Santa Lucia, siracusana è!

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La festa più solenne è nella città siciliana

Mentre il sole già comincia a calare e allunga le ombre dei palazzi e delle case, musica, canti e scampanellii animano le strade di Siracusa. ‘Viva santa Lucia!’ è il grido costante. È il 13 dicembre, la festa di santa Lucia, amatissima e venerata in questa città, che vede in quel giorno una celebrazione solenne e sontuosa, a cui partecipano tutti con grande emozione. Il perché è semplice: santa Lucia nacque proprio qui. Il suo corpo, però, riposa a Venezia. La prima testimonianza del suo culto si ritrova in un’iscrizione del IV secolo all’interno delle catacombe di Siracusa. La sua storia, come quella di tanti santi martiri, è effettivamente molto avventurosa.

Lucia visse nel III secolo e fu probabilmente vittima delle persecuzioni contro i cristiani sotto Diocleziano, nel 304, e sepolta, secondo la tradizione, proprio nelle catacombe. Nel 1039 il generale bizantino Giorgio Maniace giunse qui per liberare l’isola dal dominio arabo, e come omaggio all’imperatrice Teodora decise di portare a Costantinopoli le reliquie della santa. Con le Crociate, in seguito alla caduta della città nel 1204, le spoglie furono portate a Venezia, dove ancora sono custodite nella chiesa dei Santi Geremia e Lucia. Ancora oggi i siracusani hanno nel cuore il desiderio di riavere nella loro terra il corpo della santa. Le leggende sulla grande diffusione della venerazione della santa sono molte: per esempio, a proposito del culto di Lucia a Verona si dice che intorno al X secolo le sue spoglie, in viaggio verso la Germania, toccarono la città. Da questo poi deriva la diffusione del culto anche nei paesi nordeuropei; inoltre il dominio di Venezia era esteso in gran parte dell’Italia settentrionale, spingendosi fino a Bergamo.

Lucia è tradizionalmente la protettrice degli occhi e della vista: la sua iconografia la raffigura sempre con gli occhi su un piattino. Si potrebbe pensare che durante il suo martirio le siano stati cavati gli occhi. E invece pare che non sia così, perché fu decapitata. Da cosa deriva allora questa circostanza? Per il cardinale Federigo Borromeo (1564- 1631) il nome ‘Lucia’ era molto somigliante a quello di Lucina, divinità romana che gli antichi ritenevano guarisse e preservasse dalle malattie degli occhi.

Il pomeriggio del 13, dunque, la santa viene portata in processione dal Duomo in Ortigia fino alla chiesa di Santa Lucia al Sepolcro, costruita dove Lucia subì il martirio. Alla sfilata partecipano migliaia di persone con i ceri votivi, la deputazione della cappella di Santa Lucia, il gonfalone della città, la carrozza del Senato, l’urna con la reliquia, che essendo relativamente leggera viene portata da donne, e infine la statua argentea della santa: fu creata nel XVI secolo dal palermitano Pietro Rizzo e poggia su uno zoccolo cubico riccamente cesellato e su una cassa rettangolare. Il simulacro è alto oltre 3 metri e mezzo ed è portato a spalla da una sessantina di uomini, che indossano sulla testa il copricapo verde usato un tempo dagli appartenenti alla corporazione dei falegnami. Il percorso è lungo circa 3 chilometri ed è interrotto dalle scampanellate del capo-maestro che dà il ritmo alla processione e segnala le soste. La cerimonia è solenne e molto sentita: il suono delle campane, la banda, le invocazioni dei fedeli, i cui ‘Viva santa Lucia!’ si alternano al grido ‘Sarausana jè!’(siracusana è!) la accompagnano fino all’entrata in chiesa, intorno alle 21 circa. Il simulacro resterà lì fino al 20 dicembre.

Una festa così sentita è accompagnata da cibi speciali, come la cuccìa. Si tratta di un piatto dolce a base di grano cotto, zucchero o altri legumi. La ricetta è legata all’altra festa dedicata a Lucia che si tiene in maggio: questa ricorda la grave carestia che colpì la città nel lontano 1646. Mentre i fedeli erano raccolti in preghiera in cattedrale, apparve una colomba (o una quaglia, a seconda della leggenda) annunciando con il suo volo che in porto sarebbe arrivata una nave carica di grano e legumi. In ricordo di questo prodigio, il 13 dicembre si mangiano solo legumi, verdure o altri cibi come castagne o ricotta, e anche le panelle, fatte con la farina di ceci. 

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