La dimora dell'ultimo Caravaggio

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Gli ambienti e i tesori di Palazzo Zevallos Stigliano di via Toledo a Napoli

Una zona di sogno, un canale di felicità. È così che lo scrittore e pittore toscano Ardengo Soffici descrive nella sua opera La giostra dei sensi la napoletana via Toledo. Questa lunga arteria della città partenopea, che collega Piazza Trento e Trieste a Piazza Dante, prende il nome dal viceré di Napoli Pedro Álvarez de Toledo, che ne ordinò la realizzazione nel 1536, e ha incantato nel corso dei secoli personalità del calibro di Goethe, Stendhal e Melville.

Tra gli edifici di rilievo, sia civili che religiosi, che si affacciano su questa importante strada, si trova Palazzo Zevallos Stigliano, sfarzoso appartamento storico reso inconfondibile dal suo portone monumentale contornato da due imponenti pilastri laterali e sormontato da ghirlande barocche e dallo stemma della celebre famiglia Colonna.

Il sontuoso palazzo fu costruito su disegno dell’architetto e scultore Cosimo Fanzago tra il 1637 e il 1639 per volere del ricco fiammingo Giovanni Zevallos, che desiderava adottarlo come residenza privata della sua famiglia. Successivamente, Palazzo Zevallos fu oggetto di numerosi passaggi di proprietà, passando dagli Zevallos ai Vandeneymen, dai Colonna di Stigliano ai Forquet e ai Piccolellis, approdando, infine, alla Banca Commerciale Italiana, che lo trasformò in un istituto di credito. In seguito a questi cambiamenti, l’edificio subì svariati restauri e modifiche sostanziali, a seconda delle mode e delle esigenze dei vari proprietari, assumendo via via il volto che presenta oggi.

Nel 2001, in occasione di un processo di fusione, Banca Intesa, ora Intesa Sanpaolo, ha ereditato il palazzo e ne ha adibito una parte a funzioni museali, rendendolo fruibile, in tutto il suo splendore e con le sue eccezionali opere d’arte, al vasto pubblico.Essofa parte, infatti, insieme alla milanese Piazza Scala e a Palazzo Leone Montanari di Vicenza, del circuito Gallerie d’Italia, comprendente i poli museali e culturali di Intesa Sanpaolo.

Una volta oltrepassato il regale portale di ingresso, si accede all’arioso salone centrale (ricavato in quello che era un tempo il cortile costruito dal Fanzago) coperto da un lucernario in vetro colorato e decorato. Sulla destra si apre lo scalone d’onore che conduce al piano superiore; questo si articola in quattro sale ed è prevalentemente dedicato alla galleria dei dipinti, tra cui spicca per importanza e qualità pittorica il Martirio di sant’Orsola(1610), l’ultima opera del grande Caravaggio.

Il primo ambiente del piano nobile che si presenta al visitatore è la Sala degli amorini, così chiamata per la presenza di putti nelle decorazioni della volta. Questa stanza ospita, oltre a una rara incisione di Alessandro Baratta del 1629 raffigurante una veduta della città di Napoli, i pannelli illustrativi dedicati al dipinto di Caravaggio conservato nella sala adiacente.

Il Martirio di sant’Orsola campeggia, infatti, su una delle pareti della Sala degli stucchi, che prende il nome dalle decorazioni in stucco bianco poste sulle pareti azzurre. Il dipinto raffigura gli estremi attimi di vita della martire cristiana Orsola, che rifiutò di concedersi ad Attila e venne, perciò, da lui uccisa. A rendere evidente la paternità caravaggesca vi è il sapiente gioco di luci e ombre, consueto nelle opere dell’artista lombardo, e il suo estremo autoritratto, riconoscibile nelle fattezze del viso del personaggio posto immediatamente alle spalle della Santa.

Nella successiva Sala degli uccelli, caratterizzata dalle decorazioni ornitologiche della volta, si trova la sezione vedutistica dedicata ai dipinti sette-ottocenteschi dedicati alla città di Napoli e al territorio circostante degli artisti olandesi Gaspar van Wittel e Anton Smink Pitloo, che si propongono ai visitatori anche come documento storico riguardante il capoluogo campano e i suoi cambiamenti nel corso dei secoli.

L’ultimo ambiente è la cosiddetta Sala pompeiana, che si affaccia su via Toledo. Essa ha subito diversi restauri che l’hanno riportata allo splendore ottocentesco: ora presenta una decorazione a tempera sulle volte e ampie fasce color rosso pompeiano che corrono lungo la parte inferiore delle pareti e nelle quali si possono riconoscere, in elaborati riquadri dorati, raffigurazioni mitologiche.

Palazzo Zevallos ospita, nel corso dell’anno, diverse mostre, eventi e convegni e propone, inoltre, un’ampia scelta di itinerari e laboratori didattici per i più piccoli.

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