L'Eden della Valle dei Templi

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Il rigoglioso Giardino della Kolymbethra tra le rovine di Agrigento

Nella parte sudoccidentale dell’assolata Sicilia sorge uno dei maggiori complessi archeologici del Mediterraneo: il Parco della Valle dei Templi di Agrigento. Questo sito comprende i resti dell’antica città magno-greca di Akragas e il territorio a essa circostante, che nel 1997 entrò a far parte della Lista dei patrimoni dell’umanità stilata dall’UNESCO grazie soprattutto alle rovine dei suoi dieci magnifici templi dorici.

Ma oltre al grande patrimonio monumentale, quest’area si distingue anche per la sua ricchezza paesaggistica e naturalistica, evidente soprattutto nel Giardino della Kolymbethra, posto tra il Tempio dei Dioscuri e quello di Vulcano.

Le prime notizie riguardanti la Kolymbethra ci giungono da un passo di Diodoro Siculo, storico del I secolo a.C., che nella sua Biblioteca storica narra che il tiranno Terone (V secolo a.C.) affidò all’architetto Feace la progettazione di un sistema di canalizzazione sotterranea delle acque che dalle colline circostanti scendevano a valle, per rifornire la piscina (in greco, appunto, ‘kolymbethra’) adibita all’allevamento di pesci d’acqua dolce e circondata da splendidi giardini. Già all'epoca di Diodoro, tuttavia, il luogo giaceva in stato di grave abbandono e, nel Medioevo, fu trasformato in un canneto per la coltivazione della canna da zucchero alla quale si aggiunse, nel tempo, quella degli agrumi.

Nel 1999, infine, il giardino è stato affidato in concessione gratuita dalla Regione Sicilia al FAI per un periodo di 25 anni ed è stato sottoposto ad un’imponente opera di restauro volta a recuperare la magnificenza del paesaggio agrario e naturale, rimasta offuscata dal degrado che l’aveva interessato negli ultimi decenni del Novecento. Nel 2001, quindi, il Giardino della Kolymbethra divenne visitabile e, nel 2007 e 2009, entrò nella top ten dei giardini selezionati dal concorso ‘Il Parco più Bello d’Italia’.

Il Giardino della Kolymbethra è sempre stato un luogo magnetico per i visitatori di quest’angolo della Trinacria, al punto che compare nelle testimonianze di numerosi intellettuali e scrittori che si recarono in questi luoghi, tra cui gli agrigentini Luigi Pirandello, il quale ce ne dà una descrizione nell’opera I vecchi e i giovani, e Andrea Camilleri, che nel romanzo La pazienza del ragno lo descrive come un ‘enorme giardino dell’Eden’.

Nei suoi 5 ettari di estensione, il giardino rappresenta al meglio la stratificazione di popoli e culture che ha interessato la Sicilia nel corso della sua lunga storia. In particolare, l’influenza greca e quella araba sono molto evidenti nei diversi sistemi di irrigazione che ancora oggi sono visibili nel giardino: da una parte, infatti, ben diciotto sbocchi degli acquedotti ipogei progettati da Feace nel V secolo a.C. sono stati rinvenuti all’interno della Kolymbethra e sono ora visitabili, dall’altra si può ancora osservare il capillare sistema irriguo della ‘saja’, introdotto in Sicilia dagli arabi a partire dal IX secolo e costituito da stretti canali in muratura a cielo aperto che serpeggiano lungo la superficie del fondovalle portando l’acqua ai piedi dei singoli alberi.

Nel giardino si riconosce, inoltre, un’enorme varietà dal punto di vista arboreo e paesaggistico. Nelle zone più scoscese e sulle pareti che delimitano la Kolymbethra si trovano, infatti, piante spontanee e rappresentative della vegetazione a macchia mediterranea, come il mirto e la ginestra; il torrente che attraversa il giardino, invece, è bordato da canne, e lungo le sue sponde crescono specie rare di salici ed esemplari di pioppi bianchi. Nelle parti pianeggianti del fondovalle, infine, si estende l’agrumeto e nascono gelsi, carrubi, fichi d'india, mandorli, olivi monumentali e molti altri tipi di piante, tra cui spicca indubbiamente un olivo secolare, il cui fusto ha una circonferenza massima di circa 8 metri e per il quale si è stimata un’età approssimativa di 700-800 anni.

Tutte queste bellezze, perciò, rendono il Giardino della Kolymbethra un luogo unico, nel quale rilassarsi con una passeggiata all’ombra della rigogliosa vegetazione dopo una lunga visita alle rovine della Valle dei Templi, che a più di 2500 anni dalla sua creazione affascina ancora per la sua ricchezza, i suoi profumi e i suoi colori.

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