Sotto le Pale, nel regno di Laurino

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Lo scenario unico del comprensorio sciistico di San Martino di Castrozza

Dolomiti magiche, il cui colore diventa rosa al tramonto grazie al fenomeno dell’enrosadira. Anche le Pale di San Martino, come le altre vette dolomitiche, sono antiche barriere coralline modellate dalla neve, dal vento e dalla pioggia nel corso dei millenni. In questo paradiso nasce il comprensorio sciistico San Martino di Castrozza, Passo Rolle, Primiero e Vanoi, attrezzato con 60 chilometri di piste servite da 28 impianti di risalita, integrate nel più grande circuito Dolomiti Superski.

La stagione sportiva invernale è lunga e intensa: da novembre fino a Pasqua, con un’offerta estremamente varia. Oltre allo sci alpino, infatti (gli appassionati possono cimentarsi nell’ardito Carosello delle Malghe, lungo 45 chilometri!), sono a disposizione 30 chilometri di piste per praticare lo sci di fondo e tre snowpark, di cui uno aperto quest’anno, il Colverde, illuminato di sera. Le escursioni con le ciaspole conducono al suggestivo altopiano delle Pale, mentre è possibile godersi più comodamente il paesaggio approfittando delle gite in slitta trainata dai cavalli.

Lungo il confine con la provincia di Belluno, le Pale di San Martino sono la punta estrema delle Dolomiti occidentali e hanno i loro limiti geografici nei passi di Valles (2033 m), di Rolle (1970 m) e di Cereda (1369 m). La cima maggiore è la Vezzana (3192 m), ma gli sguardi più ammirati sono tutti per il Cimon della Pala, una guglia di 3185 m violata per la prima volta nel 1870 da alpinisti inglesi. Il panorama delle Pale accompagna per lunghi chilometri la strada del passo di Rolle, che da Predazzo porta a San Martino di Castrozza e a Fiera di Primiero: in ogni stagione lo scenario è veramente unico, esaltato dal verde delle foreste, che salgono fino a 1800 m per lasciare il posto ai pini mughi e ai pascoli, sui quali si alzano i bastioni di roccia.

La valle è percorsa dalla strada statale 50, una delle strade panoramiche più belle del Trentino, che nasce a Predazzo, entrando subito nella val Travignolo. Raggiunge Bellamonte e il Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino, quindi si snoda verso il passo di Rolle, ormai di fronte alle Pale, e raggiunge San Martino che si trova a oltre 1400 m di altitudine. Da qui s’infila nell’ampia valle del Cismon, in fondo alla quale si apre la conca del Primiero. Fulcro dell’area è il paese di San Martino, in una verde conca dominata dalle Pale. Fu frequentato fin dall’Ottocento da ospiti illustri e dai pionieri dell’alpinismo moderno. L’abitato è sorto intorno a un antico ospizio, risalente al Mille, sulla strada che collega il primiero con la val di Fiemme; retto dai padri benedettini camaldolesi, divenne poi priorato. A quest’ultimo apparteneva il primo albergo qui costruito, l’Alpino, da cui partivano gli scalatori per conquistare le Pale.

La foresta demaniale di Paneveggio, di fronte a San Martino, è una delle più belle peccete subalpine. Vi si trovano abeti rossi vecchi 200 o 300 anni, alti fino a 40 m, esemplari di forma colonnare il cui legno è utilizzato per la costruzione di strumenti musicali. Già i liutai dei secoli passati, dagli Amati ai Guarneri del Gesù, agli Stradivari, dalla pianura lombarda salivano fin qui a scegliere il legno per i loro violini. Ancora oggi i liutai arrivano in questa foresta per ‘auscultare’ i fusti centenari di abete rosso, appoggiando l’orecchio e battendo il tronco con un colpo deciso del palmo della mano per individuare quelli meglio risonanti. Questa foresta, un tempo proprietà dei conti del Tirolo, dopo la prima guerra mondiale passò al demanio italiano, quindi alla regione autonoma del Trentino-Alto Adige: oggi fa parte del Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino, che protegge oltre 18.000 ettari di territorio.

Lo straordinario colore delle rocce dolomitiche era spiegato dagli uomini che abitavano questi luoghi con una leggenda. Queste montagne erano un tempo un giardino di rose, regno di re Laurino. Il re si innamorò di Similda, figlia di un sovrano vicino: la chiese in sposa ma lei rifiutò, e così Laurino fece un incantesimo, la rapì e la condusse nel proprio regno. Scoppiò così una guerra feroce, Laurino fu fatto prigioniero ma riuscì a fuggire sulla sua montagna. Convinto che le rose potessero rivelare il suo rifugio, le trasformò in un deserto di pietra, affinché non le si potesse vedere né di giorno né di notte. Si dimenticò però del crepuscolo, ed è proprio in quel momento che ricompaiono le rose, tingendo la roccia del loro colore.

www.sanmartino.com

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