Un parco d'altri tempi

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A Villa Lante a Bagnaia i fasti del Cinquecento tra siepi e fontane

L’impressione è quella di trovarsi dentro un dipinto. Chi, alla ricerca di un luogo da visitare durante una bella giornata, si imbatte nelle foto di Villa Lante, non si stupisca se a un primo impatto crederà che le immagini dei giardini sembrino dei quadri. L’estrema particolarità del complesso, la cura dei dettagli e il continuo ripetersi di forme geometriche, creano un senso di stupore che, fortunatamente, non viene meno quando si arriva sul luogo.

Eletti come il ‘il parco più bello d’Italia’ nel 2011, i giardini della Villa a Bagnaia (a pochi chilometri da Viterbo) sono una maestosa opera d’arte immaginata per sorprendere e lasciare a bocca aperta i visitatori. Come ogni opera d’arte segue le sue regole, il proprio stile e rispecchia l’epoca in cui è stata realizzata. Definita spesso manierista, termine che ha subito una trasformazione della propria accezione in senso negativo, è un grande esempio di eleganza e maestosità cinquecentesca. La perfezione formale e l’idea di bellezza che fecero da guida alla realizzazione di questi spazi non meritano, e non hanno nulla a che fare, con il concetto di banalità e ripetizione quasi esasperata, che sono stati poi associati al termine.

La storia della realizzazione del complesso vede naturalmente molte tappe e diversi proprietari. Se il primo edificio fu realizzato dal Cardinale Riario nel 1498, fu il Cardinale Francesco Gambara, nel 1568, a dare il via ai lavori per la costruzione di gran parte di ciò che possiamo ammirare oggi.  La prima cosa che si può notare appena arrivati sul luogo è che a Villa Lante manca una vera e propria villa. Se l’arte ha le sue regole, allo stesso tempo non è tenuta a seguire quelle che a tutti noi possono sembrare ovvie, e infatti il complesso non è formato dal classico edificio che domina la scena. In sostituzione vi sono due costruzioni minori, simmetriche tra di loro e caratterizzate da un ingresso arricchito di una loggia con tre grandi arcate e sovrastato da un torrino che svetta fuori dal tetto. All’interno saloni, stanze e affreschi arricchiscono e impreziosiscono l’ambiente in piena continuità di stile con i giardini esterni. Ridolfo del Ghirlandaio, Raffaellino da Reggio e Antonio Tempesta sono solo alcuni dei nomi di illustri artisti che hanno decorato, con arazzi, pitture geometriche,  religiose e paesaggistiche, soffitti e pareti dei due edifici.

È il parco però il vero fulcro di Villa Lante. Un esempio da manuale del concetto di giardino all’italiana. Siepi e fontane, disposte secondo geometrie precise, si uniscono dando vita a un’ambientazione unica nel suo genere. Un ruscello, a tratti visibile e a tratti sotterraneo, attraversa in modo longitudinale tutto il complesso. Di fronte al portale di ingresso si apre la Fontana dei Mori: è composta da quattro bacini d’acqua divisi da eleganti balaustre che convergono verso la scultura centrale rappresentante quattro figure umane di mori che sorreggono, e innalzano, lo stemma di Papa Sisto V. L’acqua è la protagonista e l’elemento su cui tutto si basa. Le numerose fontane, dalle forme più particolari, creano giochi e attrazioni delle più disparate. Camminando nei viali del giardino la si vede apparire, scomparire, saltare, lanciarsi e innalzarsi grazie a complesse strutture e architetture che rimandano a precisi significati storici e simbolici.

Il percorso dell’acqua nasce dalle rocce e la caverna della Fontana del Diluvio, per poi scivolare nella Fontana dei Delfini, simbolo di Nettuno, quindi, attraversata la lunga ‘catena’ (una struttura a chele di granchio simbolo del Cardinale Gambara), termina sfociando nella Fontana dei Giganti. Quest’ultima è una grossa opera scultorea caratterizzata dalla presenza di due grandi figure di pietra raffiguranti la personificazione del Tevere e dell’Arno (simbolo a loro volta delle città di Roma e Firenze). Oltre i due edifici si susseguono altre fontane dalle forme fantastiche, come la Fontana dei Lumini, con 70 punti che da cui sgorga l’acqua, le Grotte di Venere e Nettuno o la Mensa del Cardinale. Al di fuori del recinto del giardino sono state costruiti altri giochi d’acqua, come quella del Pegaso dominata dal cavallo alato.

www.provincia.vt.it/turismo/SchedeDett.asp?Id=7

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