua, e quello che rimane del castello di Montmayeur, con la torre cilindrica.

Si prosegue con il castello di Introd che svetta su uno sperone di roccia. Il maniero ha come fulcro il mastio centrale quadrato, al cui interno si conservano mobili antichi risalenti al XV e XVII secolo.

Altro castello fiabesco è quello di Saint-Pierre. I suoi interni ospitano il Museo regionale di Scienze Naturali, che espone i principali esemplari di flora e fauna provenienti dai diversi ambienti valdostani. Nei dintorni si trova il castello Sarriod de la Tour, con il torrione duecentesco quadrato che emerge dalle mura. La stanza più bella dell’interno è il salone d’Onore, con l’originario soffitto a travature lignee decorate con oltre 180 figure scolpite.

L’altra tappa dell’itinerario è Villeneuve, con la sua chiesa di Santa Maria, dal campanile appuntito in stile romanico, e il châtel-Argent, maniero che deve il suo nome al diritto di battere moneta. Del complesso fortificato, risalente al XI secolo, restano solo pochi ruderi.

Davvero spettacolare è il castello di Aymavilles, isolato e circondato dal verde dei boschi. Dall’aspetto unico, la fortezza è un edificio duecentesco rimaneggiato in chiave barocca. Chiude l’itinerario il castello di Sarre, che spicca per l’alta torre centrale, circondato da vigneti e meleti.

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