Castagna, oro del bosco

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Tutti alla Sagra del Neccio in Valleriana, nel Pistoiese

Una gita nella Svizzera Pesciatina: non c’è bisogno di andare tanto lontano, è sufficiente andare in Toscana, per la precisione in provincia di Pistoia. Con questa espressione infatti si indica un’incantevole zona collinare ai piedi dell’Appennino, contigua alla Garfagnana, percorsa dal torrente Pescia e detta Valleriana: il riferimento al paese d’oltralpe fu dato proprio da uno svizzero, il ginevrino Sismondi, che giunse qui esule alla fine del Settecento. Il 9 marzo, nella frazione di San Quirico, si festeggia la Sagra del Neccio, giunta alla quarantaseiesima edizione, che celebra la castagna, un tempo alimento base delle popolazioni della montagna pistoiese.

Il neccio è una specie di frittella fatta con farina di castagne e acqua, che viene cotta sui testi, pietre roventi, oppure su speciali piastre di ferro, riscaldate con il fuoco: l’accompagnamento classico è la ricotta freschissima, oppure formaggi o addirittura la Nutella. Oltre a questo, alla festa è possibile assaggiare altre preparazioni classiche a base di castagne, come il castagnaccio o le frittelle, ma anche la fettunta o la Trombetta, dolce tipico pistoiese. Gli assaggi e le degustazioni sono accompagnate dalla musica e da una sfilata storica del gruppo delle 10 Castella, a rappresentanza dei borghi della valle.

Per avere un’idea di quanto fosse importante questo frutto del bosco si pensi che è stata coniata l’espressione ‘civiltà del castagno’ per questa zona appenninica. La coltivazione dei castagneti è una tradizione antica: nel Trecento, a causa delle carestie e della peste che colpì la Toscana, la popolazione si spostò dalla pianura verso la collina, trovando come fonte di sostentamento principale i frutti del castagno. Questo tipo di coltura ha avuto un’importanza basilare per l’economia della zona fino alla metà del Novecento.

La farina di castagne della montagna pistoiese è diventata prodotto IGP: la zona di produzione copre oltre 50.000 ettari e comprende anche il comune di Pescia e dunque l’intera Valleriana. Si presenta molto fine, con un colore che va dal bianco all’avorio, un sapore dolce con un retrogusto amarognolo e naturalmente un fragrante profumo di castagne. I castagneti dedicati alla coltivazione venivano (e sono ancora) mantenuti puliti nel sottobosco, in modo da facilitare l’individuazione dei frutti e dei ricci. Nel mese di ottobre, usando rastrelli e bastoni, si esegue la raccolta manuale delle castagne.

Il luogo in cui avviene l’essiccazione è il metato, una casetta di pietra che ospita in basso un focolare e in alto un graticcio di legno dove vengono messi i frutti. Il fuoco acceso viene alimentato in modo costante per oltre 20 giorni, in modo che i frutti si secchino gradatamente. Una volta completato il processo, le castagne sono battute per eliminare la buccia, quindi portate al mulino e macinate a pietra. La conservazione della farina in azienda avviene con una pressatura manuale in contenitori di legno, e questo favorisce una conservazione perfetta delle caratteristiche organolettiche del prodotto.

Le 10 Castella che partecipano alla sagra sono i paesi della Valleriana, di cui San Quirico fa parte, tutti di impronta medievale. Provenendo da Pescia il primo che si incontra è Pietrabuona dove, nell’antica cartiera Le Carte, ha sede il Museo della Carta, che testimonia la secolare tradizione locale di questa attività. San Quirico è appollaiato sul versante orientale del monte Battifolle: il suo centro antico si snoda fra stretti vicoli e case di pietra, dove è ancora vivo il ricordo dell’eccidio avvenuto nell’agosto 1944 per mano nazifascista. Una documentazione della vita quotidiana di un tempo è conservata nel Museo della Civiltà Contadina.

La pieve dei Santi Tommaso e Ansano, conosciuta fin dal IX secolo, è forse il monumento più famoso del luogo: oggi si presenta molto rimaneggiata, con forme vicine agli edifici religiosi lombardi del XII secolo. A Castelvecchio l’oratorio del Santissimo Rosario, decorato con affreschi cinquecenteschi. Pontito, invece, borgo fortificato, si distingue per il castello, ubicato a 750 metri di quota. Più avanti sono Sorana, patria del fagiolo omonimo, prodotto IGP e Slow Food, e Vellano, che ospita il Museo Storico Etnografico del Minatore e del Cavatore. Qui si trova l’unica cava di pietra serena ancora attiva della provincia. 

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